Covid-19/

Dagmar Rinnenburger

Nata nel 1957 a Treviri in Germania, si è laureata in medicina a Freiburg in Breisgau nel 1984 e si è specializzata in malattie dell’apparato respiratorio e allergologia. Ha esercitato come medico a tempo pieno in diversi ospedali in Germania, in reparti di chirurgia, medicina interna, oncopneumologia e riabilitazione, fino al suo trasferimento in Italia nel 1991. Ha lavorato a Roma nell’ambito delle cure palliative, nella riabilitazione respiratoria presso la Fondazione S. Lucia IRCCS. Nel 2002 ha scritto un libro sull’educazione terapeutica nell’asma. Dal 2003 ha lavorato presso l’ospedale San Camillo in terapia intensiva respiratoria, occupandosi di ventilazione invasiva e non invasiva e dedicandosi in particolare ai malati affetti da insufficienza respiratoria per problemi neuromuscolari, come la Sclerosi Laterale Amiotrofica e le distrofie muscolari, nei vari aspetti pratici, clinici e etici. Ha sviluppato un questionario sulle decisioni di fine vita nell’insufficienza respiratoria. Di recente ha pubblicato “La cronicità. Come prendersene cura, come viverla” (Il Pensiero Scientifico, 2019).

L’approccio creativo della Germania all’emergenza Covid-19

Dagmar Rinnenburger, medico tedesco, racconta come l'epidemia di Covid-19 è stata affrontata in Germania, dal suo inizio a oggi, e dell'approccio "creativo e razionale" adottato dai medici.

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Nei primi giorni dello scorso aprile riassumevo (in un articolo pubblicato su Salute Internazionale) la situazione del Covid-19 nel mio Paese con tre parole quasi banali, attribuendo alla Germania tre fattori favorenti: la fortuna (perché all’inizio della pandemia c’erano pochi contagiati e di età decisamente minore che in Italia), il tempo per prepararsi e la ricchezza, sotto forma dell’ampia disponibilità di letti in terapia intensiva.