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Radiati per l’antiscienza, la politica vuole riaprire loro l’Ordine

sedia con camice e porta aperta

Un emendamento approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera consentirebbe ai sanitari radiati per fatti legati alla pandemia di chiedere la reiscrizione all’Ordine. Non riguarda i medici sospesi perché non vaccinati, ma professionisti colpiti da sanzioni disciplinari anche per aver promosso pratiche e terapie prive di basi scientifiche. La Fnomceo protesta: per il presidente Filippo Anelli è una delegittimazione degli Ordini e un affronto a chi ha curato e perso la vita durante il Covid. La questione va anche oltre i singoli casi: in gioco c’è l’autonomia della professione nel tutelare i pazienti.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Tempo di lettura: 6 mins

Radiati dall’Ordine, riammessi dalla politica. E l’Ordine, giustamente, protesta. Ieri, 14 luglio, la Commissione Affari Sociali della Camera ha infatti approvato un emendamento che, se diventasse legge, riaprirebbe la porta dell’Ordine dei medici ai sanitari che erano stati radiati per fatti legati alla pandemia di Covid. La norma ha la prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri ed è stata inserita all'interno della legge delega di riforma delle professioni sanitarie. 

La reazione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) è durissima. «Siamo sconcertati, amareggiati e delusi», ha dichiarato il presidente Filippo Anelli. Aprire una finestra per la reiscrizione immediata di chi ha diffuso terapie antiscientifiche durante il Covid, ha aggiunto, «è una delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali a tutela della salute individuale e collettiva. Ed è un affronto alle vittime del Covid, e, tra loro, ai 383 medici e odontoiatri e a tutti i professionisti della salute che hanno sacrificato la loro vita per continuare a curare».

Che cosa prevede l’emendamento, e chi riguarda. La norma non prevede un reintegro automatico: comunque consente ai sanitari radiati di chiedere la reiscrizione, presentando istanza entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge. Basta questo.

I medici interessati non sono quelli che non si erano vaccinati (loro sono stati soltanto sospesi: la sospensione non è una sanzione disciplinare ma una misura automatica, prevista dalla legge, ed è decaduta nel novembre 2022 quando l'obbligo è stato revocato). Sono invece i medici che hanno attivamente promosso idee e pratiche antiscientifiche, mettendo a rischio la salute dei propri pazienti e la salute pubblica.

Si noti che la radiazione è l'extrema ratio del potere disciplinare che cancella un professionista dall'albo. Ha riguardato medici come l’anestesista che durante la pandemia scoraggiava i pazienti dal curarsi, dal vaccinarsi e dal recarsi in ospedale. E quando il suo Ordine ha avviato il procedimento, contestandole anche i toni violenti con cui aggrediva colleghi, ospedali e istituzioni, ha risposto in pubblico con un «me ne fotto».

C’è anche chi della radiazione ha fatto una bandiera politica, come Riccardo Szumski, 73 anni, medico di base in provincia di Treviso. Radiato dall'Ordine dei medici, ha presentato ricorso e ha continuato a lavorare. Nel 2022 ha fondato l'associazione "Resistere con Szumski": alle ultime regionali venete la sua lista è stata l'unica, fuori dalle grandi coalizioni, a superare lo sbarramento, con oltre il 5 per cento e due consiglieri eletti. Nel suo comune ha preso il 43 per cento. La sua campagna ruotava attorno a un'idea precisa: che la tutela della salute pubblica (vaccini e green pass per prima) sia un pretesto per controllare le persone e favorire gli interessi di Big Pharma.

E tanti altri sedicenti medici no-vaxx e free-vaxx (una differenza sottilissima) aggressivi e pronti alla querela milionaria di cui però la norma ha a lungo consentito di nascondere i nomi. Il procedimento disciplinare infatti viene aperto dall'Ordine territoriale ma il sanitario, fino a pochi mesi fa, aveva diritto di ricorrere alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, la Cceps, l'organo di giurisdizione speciale presso il ministero della Salute (una specie di corte d'appello). Il ricorso sospendeva l'efficacia della sanzione fino alla pronuncia della Commissione. Quindi anche la radiazione. E questo consentiva al sanitario di continuare a esercitare e vietava ai giornalisti di pronunciarne il nome associandolo alla parola “radiazione”. 

