fbpx Agricoltura sostenibile nel mare nostrum | Page 13 | Scienza in rete

Agricoltura sostenibile nel mare nostrum

Primary tabs

Read time: 2 mins

La diffusione di un’agricoltura e di un’industria agroalimentare sostenibili nel Mediterraneo: è l’obiettivo principale dell’Accordo quadro di collaborazione firmato oggi a Roma da Luigi Nicolais, Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), e da Cosimo Lacirignola, direttore dell’Istituto agronomico mediterraneo di Bari (Iamb) del Ciheam (Centre international de hautes etudes agronomiques méditerranéennes). L’Accordo intende favorire la sinergia dei due enti nelle differenti discipline per lo sviluppo di settori fondamentali dell’economia, attraverso programmi scientifici con i paesi del Bacino.

Il rispetto delle risorse naturali, la protezione dello spazio rurale e delle risorse biologiche di questa regione del mondo sono i cardini essenziali delle iniziative che saranno avviate. “L’intesa contribuirà a iscrivere le relative attività nel quadro della collaborazione euro-mediterranea raccomandata dalla Dichiarazione di Barcellona e a valorizzare la risorsa umana come fattore determinante dello sviluppo socio-economico e della coesistenza solidale dei popoli” spiega Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari del Cnr, promotore del memorandum. “Le parti si impegneranno a individuare forme di finanziamento per le proposte progettuali maturate, su fondi resi disponibili da autorità locali, regionali, nazionali, comunitari e privati”.

Sono previste attività di ricerca, formazione e di divulgazione. In particolare: lo sviluppo di ricerche comuni, l’organizzazione di iniziative didattiche e di disseminazione scientifica e tecnologica, per una più ampia diffusione della cultura della ricerca, e la mobilità dei ricercatori tra i due enti. I campi di ricerca e innovazione riguarderanno la sostenibilità nei seguenti settori: agricoltura e alimentazione, gestione del suolo e delle risorse idriche, colture frutticole tipiche, sviluppo rurale.

“I due Enti”, conclude Francesco Loreto, “concorreranno alla presentazione di ricerche, studi, e progetti di disseminazione e comunicazione nell’ambito dell’Expo 2015. In questo ambito sono da segnalare alcuni eventi, in collaborazione con altre istituzioni, connessi alla dieta mediterranea (valore nutrizionale, sostenibilità ambientale, economica e socio-culturale)”.

Ufficio Stampa CNR

Sezioni: 
Canali: 
Cnr

prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.