Covid-19/

Sergio Romagnani

Già professore di Immunologia clinica e medicina Interna e professore emerito dell’Università di Firenze. E' autore di oltre 400 pubblicazioni in extenso. Il suo IF (“Impact Factor”) globale é superiore a 1.700 ed il numero totale di citazioni finora ottenute é superiore a 17.000 sulla base di dati ISI (“Institute of Scientific Information”). Ha svolto oltre 300 relazioni e seminari su invito a Congressi Nazionali e Internazionali. Nel 1995 é stato identificato tra i primi 25 autori (il solo europeo) nel campo della Immunologia ed il primo a livello mondiale nel campo della Immunologia Umana tra il 1990 e il 1994 (Science Watch 6: 1-2 May, 1995; Current Contents 38: 3-6, 1995). Nel 2000 é stato incluso dall’ ISI tra i 107 ricercatori più citati a livello mondiale nel campo dell’ Immunologia e tra i 29 italiani più citati in tutti i settori scientifici negli ultimi venti anni. Dal 2000 al 2003 è stato Presidente dell’ EFIS (“European Federation of Immunological Societies”), che comprende 28 Società Nazionali e oltre 18,000 membri. Dal 2002 al 2005 ha rivestito la carica di Presidente della SIICA (Società Italiana di Immunologia, Immunologia Clinica ed Allergologia). Nel luglio 2004 è stato eletto Membro del “Council” della IUIS (“International Unit of Immunological Societies”), che rappresenta tutte le Società di Immunologia a livello mondiale.

Facciamo in tutta Italia come a Vo’ (e in Corea del Sud)?

Uno studio epidemiologico effettuato nel paese veneto di Vo’ Euganeo ha mostrato che la maggioranza delle persone infettate da SARS-CoV-2 è asintomatica, ma rappresenta una formidabile fonte di contagio: l'isolamento di tutti i soggetti infettati, asintomatici compresi, ha permesso non solo di proteggere dal contagio altre persone ma anche in grado di proteggere dalla evoluzione grave della malattia nei soggetti contagiati. Sulla base di questo risultato, scrive l'immunologo Sergio Romagnani, nella battaglia contro il virus appare cruciale cercare di scovare le persone asintomatiche ma comunque già infettate, che hanno una maggiore probabilità di contagiare visto che nessuno le teme o le isola.

Mi permetto di sottoporre all’attenzione generale un punto che credo meriti di essere preso in considerazione. Mi riferisco ai risultati dello studio epidemiologico effettuato nel paese veneto di Vo’ Euganeo su suggerimento e sotto la direzione di Andrea Crisanti, Direttore della Cattedra dell’Unità Diagnostica di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova [1].