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Richard C. Lewontin, un protagonista del dibattito biologico del Novecento

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Tempo di lettura: 1 min

Conferenza "Richard C. Lewontin, un protagonista del dibattito biologico del Novecento"
Museo di storia naturale di Milano
Mercoledì 5 ottobre 2022, ore 17:30 - 19:00 

A un anno dalla morte di Richard Charles Lewontin, lo ricordiamo agli appassionati e alle nuove generazioni con Guido Barbujani, Marco Ferraguti, Maurizio Casiraghi e Carloantonio Barberini. A lui si deve il merito di avere, per primo, dimostrato che la diversità umana non dipende da presunte razze.

 


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Gli animali sono muti? Da Aristotele a Heidegger, si è sempre detto così. Un filone di ricerche sempre più complesse ha negli ultimi decenni dimostrato il contrario. Si potrebbe pensare che la scienza abbia ridato la parola ai muti ma forse, più correttamente, si dovrebbe dire che la scienza ha trovato il modo di donare l’udito ai sordi, cioè, agli umani. La questione animale non è la questione animalista, o almeno non è solo questo. La questione animale ha a che fare con la capacità di una cultura di pensare la complessità. «Dobbiamo essere capaci - osserva la filosofa Elisabeth de Fontenay - di decostruire l'arroganza del carattere dell'uomo senza offendere l'umanità».

Nell'immagine: un passero dalla corona bianca, una delle specie nelle quali si possono osservare dialetti diversi tra una popolazione e l'altra. 

Si potrebbe dire degli animali quello che Nietzsche diceva dei libri (almeno di tutti quelli scritti prima di lui), e cioè che sono sospetti di apologia dell’umano. Parlare di animali è sempre stato il miglior viatico per parlare dell’essere umano, della sua differenza, della sua unicità. I viventi senza logos di Aristotele, le insensibili macchine cartesiane così come gli “esseri poveri di mondo” di Heidegger sono lo specchio di tutto quello che l’uomo non è e, in questo modo, il miglior modo per farsi un’idea su cosa debba autenticamente essere.