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Ricerca, dieci domande e dieci risposte: Pietro Ichino

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In risposta alle domande poste dal Gruppo 2003 per la ricerca, riportiamo la scheda a cura di Stefania Giannini e Pietro Ichino, in rappresentanza della lista "Con Monti per l'Italia", pubblicata sul sito personale:

1. Investimento in Ricerca


La proposta sintetizzata in appendice (si veda l’ultima sezione del post, a cura di Andrea Ichino e Daniele Terlizzese) – da qui in avanti indicata come Progetto – consente di reperire nuove risorse per gli atenei, senza oneri a carico del bilancio statale, concentrandole proprio lí dove potrebbero dare migliori frutti. Sulla base di simulazioni realistiche, essa consentirebbe un aumento netto di risorse (utilizzabili anche per la ricerca)  nell’ordine dell’11-13% per  gli atenei che sappiano migliorare la loro offerta formativa in modo convincente. Un ateneo che fosse capace di creare in modo credibile nuovi corsi di laurea eccellenti per 500 studenti, potrebbe accedere a circa 10 milioni di risorse fresche annue, portate da maggiori tasse universitarie, diversificate per reddito della famiglia d’origine, versate da studenti che per i loro meriti abbiano ricevuto un finanziamento sufficiente a pagare quelle maggiori tasse, oltre che i costi di una eventuale scelta universitaria lontano da casa. A questo proposito, è bene ricordare che la questione non è se l’università debba essere gratis o a pagamento, ma se il suo costo, che comunque c’è, debba essere coperto da tutti i contribuenti o solo da coloro che la frequentano. Le nuove risorse generate dall’attuazione del Progetto sarebbero sufficienti a finanziare quei corsi, ma anche e soprattutto la ricerca dei migliori ricercatori internazionali che in essi verrebbero ad insegnare. Solo quella ricerca può rendere credibile e davvero eccellente l’offerta formativa che l’ateneo mette a disposizione degli studenti. Gli studenti ripagheranno il finanziamento quando troveranno un lavoro e in proporzione al reddito che guadagneranno: pagheranno cioè poco (o nulla) quando il loro reddito sarà basso, e pagheranno di più quando se lo potranno permettere.

2. Valutazione e Premialità

Il Progetto consente di affiancare alla valutazione centralizzata dell’ANVUR un meccanismo di valutazione decentralizzata e di mercato. Una vera “facoltà di scelta” da parte degli studenti rappresenta proprio quello stimolo alla competizione di cui l’universita italiana ha bisogno; è l’ingrediente che manca alla riforma Gelmini, al suo impianto di valutazione troppo centralizzato. L’Anvur sta facendo un buon lavoro, ma da questa esperienza è facile capire quanto sia complesso, costoso e potenzialmente criticabile da ogni lato, un processo di valutazione centralizzato e uniforme per tutte le discipline.

3. Competitività Internazionale e Premialità

Il Progetto consente e prevede esplicitamente di reperire nuove risorse con uno schema che necessariamente le convoglia proprio su “pochi e atenei” (e quindi sui loro centri di ricerca) “che sappiano meritarsele con l’obiettivo di renderli competitivi e fra i migliori a livello internazionale”: esattamente quello che il Gruppo 2003 auspica.
In ogni caso, più in generale, è necessario attribuire un peso molto maggiore di quello che viene attribuito oggi al parametro legato al grado di internazionalizzazione degli studi e della ricerca in un Ateneo, ai fini della distribuzione delle risorse.

4. Cabina di Regia

Il Progetto consente di sperimentare gradualmente un metodo nuovo per finanziare gli atenei, non burocratico e potenzialmente in grado di eliminare le colossali inefficienze e iniquità dell’attuale sistema di finanziamento dell’università italiana. Non crediamo che servano nuove Agenzie statali, le quali facilmente sarebbero a rischio di essere catturate dalla burocrazia tentacolare e dalla parte più conservatrice del mondo universitario. Serve invece lasciare che la cabina di regia sia nelle mani del mercato, seppur all’interno di binari fissati dalla collettività ma non troppo stretti.

5. Lacci e Lacciuoli

Il Progetto prevede che sia concessa ampia autonomia agli atenei partecipanti allo schema, non solo nel disegno dell’offerta formativa, ma anche nelle scelte riguardanti assunzioni, retribuzioni e promozioni di docenti e ricercatori, lasciando che sia poi la valutazione del mercato a “metterli in riga”.  Questo significa che gli atenei o i singoli dipartimenti che aderiscano alla proposta non avranno più lacci e lacciuoli di alcun tipo, non solo nella gestione delle risorse umane ma anche nella gestione di ogni altra risorsa (macchinari, laboratori, strutture etc.) Ma se non produrranno risultati gli atenei dovranno accettare di perdere i finanziamenti e al limite di essere chiusi.

6. Valore Legale del Titolo di Studio

Il Progetto prevede esplicitamente l’abolizione del valore legale del titolo di studio: le maggiori risorse che la proposta consente di reperire saranno convogliate solo alle Università che se le meritano in quanto capaci di offrire un’istruzione con valore reale, e non oggetto di una presunzione legale.

