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Non c’è due senza tre: perché la Terza Missione per le università è importante, e migliora la didattica e la ricerca

Un gruppo di persone intorno a un tavolo circondate dai simboli di conoscenza e sapere

Secondo Marilisa D’Amico, costituzionalista e prorettrice alla Terza Missione dell’Università Statale di Milano, e Roberto Tiezzi, direttore dell’Area Innovazione dello stesso ateneo, le attività di Terza Missione, basate sull’interazione dell’università con la società nel suo insieme, sono fondamentali e non vanno abbandonate, ma al contrario rafforzate. Perché non mettono a rischio, ma anzi arricchiscono anche la didattica e la ricerca. Immagine realizzata da ChatGPT

Si è messa in discussione recentemente, attraverso un dibattito ripreso sui media, l’opportunità per le università italiane di coltivare progetti di Terza Missione – oggi definita in realtà “valorizzazione delle conoscenze” – termine con cui si indicano tutte le attività, di solito organizzate in specifici progetti, attraverso cui l’università interagisce con il mondo imprenditoriale, le istituzioni pubbliche e private, i diversi settori del volontariato, più in generale con la società nel suo insieme.