fbpx La vita reinventata? | Scienza in rete

La vita reinventata?

Primary tabs

Tempo di lettura: 4 mins

Ecco l'inizio della «vita artificiale»! Costruita la prima cellula! Svolta epocale nella ricerca! Vita controllata da un DNA sintetico capace di dividersi e moltiplicarsi! Questi i titoli dei giornali del 20 Maggio 2010. Cosa era successo di così importante? Craig Venter (l’autore della sequenza del genoma umano) aveva ottenuto delle cellule capaci di riprodursi utilizzando un DNA completamente sintetico. La notizia era ghiotta e i commenti che ne sono derivati sono stati dei più disparati, dall’entusiasmo per le nuove possibilità offerte dalla biologia al più profondo sconcerto per l’idea che si possano creare dal nulla nuovi organismi pericolosi per la vita sulla terra. Dei mostri insomma.

Cosa era veramente avvenuto? Gli scienziati avevano imparato a introdurre un intero cromosoma sintetizzato artificialmente dentro una cellula preesistente che da quel momento era stata capace di utilizzare le istruzioni contenute nel DNA sintetico. La novità stava nel fatto che il DNA sintetico era molto grande e che la cellula ospite lo aveva accettato pienamente come il proprio genoma. Il processo di trasferimento del DNA da un organismo all’altro è molto comune e avviene tra batteri costantemente. In questo caso il DNA era stato sintetizzato artificialmente e non era quindi naturale.

Ma era veramente così? Gli scienziati hanno copiato integralmente la sequenza del DNA da un organismo estremamente simile a quello che ha ricevuto il nuovo cromosoma ed hanno utilizzato come recipiente una cellula preesistente. Non hanno inventato dal nulla il DNA e non hanno creato artificialmente una cellula dal nulla. Hanno sfruttato tre miliardi di anni di evoluzione della vita sulla terra che sono serviti a determinare la sequenza del DNA degli organismi viventi ed hanno sfruttato una cellula ospite, che a sua volta deriva da una cellula preesistente, che a sua volta si era riprodotta da altre cellule in un processo che, senza soluzione di continuità, va avanti da tre miliardi di anni per miliardi di generazioni precedenti.

Come si fa, quindi, a chiamare questa vita artificiale? Allora perché questo tipo di esperimenti vengono condotti e perché si pensa che siano molto importanti? I biologi sintetici pensano che sia possibile creare in laboratorio nuove forme di vita artificiale che, come le macchine, possono essere costruite per svolgere compiti utili all’uomo. Più precisamente intendono riprogettare e produrre sistemi biologici già presenti in natura e progettare e fabbricare sistemi biologici non ancora esistenti in natura al fine di semplificare i sistemi biologici stessi e usarli come parti da assemblare per generare sistemi biologici più complessi. E’ pura fantasia oppure è già una realtà? Tutte e due le cose. Sono stati già realizzati sistemi semplici che inducono cellule viventi a fare cose che non sapevano fare, come un tipo di orologio biologico capace di sincronizzarsi da solo in tutte le cellule batteriche che crescono insieme. Non hanno ancora sperimentato sistemi molto più complessi ma sperano di farlo al più presto.

I biologi sono interessati a comprendere quali sono i meccanismi di base della vita ed uno dei modi per capirlo è quello di costruire cellule sempre più semplici per avere surrogati che siano più facili da comprendere e con cui sia più facile interagire per penetrare più a fondo nei fitti misteri della biologia. In questo modo i biologi si trasformano in ingegneri e vedono la biologia come una delle tante tecnologie, con il fine ultimo di riuscire a creare e costruire sistemi di bioingegneria che processino informazioni, manipolino agenti chimici, fabbrichino materiali e strutture, producano energia, forniscano cibo, e mantengano ed aumentino la salute umana ed il nostro ambiente. Per far questo hanno bisogno di inventare nuovi geni da introdurre in organismi semplici come i batteri oppure imparare ad usare i geni che sono stati creati dall’evoluzione naturale e che sono presenti in milioni di specie batteriche nel suolo, nei mari e nell’atmosfera. Ormai sono note decine di migliaia di sequenze di genomi di batteri e si conoscono almeno un milione di nuovi geni. Ma non sappiamo ancora quali sono le loro funzioni. La biologia sintetica vuole poterli utilizzare e combinarli in modo da produrre nuove sostanze naturali o come fabbriche chimiche per nuovi prodotti artificiali. C’è chi vede in questo processo dei pericoli per l’ambiente, chi vede problemi etici e chi accusa gli scienziati di voler giocare a fare Dio nel tentativo di reinventare la vita. Invece è solo una sfida che serve a scrutare l’ignoto. Senza sfide non c’è progresso e senza progresso le civiltà scompaiono.

 

 

La vita reinventata? (Ciclo "Dialoghi con la città", di Italia Nostra Milano) - Incontro con Giuseppe Macino (Università La Sapienza di Roma) - 25 novembre 2010 - Università degli Studi di Milano – Aula Magna - Via Festa del Perdono, 7 - Ingresso: 10 euro; gratuito per gli studenti

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

La funzione samaritana della medicina, controcanto dell'ipertecnologia

In quest'era ipertecnologica, esiste ancora la possibilità di tenere la barra sulla rotta dell’umanesimo in medicina? Certo ne esiste la necessità, se è vero che più della metà dei medici si dice insoddisfatta della propria pratica, paradossalmente più sottoposta a critica e a ostilità oggi che la medicina è in grado di cambiare la prognosi di molte malattie un tempo fatali.

In copertina: The doctor, Luke Fields

In un momento in cui ogni scienza applicata vede il proprio futuro addirittura sotto l'egida dell'intelligenza artificiale, ha attirato l'attenzione di chi scrive un recente editoriale del Journal of the American Medical Association, a firma di Jayshil Patel, che suona come un controcanto, il disegno melodico secondario sottoposto al disegno melodico principale.