7. Attrattività e Rientro dei Cervelli

Il Progetto elimina il sistema concorsuale per i singoli dipartimenti e atenei che aderiscono allo schema, dando loro totale autonomia nelle selezione dei docenti e dei ricercatori, nella determinazione delle retribuzioni e nelle regole per le progressioni di carriera. Queste scelte potranno essere fatte in linea con le best practices internazionali tipiche di ogni disciplina, ponendo fine ai rigidi meccanismi centralizzati attuali che  hanno ingessato il sistema. L’autonomia si deve anche estendere alla gestione dei finanziamenti, degli acquisti e di ogni ambito operativo, economico e finanziario dell’ateneo o dipartimento partecipante. Chi saprà usare bene questa autonomia, e le risorse ad essa congiunte, riuscirà a portare in Italia i migliori cervelli internazionali. Riteniamo inoltre che il problema non sia solo di far rientrare i brillantissimi scienziati italiani costretti finora ad emigrare, ma più in generale di rendere le università italiane più attraenti per i migliori cervelli indipendentemente dalla loro nazionalità. Per questo servono maggiori risorse e il Progetto descrive un modo concreto, realistico ed efficace per ottenerle. Non sono necessari complicati percorsi dedicati e “riserve indiane” per richiamare cervelli: servono risorse e incentivi corretti per usarle al meglio. Questo è esattamente ciò che il Progetto consente di fare.

8. Ricerca Industriale e Trasferimento Tecnologico

Le priorità per il Paese, anche ai fini di liberare maggiori risorse per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico, sono la riduzione del debito pubblico e l’iniezione di maggiore concorrenza nei mercati dei prodotti e del lavoro. Non serve una ricerca industriale che funziona solo grazie a stampelle pubbliche, che comunque lo Stato italiano oggi non può permettersi più di offrire.  Non appena la crisi della finanza pubblica lo consentirà è senz’altro un nostro obiettivo arrivare a detassare gli investimenti in ricerca, attraverso lo strumento del credito d’imposta strutturale (già sperimentato con successo altrove, dal Canada a Singapore). Ma nella situazione attuale il servizio più grande che il nuovo governo può offire alla ricerca industriale è la riduzione del costo del denaro, quindi dello spread, che rende ogni investimento in Italia più costoso che in altri paesi comparabili al nostro, in particolare la Germania. E per ridurre il costo del denaro, bisogna ridurre il debito pubblico.

9. Giovani, Capaci e Meritevoli


Il Progetto punta a dare agli atenei e ai singoli dipartimenti e centri di ricerca quella autonomia nella definizione dei meccanismi di accesso alle carriere e progressione in esse, che in altri sistemi, in particolare quello anglosassone, hanno dato ampia prova di consentire i risultati migliori proprio sul fronte dell’investimento nel capitale umano dei giovani capaci e meritevoli. Un cardine di questa proposta è l’idea che il sistema universitario, come la sua storia ci insegna, sia la modalità con cui la società trasmette la frontiera più avanzata della conoscenza a quella parte della popolazione che è meglio in grado di riceverla e di estenderla. È un sistema intrinsecamente elitario, perché si fonda su una ineliminabile disuguaglianza nei talenti e nelle capacità delle persone. È una disuguaglianza che non deve dipendere dalla ricchezza o dal reddito della famiglia d’origine, e bisogna fare ogni possibile sforzo per rompere questo legame; ma così come non sarebbe possibile che tutti vadano alle olimpiadi, è inevitabile che alcuni tra noi siano più di altri in grado di prendere il testimone della conoscenza. Ciò non è in contrasto con quanto affermato nella nostra Costituzione (articolo 34), dove si stabilisce il diritto di «raggiungere i gradi più alti degli studi» per i «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi». Questa è una qualificazione importante e spesso trascurata: non per tutti, solo per i capaci e meritevoli.

10. Cultura della Scienza e della Ricerca


Siamo fermamente convinti del grave ritardo con cui il nostro Paese si sta accorgendo dell’importanza della Scienza e della Ricerca, ritardo dovuto a condizionamenti culturali e ideologici certo non recenti. Riteniamo che interventi mirati a riformare la scuola primaria e secondaria siano quelli che maggiormente possono ridurre questo grave ritardo. Tra questi interventi, il più importante è differenziare le retribuzioni degli insegnanti in base al merito  e alle condizioni del mercato del lavoro rilevante per ciascuna specifica disciplina, al fine di attrarre alla carriera docente i migliori laureati nelle materie scientifiche. Solo questi migliori laureati possono trasferire alle future generazione la passione per la scienza e la ricerca. Oggi pur con eccezioni encomiabili, molti insegnanti della scuola italiana vivono il loro lavoro come un ripiego, e non hanno incentivi a dare il meglio per motivare le giovani generazioni alla passione per la scienza e la ricerca.

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Auto elettriche: occorre ripensare il modello di mobilità

Vehicle battery pack ballistic shield, Tesla Inc

Da un punto di vista sia economico sia ambientale, la parte più costosa di un’auto elettrica è la batteria, pertanto è bene sfruttare tutta la sua vita utile. Tuttavia, il modello di mobilità attuale, basato su molte auto private poco utilizzate, non è né efficiente né sostenibile per un parco auto completamente elettrificato: occorre passare verso un modello di mobilità basato sul car sharing di veicoli a guida autonoma.

Immagine: Patent US8286743B2, Vehicle battery pack ballistic shield, Tesla Inc 2011.

Nel 2023, in Italia le immatricolazioni di auto elettriche sono state 66.276, con una quota di mercato del 4,22%, contro le 49.053 del 2022 e una quota di mercato del 3,71%. Il parco circolante BEV si attesta così a 220.188 unità.

Su base regionale, le immatricolazioni sono così ripartite: in testa il Trentino-Alto Adige con 12.807 veicoli immatricolati, seguito da Lombardia con 12.509 immatricolazioni, Lazio 7.533 veicoli, Toscana con 6.410, Veneto con 5.327, Emilia-Romagna 5.025 veicoli e Piemonte con 4.299 veicoli.