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Troppe stelle? Basta stelle!

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La scoperta non è di poco conto, tanto che Nature le riserva addirittura l'onore della prima pagina sul numero dello scorso 25 luglio. Il meccanismo scoperto, infatti, potrebbe spiegare come mai le galassie massicce che si osservano siano così poche. Ma andiamo con ordine.

La Galassia dello Scultore (nota tra gli astronomi come NGC 253 e talvolta chiamata familiarmente Silver Coin Galaxy per la sua forma che la fa assomigliare a una moneta vista quasi di taglio) è una delle galassie più brillanti della volta celeste, escluse ovviamente quelle che appartengono a quella cerchia di sistemi stellari più prossima alla Via Lattea nota come Gruppo Locale. Distante circa 11,5 milioni di anni luce, la Galassia dello Scultore è soprattutto nota agli astronomi perchè sede di intensa produzione stellare (starburst, in termini tecnici) e per questo tenuta costantemente sotto controllo. Non è dunque un caso che il team di Alberto Bolatto, astrofisico uruguaiano in forza all’Università del Maryland, abbia puntato verso quella galassia le potenti antenne di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) in caccia di nuove e dettagliate informazioni sulle regioni di intensa formazione stellare che la caratterizzano.

La qualità delle osservazioni ha permesso di scoprire la presenza di dense e fredde colonne di gas in allontanamento dalle zone centrali della galassia. “Per la prima volta - ha commentato Bolatto - abbiamo potuto osservare con chiarezza massicce concentrazioni di gas mentre vengono soffiate via dalla violenta espansione dei gusci di pressione innescati dalle giovani stelle”. Lo studio, pubblicato su Nature, è di particolare importanza perchè la valutazione delle quantità di gas coinvolte in questi super-venti stellari (circa dieci masse solari all'anno, ma potrebbero essere anche molte di più) fornirebbe la prova convincente che alcune galassie interessate da intensa produzione stellare si priverebbero in tal modo della materia prima indispensabile alla formazione di nuove generazioni di stelle. La galassia, insomma, finirebbe col mettere a repentaglio il suo stesso futuro. Mantenendo l'attuale ritmo di espulsione, infatti, si valuta che la Galassia dello Scultore possa restare senza risorse nel volgere di 60 milioni di anni, un tempo incredibilmente breve nella vita evolutiva di una galassia.

L'eccezionale ricchezza di dettagli consentita da ALMA - utilizzato ancora in una configurazione con 16 antenne, dunque solo un quarto della configurazione completa - ha permesso ai ricercatori di determinare che quelle grandi quantità di gas vengono espulse dalla galassia a velocità comprese tra 150 mila e quasi un milione di chilometri orari. Velocità senza dubbio estremamente elevate, che però potrebbero anche non bastare ad allontanare definitivamente il gas dalla galassia. Se così fosse, dopo molti milioni di anni, quel materiale intrappolato nell’alone che circonda la galassia potrebbe alla fine ricadere sul disco permettendo l'innesco di nuovi episodi di formazione stellare. In tal caso, il ruolo di quei super-venti sarebbe quello di diluire nel tempo la formazione di nuove stelle.

Ciò che è stato scoperto nella Galassia dello Scultore potrebbe aiutare a rispondere a una domanda chiave dell'astronomia contemporanea: quali sono i meccanismi che regolano la formazione stellare nelle galassie? Comprendere tali meccanismi permetterebbe di chiarire le modalita con cui le galassie evolvono. A quanto pare, i risultati appena pubblicati sono già in grado di offrire un indizio importante. Secondo alcune simulazioni al computer, infatti, le galassie più antiche dovrebbero avere molta più massa e molte più stelle di quanto noi realmente osserviamo. Ora, scoprire che una forsennata produzione stellare può impoverire di materiale una galassia e impedire successive generazioni di stelle potrebbe offrire una convincente spiegazione del fatto che, nelle loro osservazioni, gli astronomi si siano imbattuti in poche galassie di massa elevata.

Chiarimenti decisivi sono attesi quando si potrà impiegare ALMA nella sua configurazione completa. Solo allora, probabilmente, si potrà determinare qual è il vero destino del gas soffiato via dai venti stellari e stabilire se quel super-vento è il tassello di un gigantesco, complesso e lento riciclo di materiali oppure è un insormontabile ostacolo per le nuove generazioni di stelle.

Per approfondire:
Research paper


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