Può sembrare paradossale: gli autori di una ricerca italiana appena pubblicata su Developmental
Cell, dopo aver individuato i fattori che rendono anomala, fragile e irregolare la rete vascolare del tumore, non ipotizzano di incrementare questi difetti, ma anzi di correggerli. Un approccio apparentemente in contrasto con la filosofia ormai classica di tagliare i viveri al tumore con i farmaci che bloccano l’angiogenesi, cioè il fenomeno di formazioni di nuovi vasi con cui la massa neoplastica si alimenta e che sfrutta poi per mandare in circolo metastasi. «La fragilità e l’irregolarità di queste strutture favoriscono travasi ed emorragie, e quindi la diffusione delle cellule tumorali al di là della loro sede iniziale» spiega Elisabetta Dejana, responsabile del programma di ricerca sull’angiogenesi dell’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) e docente di patologia generale presso l’Università degli Studi di Milano. «Inoltre, ripristinando un normale flusso sanguigno può essere più facile anche far pervenire i farmaci all’interno del tumore» conclude la studiosa, che insieme con i suoi colleghi intende sperimentare la nuova strategia in primo luogo nei confronti del melanoma, ma anche del tumore della mammella e del pancreas.
Aggiustare i vasi al tumore?
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Un’analisi condotta da ISPRA su 623 esemplari appartenenti a 21 specie, nell’arco di 17 anni, rivela che le morti dell’avifauna provocate dall’essere umano sono quasi il doppio di quelle dovute a cause naturali. Elettrocuzione, collisioni con infrastrutture energetiche e bracconaggio sono le cause principali. La localizzazione dei singoli individui - e quando possibile la causa delle loro morti - è stata consentita dagli strumenti di tracciamento satellitare, diventati nel tempo più piccoli, leggeri e meno costosi. Crediti immagine: Kaitlan Balsam/Unsplash
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