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Recensione scuola

Il thriller sta per cominciare. Che insegnanti avranno quest'anno i nostri figli? Avranno degli insegnanti? Quando arriveranno? Davanti al portone della scuola, tra bambini eccitati o addormentati, tra genitori carichi di pacchi di carta igienica, risme di carta per fotocopie, confezioni di sapone liquido e gessetti, le domande che si rincorrono sono sempre le stesse: chi insegnerà inglese? La stessa maestra che l'anno scorso si scusava e chiedeva aiuto ai genitori? Ci sarà il sostegno per quel bambino in difficoltà? E per quante ore? In un Paese in cui l'incidenza della spesa pubblica in istruzione e formazione è pari al 3,5 % del PIL (di contro al 7 della Danimarca, al 6,3 del Regno Unito) la vera risorsa economica sono loro: i genitori. Vendono salamelle per ristrutturare il teatro della scuola, si autotassano per comprare i microscopi, si ritrovano il fine settimana per tinteggiare le classi, regalano computer che funzionano – a differenza di molte ditte che utilizzano la scuola come discarica per l'hardware inutilizzabile.

Ma è giusta questa “privatizzazione” della scuola pubblica? Lo Stato dal 2006 promette fondi che non eroga. Nei bilanci delle scuole questi crediti vengono chiamati “residui attivi” e raggiungono vette da 300.000 a 400.000 euro. In attesa che lo Stato paghi il suo debito, le scuole vanno avanti attingendo alle tasche delle famiglie. Il ministro Gelmini ha fatto sapere di essere assolutamente contraria a “questa prassi un po' lamentosa e in pochi casi giustificata. La scuola pubblica non deve costare”. Su questo siamo tutti d'accordo. Lo sancisce la nostra Costituzione. Il quadro è fosco, il pessimismo e la stanchezza dilagano, soprattutto tra gli insegnanti. Cominciano a nascere dei movimenti - come Retescuole e cittadinanzattiva – che promuovono iniziative di sensibilizzazione presso l'opinione pubblica, class action contro la chiusura di piccole scuole, contro le classi-pollaio che violano tutte le norme di sicurezza. Un quadro chiaro, aggiornato ed appassionato della situazione della scuola italiana, soprattutto di quella dell'obbligo, è tracciato nel libretto di Alex Corlazzoli “Riprendiamoci la scuola. Diario d'un maestro di campagna” (Altreconomia edizioni, 134 pagg. 8,00 euro). Maestro precario, siciliano trapiantato nella Padania, Corlazzoli ci parla di sé, dei suoi alunni della provincia di Cremona che conoscono i nomi dei morti di mafia siciliani, delle lotte dei genitori di Gerre de' Caprioli, del sindaco che paga di tasca sua la gita al bambino con i genitori disoccupati, ma senza derive alla De Amicis. Forte della sua esperienza di giornalista in settimanali come Avvenimenti e Diario della Settimana, snocciola cifre, denuncia malfunzionamenti, indaga certi miti come quello dei test Invalsi. Il tutto condito da un'inguaribile voglia di sperare: quando parla del preside di una scuola allo Zen di Palermo, quando parla dei genitori della scuola Longhena di Bologna, quando parla di Don Nicolini e della sua scuola familiare, sembra che davvero si possa non solo sopravvivere alla scuola italiana ma anche cambiarla. Basterebbe dare spazio e risorse a chi sta preparando i nostri figli ad un futuro che non si prospetta facile.

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