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Al via OrvietoScienza

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Parte oggi OrvietoScienza, appuntamento annuale dedicato alla divulgazione della scienza nel mondo della scuola: due giornate in cui approfondire i rapporti tra scienza, cultura, società e formazione delle nuove generazioni. L’edizione 2014, in programma al Palazzo del popolo di Orvieto il 28 febbraio e il 1 marzo 2014, è articolata in una parte seminariale e una espositiva.

Obiettivo della due giorni è quello di promuovere un vivace dibattito nel territorio di pertinenza, attraverso un appuntamento annuale per potenziare l'informazione e la diffusione di temi scientifici, non solo a scuola, ma anche al di fuori di essa.
Verranno presentati anche due documentati: "Maksimovič. La storia di Bruno Pontecorvo", realizzato da Giuseppe Mussardo e un ricordo di Romeo Bassoli
È dedicato al tema 'Scienza e diritto’ il seminario moderato dalla giornalista scientifica Valentina Murelli, in programma nell’arco delle due giornate e che vedrà alternarsi interventi di Carlo Bernardini (Università 'Sapienza’  di Roma), Chiara Ceci (Royal Society of Chemistry), Pietro Greco (giornalista scientifico e scrittore), Giuseppe O. Longo (Università di Trieste), Telmo Pievani (Università di Padova), Luigi Pellizzoni (Università di Trieste), Carlo Alberto Redi (Università di Pavia) e Amedeo Santosuosso (presidente dell'European Centre for Law, Science and New Technologies dell'Università di Pavia).

"OrvietoScienza"  propone anche i risultati di tre concorsi Loghiamo OrvietoScienza, La scienza si mette in corto e Uno scatto di scienza i cui vincitori saranno premiati nella giornata del 28 Febbraio 
Infine, ci sono due mostre itineranti: RiScattiamo la Scienza, che raccoglie immagini scattate dalla comunità scientifica per i 90 anni del CNR, e OvunqueScienza, dieci scatti raccolti dall'Accademia Mondiale delle Scienze.

Programma di OrvietoScienza

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Divulgazione della scienza

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Capire se sappiamo prevedere i terremoti è difficile

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Prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile. Tuttavia, si possono formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio. Da una decina di anni alcuni paesi del mondo hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Tra questi paesi c’è l’Italia, che ha cominciato a lavorarci sul serio dopo il terremoto avvenuto a L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? La domanda è tutt’altro che semplice. Provano a rispondere due sismologi e due statistici in uno studio pubblicato su Seismological Research Letters.

Immagine rielaborata da https://doi.org/10.1029/2023RG000823. (CC BY 4.0)

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad aver sviluppato un sistema per la previsione probabilistica dei terremoti. Si chiama Operational Earthquake Forecasting-Italy (OEF-Italy) e viene gestito dal Centro di Pericolosità Sismica dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (INGV).