La scienza dell’amore

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Solo un paio di settimane in anticipo rispetto a San Valentino, si è tenuto a San Diego il XIII meeting della Society for Personality and Social Psychology, durante il quale diversi ricercatori americani hanno presentato una serie di studi condotti sul tema dei sentimenti. Amare fa bene alla salute: bella scoperta, verrebbe da dire. Pare infatti che in questo campo la scienza confermi il buon senso, talvolta perfino i luoghi comuni. L’analisi dei meccanismi che sottendono al funzionamento e alle disfunzioni della coppia è comunque interessante e ricca di curiosità che scatenano riflessioni anche a sfondo sociologico.

In una delle ricerche illustrate a San Diego, sono state osservate 34 coppie di conviventi allo scopo di misurare il livello di cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress”, la cui produzione aumenta in condizioni di severo stress psico-fisico. Ebbene, è emerso che siamo più stressati e dormiamo peggio quando siamo separati dal partner, anche per brevi periodi (da 4 a 7 giorni).
Un altro risultato, illustrato dai ricercatori della Florida State University, è che l’amore stimola una sana competizione, per esempio nei confronti di un possibile rivale particolarmente attraente.
E ancora, uno studio condotto dal MIT Sloan School of Management ha dimostrato che il momento in cui diciamo “ti amo” per la prima volta è tutt’altro che casuale. Dietro alla tempistica della dichiarazione ci sarebbe infatti una vera e propria analisi costo-benefici che gli uomini, in genere, sarebbero più veloci a condurre.

Che stare in una relazione amorosa stabile faccia bene alla salute è argomento indagato da tempo. Oggi sappiamo che chi è sposato o convive ha migliori livelli di pressione sanguigna, vive più a lungo, è meno a rischio di depressione e fa minor uso di farmaci e droghe. Nello specifico, questi ultimi vantaggi erano già stati descritti nel 2009 in un articolo pubblicato sulla rivista britannica Psychological Medicine che aveva riportato gli esiti di uno studio internazionale condotto in 15 Paesi sotto la l’egida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in collaborazione con diversi enti fra cui l’Università di Harvard e sotto la guida della psicologa clinica Kate Scott dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda. Lo studio aveva coinvolto quasi 35.000 persone, concludendo non soltanto che una stabile vita di coppia influisce positivamente sulla salute, fisica e  mentale, sia degli uomini che delle donne, ma anche il contrario, ossia che la fine di una storia o la perdita del partner condizionano negativamente il nostro benessere. Le donne sarebbero più esposte all’abuso di farmaci, alcol o droghe, gli uomini alla depressione.

Nel 2010, alcuni ricercatori dell’Acadia University, in Canada1, hanno evidenziato un legame tra lo stress legato a un amore conflittuale e specifici problemi di salute. In casi di “attaccamento ansioso”, cioè di quel sentimento di possesso, misto ad ansia e insicurezza che a volte accompagna rapporti sentimentali poco sereni, oltre 5600 persone di età compresa fra i 18 e i 60 anni, valutate nello studio, hanno mostrato un aumento statisticamente significativo di patologie come artrite, ipertensione, mal di schiena, emicrania, allergie e disturbi cardiovascolari.

Già qualche anno fa, del resto, una ricerca condotta da Ronald e Jan Galser, una coppia di psiconeuroimmunologi della Ohio State University2,3, aveva indagato la relazione fra funzionamento del sistema immunitario e serenità della vita coniugale. Chi litiga spesso, ha livelli più alti di stress e di conseguenza ha un fisico indebolito. Resta da dimostrare se gli effetti negativi sulla salute di una relazione poco serena sono duraturi o temporanei.

Un articolo appena pubblicato sul Journal of Marriage and Family4 invece, arriva a una interessante conclusione: il matrimonio tradizionale regala concreti benefici a livello di salute ma la convivenza assicura maggiore benessere psicologico, più felicità e autostima. Entrambi sono comunque preferibili allo status di  single, a patto che la coppia sia felice. Le persone che vivono in coppia hanno mostrato un picco di benessere nella fase iniziale di matrimonio e convivenza, con livelli più elevati di felicità e un minor numero di sintomi depressivi rispetto a chi non ha una relazione amorosa. Tuttavia, in questo caso, i vantaggi si esaurirebbero al termine della cosiddetta fare della luna di miele dei primi tempi.

Insomma, la scienza dimostra che, quando funziona, una relazione amorosa stabile e serena - non importa se tradizionale e legalmente riconosciuta - assicura una salute migliore, e conferma che, per il nostro benessere psico-fisico vale ancora il vecchio detto “meglio soli che male accompagnati”.

1 McWilliams LA, Bailey SJ. Associations between adult attachment ratings and health conditions: vvidence from the national comorbidity survey replication. Health Psychology 2010;29:446–53.
2 Kiecolt-Glaser JK, Gouin JP, Hantsoo L. Close relationships, inflammation, and health. Neurosci Biobehav Rev 2010;35:33-8.
3 Kiecolt-Glaser JK, Glaser R. Chronic stress and mortality among older adults. JAMA 1999;282: 2259-60.
4 Musick K, Bumpass L. Re-examining the case for marriage: union formation and changes in well-being. Journal of Marriage and Family 2012;74:1-18.

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