Ambiente e salute: che strada prende l’evoluzione?

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Sono numerosi gli studi di letteratura che mostrano come l’esposizione ad agenti xenobiotici possa avere un impatto sulla salute. I primi studi, condotti per verificare gli effetti dei pesticidi, hanno messo in evidenza la presenza di una correlazione tra l’esposizione in utero, il successivo sviluppo di anomalie nella conta spermatozoica e l’incidenza di infertilità. In particolare, uno studio, condotto da Andrea Cupp alla Washington State University, durante l’analisi sull’influenza degli agenti chimici nella determinazione del sesso nei ratti esposti a methoxyclor, ha mostrato effetti multigenerazionali. Alla pubblicazione dei lavori, nel 2005, in collaborazione con Michael Skinner, la letteratura si era arricchita di numerosi studi ed era chiara una persistenza degli effetti per quattro generazioni.

Il punto fondamentale attorno a cui ruotano questi studi è che le sostanze a cui siamo esposti ogni giorno rischiano di avere effetti sia su di noi, sia sulle generazioni future. Ed è proprio con questa premessa che il National Institute of Environmental Health Sciences (Nies) ha recentemente richiesto al governo americano fondi per tre milioni di dollari destinati a finanziare la ricerca sui meccanismi di trasmissione trangenerazionale e sulle sostanze chimiche che causano questi effetti.  

Per spiegare gli effetti transgenerazionali si parla ormai di epigenetica, ovvero modifiche che non alterano la struttura del Dna ma portano alla codifica di proteine in grado di determinare cambiamenti nel fenotipo di un organismo. Gli scienziati discutono sulla definizione esatta del termine epigenetica ma attualmente la più accreditata è stata pubblicata su Nature 10 anni fa “The study of stable alterations in gene expression potential that arise during development and cell proliferation”. Le modifiche di tipo epigenetico possono avvenire ad opera di piccoli gruppi chimici (metilici e acetilici) che vengono attaccati al Dna o alle proteine istoniche regolando così il modo con cui il Dna viene trascritto e quindi l’espressione genica.

Le prove scientifiche sugli effetti multigenerazionali sugli uomini sono emerse grazie a studi sull’obesità condotti in Svezia da Marcus Pembrey, un genetista dello University College London Institute of Child Health, sull’influenza del cibo sul rischio di disturbi cardiaci e diabete tra le generazioni future. Da allora, gli studi sugli effetti genetici dell’esposizione ambientale, in grado di persistere per generazioni successive, sono volti a comprendere quale strada sta prendendo l’evoluzione umana. 

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La sinfonia n° 13 di Šostakovič

L'annientamento della popolazione ebraica sul posto, al di fuori dei campi di sterminio, che i nazisti perpetrarono nella loro avanzata verso est dal mar Baltico al mar Nero, copre numericamente quasi la metà della Shoah. Babij Jar è un burrone non lontano da Kiev che, quando i tedeschi occuparono la città ucraina nel settembre del 1941, divenne la tomba della popolazione ebraica residente. E di intellettuali, partigiani ucraini, soldati prigionieri, addirittura calciatori della Dinamo che non si erano voluti far battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, ladri comuni, decine di migliaia di rom. A questo luogo, o meglio a ciò che rappresenta, Evgenij A. Evtušenko dedicò un poema, i cui versi sono stati immortalati dalla loro inclusione nella sinfonia n° 13 di Dmitrij D. Šostakovič. Poiché la sua intenzione era di rendere omaggio alle vittime innocenti non solo del nazismo, ma anche dello stalinismo, Šostakovič chiese poi a Evtušenko altri testi da introdurre nella sinfonia, che furono poi modificati su pressione di Nikita Chruščëv: “Vorrei scrivere una sinfonia per ciascuna delle vittime, ma è impossibile ed è per questo che dedico a tutte loro la mia musica”.
L'articolo di Simonetta Pagliani in occasione del Giorno della Memoria.
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La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sómogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti. Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo.