fbpx Addio a Charles Townes, tra gli inventori del laser | Scienza in rete

Addio a Charles Townes, tra gli inventori del laser

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il mondo della fisica è in lutto. Il 27 gennaio, all’età di 99 anni, si è spento in California Charles Hard Townes, professore emerito alla Berkeley University e Premio Nobel per la Fisica nel 1964 per l’ideazione del meccanismo di funzionamento del laser.

«Il lavoro di Charlie Townes ha avuto un impatto enorme sulla fisica e sulla società,» ha dichiarato il giorno successivo Steven Boggs, direttore del Dipartimento di Fisica della Berkeley. Il laser ha infatti influito in maniera incalcolabile nella tecnologia del ventesimo secolo. Senza il laser non avremmo fibre ottiche, lettori DVD, strumenti per la chirurgia di precisione nonché decine di altre applicazioni tecnologiche di uso quotidiano e non, senza contare il suo uso intensivo negli ambiti più svariati della ricerca scientifica, dalla microscopia alla spettroscopia, dall’astrofisica alle scienze dei materiali, dalla biologia molecolare alla chimica. Lo scienziato statunitense ebbe anche anche il merito di capire fin da subito che la sua invenzione avrebbe avuto un gran numero di applicazioni pratiche, e fu un pioniere dell’utilizzo di maser e laser in astronomia.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Townes aveva lavorato all’uso militare delle microonde nella tecnologia radar. Un giorno del 1951, mentre era ricercatore alla Columbia University, seduto su una panchina aspettando l’orario di apertura di un ristorante a Washington, ebbe la sua intuizione più grande: pensò che fosse possibile controllare artificialmente un processo di emissione stimolata di fotoni per amplificare un fascio di microonde.
Questa idea era ritenuta tecnicamente irrealizzabile dalla maggior parte dei fisici dell’epoca, ma Townes non desisté e insieme a Herbert Zeimer e James Gordon realizzò nel 1953 il primo maser, il “laser a microonde”. Fu lo stesso Townes, insieme al fisico Arthur Schawlow, a dimostrare nel 1958 che con lo stesso meccanismo si potesse amplificare anche la luce visibile: il primo passo verso il laser era ormai compiuto. Townes divise il Premio Nobel con i fisici russi Nikolai Basov e Aleksandr Prochorov, che realizzarono materialmente il primo laser.

Membro della Chiesa Unita di Cristo e uomo di fede, Townes era un uomo molto attento tema del rapporto tra scienza e religione. «Scienza e fede diventano quasi indistinguibili se osserviamo la loro vera natura», scriveva nel 1966. Per tutta la vita auspicò una convergenza tra scienza e fede, e spesso paragonò la sua felice intuizione del 1951 a una rivelazione religiosa. La sua intensa attività riguardante queste tematiche gli valse nel 2005 il Premio Templeton per il progresso nella ricerca sulle realtà spirituali.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Prendersi una pallottola in testa è un rischio quotidiano per i bambini di Gaza

Proiettile su disegno infantile

I medici a Gaza hanno osservato un pattern inquietante: bambini e bambine con una singola ferita da arma da fuoco alla testa o al torace, segno che sono stati deliberatamente presi di mira. Risultati di un’inchiesta giornalistica, confermati da due studi e ripresi dalle Nazioni Unite nella loro relazione del 18 giugno. Immagine: Scienza in rete

Il prestigioso premio europeo per la stampa, Distinguished Reporting Award 2026, che riconosce, onora e incoraggia il giornalismo di qualità in tutta Europa, è stato assegnato a «Cosa ci dicono le ferite» di Maud Effting e Willem Feenstra, pubblicato da De Volkskrant, Paesi Bassi, il 13 settembre 2025. In Italia ne hanno dato conto poche testate, per lo più on line.