fbpx Salvare le eccellenze | Scienza in rete

Salvare le eccellenze

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Per fortuna che c’è l’Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione della ricerca, ci dicevamo fino a ieri. Ha appena lanciato un megaprogramma di valutazione degli enti di ricerca per poi presentare al governo una lista ragionata dei «buoni e dei cattivi». Un lavoraccio per valutatori e valutandi, ma tutti l’abbiamo fatto volentieri, soprattutto noi degli enti di ricerca. Finalmente, ci dicevamo, avremo un giudizio di merito basato su standards internazionali, in base al quale assegnare i fondi. Noi dell’Istituto nazionale di Astrofisica ci sentivamo particolarmente contenti: qualunque graduatoria internazionale mette l’Inaf (e l’Italia) al quarto/quinto posto assoluto al mondo per produttività scientifica nel campo astrofisico. Ci eravamo, quindi, sottoposti volentieri al non piccolo sforzo della valutazione, contenti che l’Italia, finalmente, avesse anche lei una Agenzia ad hoc, come le grandi nazioni, da Usa a Francia. E pazienza se tutto il processo ha un suo costo: soldi ben spesi, ci dicevamo, pur di riuscire a far valere il merito, forse per la prima volta in Italia.

Invece, colpo di scena: senza aspettare i risultati della valutazione, sotto la pressione della spending review si comincia a parlare di tagli a tutti e perfino di soppressioni di enti di ricerca.

Prima voci inquietanti escono dai corridoi del Mef. Poi il panico si scatena quando, nella bozza del decreto che entra in Consiglio dei ministri, c’è scritta esplicitamente, tra l’altro, la soppressione dell’Inaf attraverso un accorpamento all’Istituto nazionale di Fisica nucleare. Ci sono molte altre notizie negative di tagli (anche alla Agenzia spaziale italiana) e soppressioni di enti minori. Ma come, ci diciamo, così senza una consultazione con la comunità? E tutto lo sforzo (e costo) Anvur è buttato via? Perché se fossimo stati valutati come i peggiori si potrebbe capire, ma così… i risultati Anvur ci saranno, forse, a fine anno. Per fortuna, la norma che riguarda Inaf e gli altri enti di ricerca in extremis viene «espunta» (splendido participio passato ministeriale), ma i tagli rimangono e, ci dicono, la guerra continua. Infatti, il problema si riproporrà, a breve. Frenetiche consultazioni tra gli enti, dove perfino i presidenti sanno usare l’algebra elementare: ma tu quanto spendi, ma se ci accorpano quanto risparmieremmo? Risultato dei nostri conti, garantito al limone: risparmio nullo o addirittura negativo, cioè aumento dei costi, per esempio per il problema sedi. Piuttosto, pensiamo in tanti, offriamoci per lavorare insieme per rifare qualcosa che abbia un senso più globale, più europeo per i maggiori enti di ricerca italiani.

Nel frattempo, tempeste di telefonate da tutta Europa, dove, nel caso di Inaf ma anche di altri enti, siamo alquanto ben posizionati: ma cos’è questa storia? Ma allora cosa sarà dei programmi che avete ottenuto? (per far tornare commesse in Italia, guarda un po’ che ingenuità…). Non so per gli altri, ma le mie risposte rassicuranti a me suonavano un po’ affannate. Lasciatemi essere chiaro: se c’è una eccellenza assoluta della ricerca in Italia questa è l’astrofisica. Non meglio, ma certo non peggio delle altre branche della ricerca fondamentale.

Non voglio buttarla in cifre, ma, anche passando per le armi i circa 1200 astrofisici italiani, il risparmio sarebbe trascurabile e perderemmo un posto al mondo e in Europa che tutti ci invidiano e che pochi in Italia hanno.

Fonte: Media-INAF


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Come rendere più sostenibile il sistema sanitario? L’esperienza concreta della ASST Bergamo Est

Un grande ospedale formato da più edifici immersi nel verde, con alberi e aiuole e pannelli solare sui tetti.

Il settore sanitario è il primo, tra quelli che erogano servizi, per emissioni di gas serra. La diminuzione delle emissioni relative ai servizi sanitari dovrebbe essere un obiettivo primario per medici e direttori sanitari. Antonio Bonaldi ha tracciato per noi uno schema dei settori e degli interventi che dovrebbero essere realizzati. Bianca Ricciardella, direttrice sanitaria dell’ASST Bergamo Est, racconta l’esperienza nei poli ospedalieri e territoriali della ASST nell’orientare la gestione complessiva verso una maggiore sostenibilità. Crediti immagine: realizzata da DALL-E

Tra i settori che contribuiscono alle emissioni di CO2, causa dell’effetto serra e del conseguente riscaldamento climatico, si annovera anche quello sanitario. E non in una posizione secondaria, anzi: il suo contributo si calcola, secondo una pubblicazione del Lancet, nella misura del 5,2%, il che lo pone al primo posto tra i settori che erogano servizi.