Valutazione Anvur: ecco la mappa della ricerca italiana

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“Si tratta del più grande esercizio di valutazione della ricerca nel suo genere mai realizzato a livello internazionale. E’ una radiografia che mettiamo a disposizione del Paese. La parola d’ordine in questi due anni di lavoro è stata la trasparenza. Tutti potranno, a partire da oggi, consultare i dati prodotti”, con queste parole Stefano Fantoni presidente ANVUR, ha aperto la giornata in cui sono stati presentati i dati della Valutazione della Qualità della ricerca (VQR) 2004-2010.
La VQR ha valutato la qualità della ricerca condotta dalle strutture all’interno delle 14 aree scientifiche definite dal CUN. Le graduatorie per ogni area sono state separate per università, enti di ricerca e consorzi universitari. E’ importante sottolineare, come però, il VQR non deve essere utilizzato per confrontare la qualità di ricerca fra aree scientifiche diverse e nemmeno per valutare i singoli ricercatori. 
Occorre prima di analizzare nel dettaglio i risultati fare un breve quadro dello sviluppo del mondo della ricerca italiana nel settennio analizzato dall’ANVUR. In questo periodo le pubblicazioni italiane sono cresciute più velocemente della media europea e OCSE e appena al di sotto della media mondiale. La specializzazione scientifica del nostro Paese ha aumentato la sua focalizzazione soprattutto nelle aree dell’ingegneria industriale e dell’informazione, delle scienze matematiche e informatiche, delle scienze della terra e delle scienze agrarie e veterinarie; un calo relativo delle quote si è registrato invece soprattutto nelle scienze fisiche, scienze chimiche, scienze biologiche e scienze mediche. Nel confronto con la media mondiale, l’Italia risulta relativamente più specializzata nelle Scienze matematiche e informatiche, nelle Scienze fisiche, Scienze della terra e Scienze mediche. Sempre considerando il periodo della VQR, in termini d’impatto la ricerca italiana è superiore alla media mondiale e dei paesi OCSE e in linea con la media europea. L’impatto della ricerca italiana è mediamente superiore rispetto a quello della Spagna, in linea con la Francia ma inferiore a Germania, Olanda, Regno Unito e Svezia.
Il processo di valutazione ha consentito di calcolare per ogni struttura sette indicatori di area legati alla ricerca e otto indicatori legati alla “terza missione”.

Qualità della ricerca

Questo indicatore di ricerca deriva dalla valutazione dei prodotti di ricerca (tra articoli, monografie, atti di convegni, software, ecc.), che sono stati valutati dai GEV (Gruppo di Esperti della valutazione) in base ai criteri di rilevanza, originalità e grado d’internalizzazione con due diverse metodologie: valutazione bibliometrica e peer review
All’ANVUR sono pervenuti 184.878 prodotti, contro i 194.763 attesi. La percentuale media sulle aree di prodotti mancanti è del 5,1%. Il CNR è stato l’ente di ricerca che ha inviato la metà dei prodotti rispetto alla media nazionale. I 40 membri del GEV dell’Area dell’Ingegneria Industriale (Area 9) hanno valutato 16.347 prodotti, pari a circa il 97% dei 16.858 lavori attesi presentati da oltre 5.500 ricercatori di 91 strutture: 73 università, 10 enti di ricerca e 8 consorzi. Il fatto che la percentuale di prodotti conferiti alla VQR dalle strutture sia così elevata testimonia la vivacità della ricerca italiana nel settore dell’ingegneria. 
Esaminando la tipologia dei prodotti, risulta che per le Aree delle Scienze matematiche e informatiche (Area 1) e Scienze economiche e statistiche (Area 13), gli articoli su rivista costituiscono la stragrande maggioranza dei prodotti presentati. Circa il 96% dei prodotti arrivati dalle Scienze biologiche (Area 5) è rappresentata da lavori appartenenti alla tipologia “articolo su rivista”. Nelle Aree 10, 11, 12, invece, le monografie sono in maggioranza. Nel campo delle Scienze sociali e politiche sono sempre le monografie a fare la parte da leone. Sempre in questa area, se analizziamo anche il genere risulta che poco meno dei due terzi (62,3%) sono maschi, poco più di un terzo (37,7%) femmine. I ricercatori di nazionalità non italiana rappresentano solo il 3,1%, ma in questa piccola minoranza la presenza femminile è maggiore (41,2%).

Sul fronte della lingua di pubblicazione, il 62,1% dei prodotti è in inglese con notevoli differenze tra le aree (l’88,6% in Ingegneria industriale e dell’Informazione e il 5,7% in Scienze giuridiche). Nell’Area delle Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche il 13,2% dei prodotti conferiti sono in una lingua straniera diversa dall’inglese. Il grado d’internazionalizzazione nelle Scienze mediche è pari all’81.3%. Queste dato appare consolidato già da anni, non vi sono state, infatti, variazioni dall’analisi della distribuzione dei prodotti negli anni 2004-2010. Risulta, inoltre, consolidata l’abitudine a pubblicare i risultati della ricerca su riviste censite da banche dati quali Web of Science (WoS) di Thomson Reuters o Scopus poiché quasi il 90% dei prodotti ha avuto una valutazione bibliometrica.
I GEV per valutare i lavori potevano, quindi, scegliere di utilizzare l’analisi bibliometrica basata sul numero di citazioni del prodotto e sull’impact factor della rivista dove era pubblicato; dall’altra, tramite la peer review affidata a referee scelti dal GEV (di norma due per prodotto). Per la peer review la VQR ha impegnato 14.770 revisori “attivi” (che cioè hanno svolto almeno una revisione), di cui 10.150 italiani e 4.620 con affiliazione estera. Nell’Area 1 i revisori stranieri sono stati più del doppio di quelli italiani, nell’Area 9 (Ingegneria industriale e dell'informazione) oltre il quadruplo, mentre nelle altre aree hanno prevalso i revisori italiani.

Il peso dei soggetti “inattivi”

I risultati mostrano una severa penalizzazione di quelle strutture con significativa presenza di soggetti inattivi completamente o parzialmente. Come è noto, e come accade normalmente anche nelle più prestigiose università straniere, talvolta questi soggetti sono in realtà estremamente attivi su fronti (didattica, organizzazione, ecc.) diversi da quelli della pura ricerca e le strutture di cui fanno parte ne traggono in realtà grande beneficio, aspetto tuttavia del tutto trasparente a questo processo di valutazione. In un area come quella delle Scienze matematiche, il voto medio dell'Area senza considerare i prodotti mancanti o penalizzati è 0,70, mentre quello considerando i prodotti mancanti o penalizzati è 0,595. L'influenza è quindi evidente.

Terza missione

Questo parametro indica l'insieme delle attività con le quali i nostri istituti di ricerca interagiscono in maniera  diretta con la società, fornendo un contributo che si affianca alle tradizionali missioni di insegnamento e di ricerca. La “terza missione” può riguardare la valorizzazione economica della conoscenza oppure la valorizzazione culturale e sociale.
Brevetti: le nostre università in media registrano un brevetto ogni 19 soggetti, mentre gli enti di ricerca si attestano su 1 brevetto ogni 26 soggetti. Prendendo in esame alcune Aree possiamo notare come in quella delle Scienze biologiche, i brevetti costituiscono solo lo 0.26% del totale dei prodotti sottomessi dalle strutture. Ciò è in contrasto con la qualità dei contenuti scientifici dei prodotti dell’Area 5 e la loro potenziale valorizzazione applicativa. Questo dato sembra suggerire che nelle università ed enti di ricerca italiani, l’avanzamento delle conoscenze scientifiche e lo sviluppo di tecnologie avanzate non siano valorizzati in termini di brevettabilità e trasferimento tecnologico. Peggio accade nell’Area 6 dove i brevetti occupano solo lo 0,13% dei prodotti presentati.

Graduatoria per Aree

La scala dei voti per i prodotti valutati va da zero, che equivale a un livello "limitato", a uno, che rappresenta l'eccellenza. Nella graduatoria delle eccellenze spiccano le Scienze chimiche (0,78) e quelle fisiche, seguite da Ingegneria industriale e dell'Informazione e Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche (0,66). Distanti dalle prime posizioni della classifica delle eccellenze ci sono le Scienze economiche e statistiche (0,32) e le Scienze sociali e politiche (0,45). Se prendiamo in considerazione la percentuale dei prodotti eccellenti, l’Area dell’Ingegneria civile ne ha solo 8,9%. In vetta alla graduatoria ci sono sempre la chimica e la fisica, seguita dall’Ingegneria industriale e dell’informazione (53,82%), architettura (42,03%), Scienze matematiche e informatiche (41,94%), Scienze biologiche (40,06%), Scienze della Terra (34,7%), Scienze Mediche (33,96%), Scienze Psicologiche (33,91%). 

Il top della ricerca è nel Nord 

Le università sono state divise tra grandi, medie e piccole sulla base del numero dei soggetti valutati di ciascuna struttura. Dall’analisi emerge che il miglior ateneo è quello di Padova, che si attesta al primo posto per ben sette aree scientifiche su 14. Dietro l’ateneo veneto, per quanto riguarda le grandi università, troviamo Milano-Bicocca e Verona, mentre Trento, Bolzano e Ferrara primeggiano fra quella delle medie.
Tra le piccole ci sono invece la Normale e il Sant'Anna di Pisa ai primi posti, seguiti dalla Luiss di Roma. Tra gli enti di ricerca molto bene dal punto di vista dell'innovazione si collocano sia  l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) e l'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN). Per il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), invece, si registra il segno meno. Un risultato, quest'ultimo, che secondo il presidente del CNR il presidente del CNR Luigi Nicolais può essere legato al fatto che il CNR “non fa solo ricerca ma si occupa anche di altro, in particolare del trasferimento della conoscenza per lo sviluppo del Paese”, missione che andrebbe in qualche modo riconosciuta nel processo di valutazione.

Al netto dei distinguo e delle possibili correzioni future (la prossima valutazione dovrebbe arrivare entro cinque anni), è stato unanime il riconoscimento di un cambiamento epocale: finalmente al centro della valutazione sono stati messi il merito e la trasparenza. “L'Italia entra nell'Europa della valutazione, spiega il Ministro dell’Istruzione Maria Grazia Carrozza, nella quale auspico che la valutazione abbia un ruolo importante nella crescita del sistema complessivo dell'istruzione superiore. È una rivoluzione al servizio dei cittadini”.

 

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