Virus "trasparenti" grazie a un'italiana

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L’Organizzazione mondiale della sanità ha finalmente preso una posizione sulla trasparenza dei dati genetici dei virus influenzali. Cosa significa? Significa che oggi - di fronte alle minacce pandemiche - non c’è più spazio per tenere secretate le informazioni che vengono generate attraverso i programmi di sorveglianza virologica nell’interfaccia uomo-animale, e questa rappresenta un rivoluzione sotto molti aspetti.

Facciamo un passo indietro. Nel 2006, Ilaria Capua dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), sfida la comunità scientifica internazionale rifiutandosi di depositare la sequenza genetica del primo virus H5N1 africano in un database ad accesso limitato – e deposita la sua sequenza in GenBank, banca dati ad accesso pubblico. Spiega la ribellione così: “Se si tratta di una minaccia con possibili gravi ripercussioni sulla salute pubblica bisogna che tutti i gruppi di ricerca del mondo abbiano le informazioni più aggiornate per lavorare, in modo da accelerare la ricerca”.

La presa di posizione di Ilaria Capua innesca un dibattito internazionale. Nascono diversi database con la finalità di condividere le informazioni, i bandi europei sulle malattie emergenti prevedono nel programma di lavoro la messa a punto di strumenti e metodologie per ottimizzare i flussi e l’utilizzo delle informazioni. I CDC di Atlanta organizzano insieme all’IZSVe un workshop su “One Flu”, il nuovo approccio interdisciplinare e integrato sulle infezioni influenzali. Siamo quindi al di là del fiume, in una dimensione completamente diversa, e il documento dell’OMS, definito dalla stessa Margaret Chan, DG dell’OMS “Una svolta epocale in sanità pubblica” suggella questa vittoria, per la salute di tutti.

La “svolta epocale” è stata catalizzata da un ricercatore italiano, alle dipendenze del Ministero della Salute, nell’ambito del servizio sanitario nazionale. E’ la dimostrazione che con un gesto tutto sommato di buonsenso si possono cambiare i massimi sistemi. Anche dalla provincia italiana.

Per saperne di più
- Landmark agreement improves global preparedness for influenza pandemics. WHO, 2011
- One flu strategic retreat. Istituto Zooprofilattico Sperimentale

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La sinfonia n° 13 di Šostakovič

L'annientamento della popolazione ebraica sul posto, al di fuori dei campi di sterminio, che i nazisti perpetrarono nella loro avanzata verso est dal mar Baltico al mar Nero, copre numericamente quasi la metà della Shoah. Babij Jar è un burrone non lontano da Kiev che, quando i tedeschi occuparono la città ucraina nel settembre del 1941, divenne la tomba della popolazione ebraica residente. E di intellettuali, partigiani ucraini, soldati prigionieri, addirittura calciatori della Dinamo che non si erano voluti far battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, ladri comuni, decine di migliaia di rom. A questo luogo, o meglio a ciò che rappresenta, Evgenij A. Evtušenko dedicò un poema, i cui versi sono stati immortalati dalla loro inclusione nella sinfonia n° 13 di Dmitrij D. Šostakovič. Poiché la sua intenzione era di rendere omaggio alle vittime innocenti non solo del nazismo, ma anche dello stalinismo, Šostakovič chiese poi a Evtušenko altri testi da introdurre nella sinfonia, che furono poi modificati su pressione di Nikita Chruščëv: “Vorrei scrivere una sinfonia per ciascuna delle vittime, ma è impossibile ed è per questo che dedico a tutte loro la mia musica”.
L'articolo di Simonetta Pagliani in occasione del Giorno della Memoria.
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La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sómogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti. Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo.