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Vaiolo, conservare o distruggere gli ultimi virus?

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Si torna a parlare di vaiolo. A maggio di quest’anno l’assemblea delle Nazioni Unite dovrà decidere se i due lotti di virus ancora conservati al sicuro in due laboratori – uno negli Stati Uniti e l’altro in Russia – debbano essere distrutti  o no. Uno può pensare che sarebbe logico distruggerli, così non corriamo più rischi. Si tratta di un virus estremamente contagioso capace di provocare una malattia gravissima (di vaiolo sono morte centinaia di milioni di persone nei secoli scorsi e anche la Regina di Inghilterra Maria II, lo Zar Pietro II di Russia e Re Luigi XV di Francia).

La lotta al vaiolo è cominciata con i primi esperimenti di Edward Jenner che nella seconda metà del 700 aveva l’idea di trovare un vaccino. C’è riuscito e dai primi dell’800 il vaccino ha cominciato ad essere utilizzato prima in Europa, poi nel nord America, poi dappertutto.  Più si diffondeva l’impiego del vaccino meno epidemie di vaiolo si registravano. L’ultima è stata in Somalia nel 1977, poi basta. Nell’1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il mondo era finalmente libero dal vaiolo. E’ stata una delle più grandi vittorie della medicina di tutti i tempi. Allora perché non distruggiamo gli ultimi due lotti di vaiolo che ancora sono conservati negli Stati Uniti e in Russia e la malattia sarà solo una faccenda per gli storici? Sembrerebbe logico ma molti scienziati pensano che sarebbe un grave errore. Ed è quello che sostiene Nature in un editoriale di questi giorni. Perché? Un po’ anche perché altri lotti di virus del vaiolo potrebbero essere conservati in segreto da qualche altra parte, non lo sa nessuno. Se è così (ed è possibile che sia così e comunque non lo si può escludere) la malattia potrebbe riemergere e diffondersi. Senza un po’ di virus di vaiolo conservato in qualche laboratorio che conosciamo che dia garanzie, e che possiamo controllare saremmo più vulnerabili anziché più protetti. Avere ancora un po’ di virus serve per avere tecniche diagnostiche più rapide di quelle che c’erano fino a qualche tempo fa, anche per preparare nuovi farmaci antivirali e perfino vaccini più moderni ed eventualmente più efficaci. Fra gli anni ’50-’60 c’è stata una campagna di vaccinazione mondiale che aveva l’obiettivo di radicare il vaiolo. Ci sono riusciti ma la conseguenza di questo straordinario successo (che ha risparmiato milioni e milioni di morti) è però che la metà di quelli che oggi abitano la terra non è stata mai esposta al virus, non è immunizzata ed è estremamente vulnerabile.

E non basta, ci sono ancora tante cose che non sappiamo del virus. Perché gli uomini sono così vulnerabili? Perché si diffonde così rapidamente? Come si comporta il nostro sistema immunitario a contatto col virus? Tutte domande a cui senza virus (che consente di fare tanti altri progetti di ricerca) non possiamo rispondere. Chi vorrebbe distruggere anche gli ultimi due lotti dice che il virus un bel giorno potrebbe anche sfuggire dalle mani di chi ci lavora o alle precauzioni di chi lo conserva al CDC di Atlanta e nei laboratori di Novosibirsk. Ma questo è davvero un rischio remoto, praticamente inesistente se si considerano le condizioni di assoluta sicurezza con cui vengono conservati questi virus. Anche chi vive in Africa e in Asia – che ha ancora il tremendo ricordo di epidemie di vaiolo relativamente recenti – vorrebbe che si distruggesse tutto fino all’ultimo virus. “E’ una pessima idea” per l’editorialista di Nature. Ha ragione. E’ proprio per proteggere l’Africa e l’Asia e in generale i paesi più poveri, e anche per difenderci da qualcuno che potrebbe conservare del virus da qualche parte e usarlo per attacchi biologici che dobbiamo tenerci ancora un po’ di virus. Lo si deve fare nei laboratori giusti, si capisce, che sono proprio quelli dove oggi si conserva un po’ di virus del vaiolo.


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