Il Futuro di Galileo

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Padova celebra i 400 anni delle prime osservazioni astronomiche effettuate da Galileo nel 1609, con una mostra curata da Giulio Peruzzi e Sofia Talas che propone un viaggio in 400 anni di fisica, dal Seicento a oggi. Meriterebbe di diventare permanente.
Miniatura: 

Un motivo del tutto particolare per cui sono contento che il sindaco Zanonato abbia vinto la competizione elettorale a Padova è che la capacità di propulsione culturale che questo sindaco ha avuto nella sua città è straordinaria. Se posso dirlo con una frase sintetica che poi cercherò di spiegare meglio: Zanonato ha capito che le città e i cittadini non hanno solo bisogno di eventi effimeri benché brillanti, di punti di esibizione di ospiti di passaggio (come i famosi Festival tanto di moda), ma anche e soprattutto di eventi culturali che lasciano un segno nella storia e nella cultura nazionale. L'idea, perciò, di prendere due veri esperti come Giulio Peruzzi e Sofia Talas per mettere in piedi una mostra memorabile su Galilei e sulle ricadute del suo grande pensiero, "Il futuro di Galileo", è un esempio di politica illuminata che prevale sui piccoli e meschini interessi spesso pilotati da esigenze di mercato locale o di grossi gruppi produttori (editori, industrie, ecc.). Perché vuol dire rendersi conto del fatto che la celebrazione dell'anno dell'astronomia e delle osservazioni astronomiche galileiane non è uno stanco rituale, un giubileo qualsiasi che tra un anno si può dimenticare; ma è un tentativo di riappropriarsi di qualcosa che nessuna altra civiltà ha posseduto come la nostra.

La mostra, disseminata con larghezza di spazi e strumenti illustrativi in sontuose sale di un imponente edificio cittadino, fa capire che l'amalgama di storia e scienza necessario per riportare in vita gli ultimi 400 anni della cultura del nostro paese in un settore un po' trascurato dalla cultura dominante, è assolutamente eccezionale. Questa galleria di strumenti, ricostruiti con precisione e fedeltà da artigiani sempre più rari che ancora sopravvivono nelle nostre officine e nei nostri laboratori accademici, porta alla luce la continuità prodigiosa del pensiero galileiano dal '600 ai giorni nostri. Basta da sola a fare percepire visivamente il rischio che l'umanità ha corso quando forze retrive quanto assurdamente bigotte hanno tentato di cancellare la nascita del pensiero moderno. Si contrappone positivamente, perciò, alle iniziative di altri studiosi, un po' consumati dalle cattive abitudini accademiche, di riesumare polemiche e processi che non hanno più alcun senso e alcuna ragion d'essere.

Da Galileo si arriva ai giorni nostri: emoziona vedere nelle teche, lì a piccola distanza dal nostro occhio moderno, un manoscritto con disegni e calcoli del Grande. Per poi passare a tecnologie sempre più evolute e più difficili da spiegare al visitatore, ma di tale impatto concreto da attirare l'attenzione di adulti o scolaretti attraverso una salutare eccitazione della curiosità. Nella mia lunga vita ho visto esposizioni di paesi che sembravano più capaci di noi di decantare apprezzabilmente le proprie virtù. Questa mostra ci riscatta: sarebbe bello che non si muovesse più da lì  e che contribuisse alle visite a Padova non meno del pelleginaggio al santuario: forse pretendo troppo, ma non c'è niente di male a sperare in un riscatto della scienza che auspichiamo invano da anni. Un elegante volume di Skirà, intitolato come la mostra, provvede alla memoria cartacea.