fbpx A scuola di bioinformatica | Scienza in rete

A scuola di bioinformatica

Primary tabs

Tempo di lettura: 4 mins

La bioinformatica è divenuta oggi una disciplina indispensabile nella ricerca biomedica e non solo.
In questi ultimi anni stiamo assistendo a un rapido sviluppo delle tecnologie, cosiddette high-throughput, che hanno dato vita a una serie di discipline “omiche” (genomica, trascrittomica, proteomica, metabolomica).
Queste hanno influenzato notevolmente la ricerca di base permettendo di affrontare problemi fino a oggi impensabili. Inoltre stanno rivoluzionando il mondo delle biotecnologie, basti pensare al sequenziamento dei genomi di diverse specie di interesse agro-alimentare o di ceppi batterici con applicazioni industriali. Infine le scienze omiche promettono di cambiare completamente il modo di fare medicina sia per quanto riguarda la diagnosi sia la terapia, con quella che viene definita la medicina personalizzata.

Il problema principale che si pone è quello di analizzare l’enorme quantità di dati prodotti da queste metodiche per arrivare alla comprensione dei circuiti di regolazione alla base di ogni processo cellulare. Questo richiede l’utilizzo di strumenti bioinformatici e biostatistici in grado di gestire, interpretare ed integrare la vasta gamma di informazioni ottenute mediante le analisi globali o genome-wide.
L’applicazione dei recenti sviluppi tecnologici allo studio dell’espressione genica, o alla genotipizzazione dell’intero genoma resa possibile dalle tecniche di sequenziamento di nuova generazione, hanno reso necessaria l’acquisizione di nuove infrastrutture bioinformatiche e lo sviluppo di nuovi approcci fortemente interdisciplinari per l’interpretazione dei dati.
C’è la necessità oggi di formare nuove competenze e nuove figure professionali in grado di focalizzare il problema biologico e di sviluppare modelli e metodologie numeriche e statistiche. Su questo punto bisogna registrare una certa carenza del sistema formativo e della ricerca in Italia.

CABGen (Centro d’Analisi Bioinformatiche per la Genomica) nasce appunto da queste considerazioni e si pone l’obiettivo di dare un contributo creando sinergie tra il mondo della ricerca biologica (Istituto di Genetica Molecolare-Cnr) e quello della ricerca matematica (Istituto di Matematica Applicata e Tecnologie Informatiche-Cnr) e informatica (Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione, Università di Pavia).
In questo contesto si inserisce il Corso di Bioinformatica organizzato presso l’Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Igm-Cnr) di Pavia nei giorni 16-19 settembre 2014.

Il corso è articolato su quattro giornate in cui si alterneranno lezioni teoriche e pratiche. Le lezioni teoriche saranno tenute da Giovanni Parmigiani (Harvard School of Public Health), esperto in metodi statistici e modelli Bayesiani per la predizione del rischio e della suscettibilità individuale ai tumori. In particolare, Parmigiani illustrerà nelle sue lezioni i principi alla base dell’interpretazione e dell’integrazione dei profili trascrizionali e delle differenze genomiche per numero di copie e le sue applicazioni nello studio di diversi tipi di tumore.
Le lezioni pratiche saranno tenute da Luigi Marchionni (John Hopkins University School of Medecine) e saranno incentrate sull’utilizzo di specifici programmi computazionali necessari per la manipolazione e l’interpretazione dei dati biologici provenienti da diversi tipi di esperimenti genome-wide.

Il Corso di Bioinformatica è inserito nell’ambito della didattica del Dottorato in Genetica, Biologia Molecolare e Cellulare e del Dottorato in Bioingegneria e Bioinformatica (dell’Università di Pavia e vedrà la partecipazione di giovani ricercatori provenienti da diversi percorsi di formazione con l’obiettivo di incentivare la collaborazione e lo sviluppo di nuovi approcci interdisciplinari.
Il Corso è organizzato dal gruppo di ricerca CABGen nato presso l’Istituto di Genetica Molecolare nel 2010 grazie al contributo di Fondazione Cariplo con l’obiettivo di sviluppare un centro con le competenze e le risorse tecnologiche necessarie per l’analisi di dati genome-wide applicati allo studio della fisiologia cellulare normale e patologica e alla comprensione dei fenomeni evolutivi delle popolazioni.

Per informazioni sul programma è possibile consultare la pagina web dell’IGM

Locandina lezioni teoriche Prof. G. Parmigiani

download

Locandina lezioni pratiche Prof L. Marchionni 

download

Recenti pubblicazioni dei relatori

Tyekucheva S, Marchionni L, Karchin R, Parmigiani G. Integrating diverse genomic data using gene sets. Genome Biol. 2011 Oct 21;12(10):R105. doi: 10.1186/gb-2011-12-10-r105.

Waldron L, Haibe-Kains B, Culhane AC, Riester M, Ding J, Wang XV, Ahmadifar M, Tyekucheva S, Bernau C, Risch T, Ganzfried BF, Huttenhower C, Birrer M, Parmigiani G. Comparative meta-analysis of prognostic gene signatures for latestage ovarian cancer. J Natl Cancer Inst. 2014 Apr 3;106(5). pii: dju049. doi: 10.1093/jnci/dju049.

Ho YY, Cope LM, Parmigiani G. Modular network construction using eQTL data: an analysis of computational costs and benefits. Front Genet. 2014 Feb 26;5:40. doi: 10.3389/fgene.2014.00040.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine una vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.