fbpx AIFA: tanto danno per nulla | Page 7 | Scienza in rete

AIFA: tanto danno per nulla

Read time: 1 min

Nello Martini è innocente perché «il fatto non costituisce reato». Sono quindi prive di fondamento le imputazioni di disastro colposo che nel maggio del 2008 costarono il posto all’ex direttore dell’Agenzia italiana per il farmaco, l’AIFA. L’accusa si riferiva al ritardato aggiornamento dei foglietti illustrativi di una ventina di specialità medicinali (su oltre 13.000), peraltro in commercio in tutti i paesi europei da 20 anni. La notizia fece allora molto scalpore: da un lato parte della stampa che ipotizzava scenari di scandalo e corruzione, dall’altro il mondo scientifico che anche dalle pagine del British Medical Journal e di Nature difendeva Martini e l’operato dell’agenzia. Era infatti davanti agli occhi di tutti il successo del progetto innovativo dell’AIFA, che per la prima volta in Italia cercava di contenere i costi pubblici per i farmaci con criteri basati sull’appropriatezza invece che su tagli indiscriminati e che aveva favorito la ricerca no profit con i bandi per la ricerca indipendente. Per cercare di rimediare al danno compiuto, molti, come il senatore Ignazio Marino, chiedono ora la reintegrazione di Martini.

 

Autori: 
Sezioni: 
Farmaci

prossimo articolo

Gender equality nella ricerca: c'è ancora il soffitto di cristallo

bilancia in disequilibrio con figure stilizzate di uomo e donna

In occasione della Giornata ONU delle donne e delle ragazze nella scienza, diamo un'occhiata ai dati europei sulla gender equality: ci sono i segnali di progresso nella partecipazione femminile alla ricerca e all’innovazione, ma anche persistenti squilibri strutturali. Per esempio, nonostante l’aumento di donne tra esperti, valutatori e coordinatori di progetto, l’accesso alle posizioni apicali resta limitato, la precarietà contrattuale più diffusa e il carico di cura sproporzionato. 

L’11 febbraio, Giornata ONU dedicata alle ragazze e alle donne nella scienza, offre l’occasione per interrogarsi non solo sulla loro presenza nel settore della ricerca e dell’innovazione (R&I), ma soprattutto sulla qualità di tale presenza: chi avanza di carriera, chi resta ai margini, chi abbandona e perché. Negli ultimi anni l’Unione europea ha fatto dell’uguaglianza di genere una priorità esplicita, integrando la gender dimension nei programmi quadro per la ricerca e promuovendo cambiamenti istituzionali attraverso strumenti come il Gender Equality Plan (Gep).