Felice Ippolito, la consolazione della filosofia

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Fatte le debite proporzioni, non sembra del tutto fuori luogo prendere a prestito dal filosofo romano Severino Boezio (Roma, 475 – Pavia, 525) il titolo dell’opera De philosophiae consolatione per ricordare il “passatempo” cui si dedicò lo scienziato Felice Ippolito (Napoli, 1915 – Roma, 1997) nel carcere di Regina Coeli, dopo l’arresto avvenuto il 4 marzo 1964. Felice Ippolito era, all’epoca, Segretario Generale del Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN), un ente finalizzato alla promozione dello sviluppo dell'energia nucleare per usi civili in Italia.
Era sorto nel 1960 in seguito alla ristrutturazione Comitato nazionale per le ricerche nucleari (CNRN),  istituito, a sua volta, con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 26 giugno 1952. Alla Presidenza fu chiamato il chimico Francesco Giordani mentre alla Segreteria andò Ippolito, membro designato dal ministero dell'Industria e del Commercio.
Le accuse mosse ad Ippolito dal Procuratore Generale Giannantonio erano: falso in atto pubblico, peculato continuato per distrazione e per appropriazione, interesse privato in atti d’ufficio. La successiva sentenza di condanna a undici anni di carcere fu emessa in quanto: colpevole di peculato, interesse privato in atti d’ufficio, abuso di potere, falso in atto pubblico. Non gli furono concesse attenuanti. Il PM aveva chiesto vent’anni. Sessantacinque fisici italiani, quasi la totalità dei cattedratici dell’epoca, colpiti da questa richiesta, inviarono ai magistrati una lettera in difesa di Ippolito.

Secondo lo storico della scienza Enrico Bellone (1938-2011): Le cosiddette “prove” contro Ippolito erano al di là del ridicolo e come tali furono giudicate sia all’estero, che da grandi giuristi nostrani come Jemolo e Garante Garrone (Paoloni, 2004, 2005). In appello la pena fu ridotta a cinque anni e tre mesi e le accuse fortemente ridimensionate. Ippolito uscì dal carcere dopo due anni,  graziato dal Presidente Saragat, colui che, per ironia della sorte, era stato fra principali accusatori. Il 1964 fu un anno veramente infausto per la ricerca scientifica italiana. A poco più di un mese di distanza dall’arresto di ippolito, il giorno 8 aprile venne incarcerato anche il chimico Domenico Marotta  che, fino al 29 luglio 1961, aveva diretto l’Istituto Superiore di Sanità. Marotta fu condannato a sei anni e assolto in appello.

Ma torniamo ad Ippolito. Come è noto, Boezio compose l’opera citata mentre si trovava in carcere, nei pressi di Pavia, in attesa di essere giustiziato. A parte l’epilogo, assai meno drammatico per il nostro Segretario del CNEN, c’è una qualche somiglianza con il caso del filosofo romano. D’altronde, anche il geologo Ippolito si occupava di epistemologia e filosofia della scienza, oltre che di energia.
Come passava le sue giornate dopo l’arresto? Possiamo rispondere: da filosofo. Ce lo fa capire lui stesso nell’introduzione al libro “La Natura e la Storia” (Scheiwiller, Milano, 1968), pubblicato in 1000 copie numerate: “…in un momento particolarmente difficile della mia vita – negli anni 1964 e ’65 – riprendendo gli studi e le meditazioni elaborai i quattro scritti, che costituiscono la parte essenziale del presente volumetto, raccolti sotto il titolo “La Natura e la Storia” che mi pare ben ne indichi il motivo dominante”. Ecco i titoli dei quattro scritti: “A proposito delle “due culture”, “Storicità della natura”, “Sulla unificazione del sapere”, “Scienze delle natura e storia”. Come è facile intuire, si tratta di un lavoro impegnativo che non può essere riassunto qui. Si può solo consigliarne la lettura a chi fosse desideroso di approfondire la conoscenza di un grande scienziato con interessi radicati in campo umanistico, una caratteristica sempre più rara. Ippolito non disperò per la perdita di cariche e poltrone, forse perché sapeva che non è da queste che dipende il valore di un uomo ma, semmai, è proprio il contrario. A riprova dei suoi multiformi interessi anche nel campo della divulgazione, ricordiamo che diresse la rivista “Sapere”, la più antica rivista italiana di divulgazione scientifica e anche “Le Scienze”, edizione italiana di Scientific American.

In rete si trovano diverse fotografie del processo e dei famigliari dell’imputato colti in quei drammatici momenti. Sono più eloquenti delle parole e mettono in risalto gli aspetti famigliari di una vicenda che non può essere rimossa dalla nostra memoria.      

 

Per saperne di più:

E. Bellone, La scienza negata, Codice Edizioni, Torino, 2005
L. Russo, E. Santoni, Ingegni minuti, Feltrinelli, Milano, 2010
http://www.scienzainrete.it/italia150/felice-ippolito
http://ilblogdellasci.wordpress.com/2014/01/14/felice-ippolito/

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