Il problema è stato che la Cceps è decaduta proprio alla fine del 2020 e i ricorsi sono a lungo caduti nel vuoto: chi era stato radiato o sospeso ha potuto continuare a esercitare a tempo indefinito, protetto dal ricorso pendente. La Fnomceo aveva denunciato il paradosso, stimando in circa duecento i medici radiati ancora in attività su un arretrato complessivo di quasi novecento procedimenti. 

Poi l’anno scorso la situazione si è sbloccata. La Commissione è stata ricostituita per il quadriennio 2025-2029, e una riforma ha stabilito che le sanzioni degli Ordini siano immediatamente esecutive in attesa della decisione. Adesso la Cceps è tornata a pieno regime e ha smaltito gran parte dell'arretrato.

Solo che proprio mentre il meccanismo cominciava finalmente a funzionare, l'emendamento arriva a riaprire la porta ai medici radiati dall’Ordine.

Una nota a margine: le condizioni che l'emendamento usa come presupposti per riammettere i radiati sono copiate quasi alla lettera dalla legge 76/2021, cioè il cosiddetto scudo penale Covid. Solo che quell’articolo era stato pensato per proteggere dalle azioni penali i sanitari che avevano lavorato durante la pandemia sotto la pressione dell’urgenza e in condizioni di grave stress. Oggi l’emendamento Buonguerrieri li usa per difendere chi, nello stesso periodo, faceva propaganda antiscientifica. E lo fa riferendosi a una presunta «limitatezza delle conoscenze» che appare decisamente improprio, visto che la stragrande maggioranza dei medici si è attenuta alle linee guida. 

La posta in gioco è molto più alta del semplice reintegro di duecento sanitari che non dovrebbero esercitare. Perché se l'emendamento diventasse legge, prosegue Anelli, «verrebbe svuotato il ruolo disciplinare degli Ordini. La radiazione è infatti la sanzione che certifica che il sanitario si è voluto chiamare fuori dalla comunità professionale, decidendo di non seguire i precetti che la comunità stessa, liberamente, sceglie di autoimporsi, e che costituiscono il Codice deontologico».

Quei precetti non sono un dettaglio formale. L'articolo 13 del Codice di deontologia medica stabilisce che la prescrizione debba fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili e sul rispetto dei principi di efficacia, sicurezza e appropriatezza, e vieta al medico di adottare o diffondere pratiche di cui non sia disponibile idonea documentazione scientifica valutabile, così come di ricorrere a "terapie segrete". È il confine, sempre parole di Anelli, oltre il quale «non può chiamarsi medico chi adotta e diffonde terapie antiscientifiche, che possono causare danni alla salute».

Comminare quella sanzione, aggiunge, non è mai una decisione presa con leggerezza: estromettere un collega «è una ferita per tutta la comunità. Una ferita che però si rende necessaria per difendere i pazienti e l'onore stesso della Professione».

Ribadiamolo: l’Ordine dei medici è un ente pubblico sussidiario dello stato con il compito di certificare chi ha titolo a chiamarsi medico. «L'autonomia degli Ordini non è un privilegio delle professioni. È una garanzia per la collettività. Indebolirla significa indebolire uno dei presidi sui quali si fonda il rapporto di fiducia tra cittadini, professionisti e istituzioni». Una fiducia che, ci dicono le statistiche, nel nostro paese è ancora molto alta: «la stragrande maggioranza degli italiani ha fiducia nei medici. una fiducia che supera quella in tutte le altre istituzioni», chiosa Anelli. 

A che punto siamo. L’emendamento non è ancora legge. Al momento ha avuto il sostegno dei membri della Commissione Affari Sociali della Camera, con i voti della maggioranza di centrodestra. L’opposizione ha votato compatta contro, definendolo un “colpo di spugna” e una “sanatoria” e ha sottolineato il rischio di avallare anche un sistema di disinformazione a mezzo social fuori dal controllo di ordini e istituzioni. Dopo l’approvazione della Commissione adesso l’iter prevede il passaggio alle commissioni competenti in sede consultiva e poi in aula a Montecitorio. Se passasse, sarebbe una sconfitta per tutti.


 


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