fbpx L’impatto ambientale del traffico a lunga distanza | Scienza in rete

L’impatto ambientale del traffico a lunga distanza

Primary tabs

Read time: 3 mins

In Europa il 20% delle persone che si spostano copre lunghe distanze in auto o aereo (E IL RESTANTE 80%?). La rete ferroviaria è ignorata perché vi sono pochi corridoi ad alta percorrenza. Il 75% delle merci trasportate copre invece lunghe distanze principalmente via mare (53%), via ferrovia (37%) e infine via strada (10%).

Nell’ultima relazione Transport and Environment Reporting Mechanism l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) fa il punto sull’impatto dei trasporti sull’ambiente. Nel periodo 1997-2007 le emissioni di inquinati dovuti al traffico sono diminuiti mentre i gasi serra sono aumentati. Il trasporto aereo e marittimo internazionale rappresentano infatti un quarto delle emissioni di gas serra nell'UE, le quali sono aumentate del 28% negli ultimi vent’anni. Il report evidenzia la necessità di diminuire le emissioni di gas serra del 67%, le emissioni marittime del 31,4% e il consumo di petrolio del 70% entro il 2050 (Transport White Paper, 2011). Inoltre bisogna porre un freno sia alle emissioni inquinanti dell’aria (ammoniaca NH3, ossido di zolfo SOX) dovute al traffico aereo, sia alle emissioni di biossido di azoto (NO2) che continua a crescere per il maggior numero di veicoli diesel incentivato dalle tasse europee che favoriscono questo combustibile alla benzina, a dispetto della sua accertata cancerogenicità.

"Oggi possiamo costatare che gli ingenti investimenti nelle infrastrutture di trasporto ci hanno permesso di soddisfare maggiormente le nostre esigenze di mobilità, ma non hanno condotto a una diminuzione dei periodi di esposizione al rumore, al traffico e all'inquinamento atmosferico”, ha affermato Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’EEA. Le infrastrutture stradali provocano inoltre sia la frammentazione di habitat naturali, sia l’isolamento di specie animali (Damarad and Bekker, 2003). Le stesse infrastrutture contribuiscono all’impermeabilizzazione del terreno che comporta altre conseguenze negative come il consumo di suolo, la difficoltà nello smaltimento di acque pluviali e quindi allagamenti.

A livello regionale, l’inquinamento atmosferico dei trasporti è aggravato in aree sensibili come le montagne. La configurazione morfologica di valli particolarmente strette impedisce infatti alle emissioni di disperdersi, provocando un impatto significativo sui residenti e sull’ecosistema naturale. Lo stesso volume di traffico nelle montagne causa infatti una concentrazione nell’aria di ossidi di azoto tre volte più alta rispetto a quella provocata in pianura (Kocsis, 2000).
Un intervento attuato nelle alpi svizzere dimostra che è possibile far fronte a questo problema. Dal 1994 il consiglio federale svizzero ha promosso uno riconversione da strada a rotaia del trasporto merci, introducendo l’heavy vehicle fee una tassa per tutti i veicoli pesanti in transito dalle Alpi. Grazie a questa politica dei trasporti il numero di viaggi transalpini di mezzi pesanti si è ridotto notevolmente. Tra il 2004 e il 2012 sulla tratta alpina l’emissione di NOX è diminuita del 58% e quella del PM10 del 72% (TERM, EEA report, No 7/2014)..

Bibliografia e approfondimenti
Damarad, T. and Bekker, G.J., 2003, Habitat Fragmentation due to Transportation Infrastructure: Findings of the COST Action 341, Office for Official Publications of the European Communities, Luxembourg.
EC 2011 Transport White Paper. http://ec.europa.eu/transport/themes/strategies/doc/2011_white_paper/white-paper-illustrated-brochure_en.pdf
Kocsis, O., 2000, Auswirkungen des Alpentransitverkehrs auf die Luftbelastung in den Alpentälern, Ökoscience.
Transport and Environment Reporting Mechanism, EEA report, No 7/2014. http://www.eea.europa.eu/publications/term-report-2014


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

L’impatto di una colata detritica, istante per istante

colata detritica a san vito di cadore

Durante l’impatto di una colata detritica su un ostacolo la forza cambia nel tempo, riflettendo la coesistenza e l’evoluzione di una fase solida e di una fase fluida nelle diverse porzioni del flusso. Un nuovo modello computazionale sviluppato al Politecnico di Milano riesce a tenere conto di entrambe le fasi in modo agile, aprendo la strada a strumenti più efficaci per la gestione del rischio associato a questi fenomeni.Nell’immagine: la colata detritica che ha invaso la strada statale Alemagna nei pressi di San Vito di Cadore (Belluno) tra giungo e luglio 2025.

Un gruppo di ingegneri del Politecnico di Milano ha messo a punto un modello computazionale più maneggevole di quelli disponibili finora capace di descrivere il comportamento delle colate detritiche, quelle frane in cui i comportamenti tipici di un solido coesistono con quelli tipici di un fluido. Il modello potrebbe essere usato per valutare l'impatto delle colate detritiche su strutture e infrastrutture esistenti e per progettare in modo più appropriato barriere per ridurre i loro effetti.