fbpx La testimonianza italiana nella ricerca del bosone | Scienza in rete

La testimonianza italiana nella ricerca del bosone

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

E' difficile descrivere le mie emozioni durante questo 4 luglio 2012, con l’annuncio della scoperta del bosone di Higgs. Per chi come me ha inseguito questo traguardo per oltre 20 anni, in queste ore sembrava di vivere in un sogno.

Quando, agli inizi degli anni '90, un piccolissimo gruppo di fisici – io ero tra loro -  cominciò ad immaginare CMS come lo strumento che avrebbe permesso la scoperta dell'Higgs, una larga parte della comunità scientifica ci prendeva per pazzi. L'esperimento era ritenuto una sorta di "mission impossible", le tecnologie proposte non esistevano, i costi sembravano proibitivi. Inoltre, proporre scoperte così delicate nell'ambiente tremendamente ostile delle collisioni ad alta energia di LHC era considerato da tutti una vera e propria follia. E in effetti ci sono voluti 20 anni e il lavoro paziente e certosino di migliaia di persone, prima per costruire e mettere in funzione CMS e poi per analizzare i dati raccolti ad LHC. A loro va tutto il merito della scoperta di oggi.

Ancora maggiore è la mia soddisfazione - e qui metto una nota personale - perché da Spokesperson di CMS nel 2010-2011, insieme ai miei più stretti collaboratori (fra loro un altro grande fisico italiano, Gigi Rolandi, che avevo scelto come responsabile della fisica), abbiamo fatto la scelta strategica di concentrare la parte migliore delle nostre risorse umane e materiali nella ricerca del bosone di Higgs. Anche qui, una mossa rischiosa perché anche solo due anni fa erano pochi i fisici disposti a scommettere che gli esperimenti di LHC avrebbero potuto scoprire il bosone di Higgs. Soprattutto quando la macchina di Ginevra, dopo l'incidente del 2008, marciava soltanto a metà dell'energia di progetto. Tutti ancora una volta pensavano che non avremmo avuto abbastanza dati e che le sezioni d'urto di produzione a 7 TeV non sarebbero state sufficientemente grandi da consentirci l'estrazione di un segnale significativo.

Un terzo motivo di soddisfazione nasce dal fatto che, quando abbiamo cominciato a raccogliere i primi frutti di questo sforzo gigantesco e nel dicembre 2011 ho presentato insieme a Fabiola Gianotti - spokesperson di ATLAS - i primi risultati, ben pochi erano convinti che quegli eccessi di eventi che i due esperimenti avevano registrato intorno a 125 GeV erano la prima evidenza della presenza del bosone di Higgs nei nostri dati. Oggi che i dati del 2012 hanno rafforzato ed amplificato quei primi segnali, possiamo dire al di sopra di ogni ragionevole dubbio che avevamo visto giusto.

E' dunque una grande giornata per il nostro campo, la fisica delle alte energie, e penso che sia una grande giornata per la scienza in generale. Con la scoperta del bosone di Higgs, ne sono convinto, stiamo celebrando il trionfo del modello standard delle particelle elementari e, contemporaneamente, forse, stiamo allargando il campo ad una serie di nuove domande.

n.d.r Guido Tonelli è Spokeperson emerito dell'esperimento CMS


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

(Ri)guardare ER nel 2026

screenshot dalla sigla di ER Medici in prima linea

Rimesso a disposizione su Netflix, "ER – Medici in prima linea" resta un caposaldo dei medical drama. Rivederla a oltre trent’anni dal debutto non significa solo ritrovare casi clinici e personaggi, ma misurare quanto siano cambiati la medicina e il lavoro sanitario non meno delle rappresentazioni sociali della malattia. E forse anche accorgersi che, più delle pratiche e della realtà, a evolversi rapidamente sono stati i modi di raccontarle.

Nell'immagine di copertina: screenshot dalla sigla di ER - Medici in prima linea

Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma la serie ER – Medici in prima linea. Per chi l’aveva appassionatamente seguita ai tempi, odi et amo: da una parte ci toccano 15 anni di puntate da rivedere, dall’altra è l’occasione di immergersi in una serie nota, amata e che ha letteralmente fatto la storia di enorme successo dei medical drama. E, in questo modo, anche di farsi due conti su come è cambiata non solo la medicina sensu strictu, ma anche i suoi rapporti con la società e il modo di raccontarla.