fbpx La politica del rattoppo | Scienza in rete

La politica del rattoppo

Primary tabs

Read time: 4 mins

Il problema dei rifiuti a Napoli noto come “emergenza” rifiuti è anche la punta di un iceberg che va emergendo in tutte le sue drammatiche dimensioni e dopo aver toccato Palermo, rischia presto di esplodere a Roma.

Anche per questo Napoli può essere considerato un laboratorio nel quale si sono esercitate e tuttora si sperimentano le possibili soluzioni. Il problema è sorto nel 1995 quando per la prima volta fu commissariata nel capoluogo la gestione dello smaltimento dei rifiuti affidandola a prefetti, presidenti di Regione, protezione civile. Quali che fossero i responsabili gli anni, oltre 15, sono trascorsi senza che una soluzione fosse adottata capace non dico di risolvere, come, peraltro in tempi avrebbero consentito, ma almeno di lascare intravedere una via di uscita. E nei giorni scorsi a cavallo tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, il Governatore della Campania, Stefano Caldoro, ha dichiarato che occorrono tre anni per risolvere definitivamente il problema.

Perché tre anni? Per fare che cosa ? Secondo quale scansione temporale delle varie fasi? E secondo quale strategia? Sono domande di elementare buon senso che dovrebbero avere risposte precise. Ma i nostri amministratori, a qualunque livello territoriale, hanno, tra gli altri, anche il difetto di non proporre mai un crono programma. Cioè non sono mai capaci di dire quanto tempo occorre per realizzare un obiettivo, un’opera pubblica o altro, e attraverso quali tappe, ciascuna con la sua tempistica, si intende  raggiungere il risultato.

La questione rifiuti ne è un esempio lampante. Tralascio il richiamo alle miracolistiche ipotesi di soluzioni del presidente del Consiglio che sarebbe come sparare sulla croce rossa. Ma ora che, anche a valle dell’approvazione del decreto governativo sui rifiuti, Regione e Province hanno “preso in mano” la gestione del problema queste cose vanno dette e vanno dette in modo da chiarire quali scelte decisive sono a monte del triennio previsto per una soluzione non schizofrenica del problema. Cioè per una soluzione che non preveda ipotesi tra loro contrastanti.

Innanzitutto si dovrebbe chiarire in modo esplicito se si intende rispettare la legge che obbliga a portare a  livelli spinti (50-60%) la raccolta differenziata di rifiuti entro il 2012. Se sì, e il sì dovrebbe essere scontato, si è in grado di dimostrare ai cittadini sfiduciati che i rifiuti così rimossi vengono avviati nelle filiere del riciclo delle diverse componenti merceologiche? E magari si è in grado di stimolare la crescita di tali  impianti nella regione? Si è in grado di chiarire, sempre ai cittadini, che la raccolta differenziata richiede preventivamente la loro indispensabile collaborazione? Che questa presuppone anche la rigorosa separazione della frazione umida da quella secca? Che per smaltire l’umido si costruiranno impianti di compostaggio (quanti, dove e in quanto tempo?)?

È sufficientemente chiaro che l’attuazione di quanto appena detto prende disponibili quantità sempre minori di rifiuti solidi  da mandare in discarica o ad incenerire in appositi impianti. E, di conseguenza, è altrettanto chiaro che non si può contemporaneamente puntare sul riciclo e invocare la costruzione di un numero spropositato di impianti di incenerimento. Perché e altrettanto evidente che se funzionasse l’impianto di Acerra non sarebbe necessario costruirne altri a meno che non si intenda importare rifiuti anche da altre regioni.

Le mancate risposte a queste domande che i cittadini si pongono ripetutamente e con attenzione (per rendersene conto basterebbe ascoltare le trasmissioni radiofoniche e televisive alle quali partecipano in gran numero cittadini napoletani) hanno alimentato la sfiducia che è una delle cause alla base della lentezza nel far decollare  e crescere i livelli di differenziazione dei rifiuti.

Alcune risposte sono condizionate dalla vera emergenza; altre dalla mancanza di una chiara strategia al di sopra degli interessi politici ed economici che condizionano le scelte. La risposta immediata è solo la discarica. Ma è un immediato che deve essere necessariamente limitato nel tempo: non può durare tre anni, ma solo il tempo necessario per realizzare gli obbiettivi che indicavo in precedenza. È un tempo che si va riducendo, via via che si incrementa la raccolta differenziata e si costruiscono gli impianti di compostaggio. Impianti, questi ultimi, che possono anche essere incentivati a livello condominiale e che dovrebbero essere imposti dovunque si producano elevate quantità di sostanza umida, per esempio nei mercati generali e nei supermercati.

Se si ha la forza e il coraggio politico di fare chiarezza e trasferire fiducia ai cittadini  il problema si risolve. Perché le soluzioni esistono, sono “virtuose” e, se non si conoscono, basta informarsi. Magari copiando quello che si fa altrove.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Radiati per l’antiscienza, la politica vuole riaprire loro l’Ordine

sedia con camice e porta aperta

Un emendamento approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera consentirebbe ai sanitari radiati per fatti legati alla pandemia di chiedere la reiscrizione all’Ordine. Non riguarda i medici sospesi perché non vaccinati, ma professionisti colpiti da sanzioni disciplinari anche per aver promosso pratiche e terapie prive di basi scientifiche. La Fnomceo protesta: per il presidente Filippo Anelli è una delegittimazione degli Ordini e un affronto a chi ha curato e perso la vita durante il Covid. La questione va anche oltre i singoli casi: in gioco c’è l’autonomia della professione nel tutelare i pazienti.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Radiati dall’Ordine, riammessi dalla politica. E l’Ordine, giustamente, protesta. Ieri, 14 luglio, la Commissione Affari Sociali della Camera ha infatti approvato un emendamento che, se diventasse legge, riaprirebbe la porta dell’Ordine dei medici ai sanitari che erano stati radiati per fatti legati alla pandemia di Covid. La norma ha la prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri ed è stata inserita all'interno della legge delega di riforma delle professioni sanitarie.