Crimini e misfatti: la tv si butta sulla scienza

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Le serie televisive della polizia scientifica primeggiano nell’ambito degli spettacoli TV. L’episodio inizia con un caso di omicidio efferato che cattura immediatamente l'attenzione e la mantiene fino alla fine. Il ritmo è incalzante e una squadra di esperti risolve casi intricati, smaschera il colpevole e lo assicura alla giustizia con un tale corredo di prove scientifiche che la condanna è senza alcun rischio di errore giudiziario. Le inquadrature mostrano al grande pubblico i particolari più raccapriccianti del lavoro del medico legale. Il macabro fa "audience" e tiene incollati gli spettatori allo schermo. Queste serie mostrano le scienze “trionfanti” che si mettono al servizio della giustizia contro i criminali: le prove ottenute con strumentazioni tecnologiche di ultima generazione sono di solito schiaccianti, quasi non ci fosse spazio per l'incertezza.

Da tempo la Scienza viene impiegata nelle indagini della polizia criminale. Spesso la ricerca scientifica si è anche esercitata a prevedere la latenza di tendenze criminali, come se si potesse in qualche modo indentificare preventivamente i soggetti potenzialmente criminali. La storia è piena di questi tentativi, che in molti casi hanno mostrato i lori limiti, e talvolta hanno dato luogo a forme di pericolosa discriminazione. Gall Franz Joseph, per esempio, affermava che la capacità criminale si potesse tramettere per via ereditaria a causa di particolari circonvoluzioni del cervello capaci d’indurre forme di pensiero specifiche. Cesare Lombroso pensò di potere identificare i criminali attraverso l’osservazione delle caratteristiche anatomiche. Hernest Hooton misurò il cranio, la fisionomia e il corpo dei detenuti confrontandoli con quelli dei cittadini onesti. Con un test, detto di “Manoilov” si sarebbero potuti identificare i criminali con un esame del sangue.Patricia Jacobs credeva in un difetto del corredo cromosomico la base genetica del comportamento criminale. La stampa spesso riporta le notizie di scoperte biologiche, genetiche e neurologiche che permettono di identificare il tratto distintivo che fa di una persona un criminale. Ma la realtà è assai più complessa e difficilmente riconducibile a queste pretese della ricerca di incasellare i cosiddetti caratteri criminali. Per questo, è sicuramente molto positivo che scienziati e giuristi si siano messi a lavorare insieme per riportare il contributo della scienza nel suo alveo ed evitare pericolose ingenuità nel caratterizzare le devianze.

I casi delle serie TV seguono un copione cinematografico che impone specifiche regole narrative, la prima delle quali è il conflitto tra protagonista e antagonista. In questa sorta di duello, gli inquirenti utilizzano tutti i mezzi scientifici a disposizione per incastrare il deviante. Difficilmente, però, in questi serial, c'è spazio per un approfondimento del contesto sociale in cui maturano comportamenti criminali, che risultano piuttosto frutto di tare a sfondo psichiatrico. Eppure, il degrado dell’ambiente familiare e sociale sono spesso molto più indicativi nel determinare future “carriere” criminali. I comportamenti – come noto - sono condizionati dalla frequentazione di gruppi “criminogeni”. Questo fenomeno di gregarismo non vale soltanto per il reato comune o violento, ma anche per la criminalità dei colletti bianchi, che agisce sempre più spesso nella forma dell'associazione per delinquere in vaste reti di connivenza che coinvolgono sia la dirigenza privata sia quella pubblica.

Un altro tema importante, quando si parla di crimini, è la loro estrema variabilità dalle epoche e dalle diverse culture. Il catalogo dei reati muta nel tempo. Ciò che una volta era vietato oggi è permesso. Alle vecchie devianze si abbinano nuove normalità. La cultura specifica di ogni tempo ha un valore enorme per stabilire il confine dei divieti. I reati contro il patrimonio dipendono dal concetto del diritto di proprietà, e anche la valutazione dell'omicido varia di epoca in epoca e dai contesti sociopolitici in cui viene commesso. Si pensi, ad esempio, all'incidenza della libertà di porto d'armi nelle recenti stragi negli Stati Uniti. Ma anche su questo interessante aspetto – di carattere più sociologico – le serie “law and order” preferiscono non indugiare. Forse gli rovinerebbe il plot.

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Sugar tax all’italiana

O la si fa bene o non la si fa. La sugar tax inserita nella legge di bilancio 2020 così proprio non va, perché manca dei requisiti essenziali per renderla efficace in termini di sanità pubblica. Una tassa sulle bevande zuccherate ha un senso, infatti, solo se concepita per contrastare seriamente il fenomeno dell’obesità infantile, non per fare cassa. Per funzionare dovrebbe avere un’aliquota massima 4-5 volte più alta, colpire i prodotti in modo proporzionale al loro contenuto in zucchero. Va inoltre preparata con cura, lasciando il tempo all’industria di riformulare i propri prodotti e all’opinione pubblica di comprenderne i suoi veri scopi di salute. Parola di Franco Sassi, docente all’Imperial College di Londra e fra i promotori della analoga, ma meglio concepita, tassa britannica.

La tassa che il governo Conte bis si appresta a inserire nella manovra finanziaria riguarda non più snack merendine bensì le bevande zuccherate. Si configura come una tassa sulle bevande dolci (sugar tax) assolutamente legittima e potenzialmente utile. Dipende però come la si concepisce, perché in campo fiscale il diavolo sta nei dettagli.