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Un presagio di modernità: Leonardo e il fenomeno della combustione

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Pur senza potersi annoverare tra i precursori di Lavoiser, Leonardo da Vinci, di cui ricorre quest'anno il cinquecentesimo anniversario della morte, dedicò alcuni esperimenti al fenomeno della combustione. E trovò un'analogia tra il fenomeno della combustione, la respirazione animale e la vita delle piante: aveva capito che l’aria conteneva un "fluido" indispensabile per la vita e per sostenere una fiamma. Solo molto più tardi si dimostrò che si tratta dell'ossigeno.
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"La sapienza è figliola della sperienzia."
Codice Forster III

Sta per concludersi un anno che ha visto non solo in Italia ma anche all’estero, un susseguirsi di mostre ed eventi di vario tema per ricordare il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze, 15 aprile 1452 - castello di Cloux, od. Clos-Lucé presso Amboise, 2 maggio 1519).

È un’attrazione secolare quella per l’opera e la vita di questo genio universale che non si spegnerà fintanto che all’uomo staranno a cuore la bellezza e il sapere. Scorrendo alcuni documenti del 1952, pare che sessantasette anni fa, a cinquecento anni dalla nascita del Vinciano, i nostri connazionali si siano impegnati con molto fervore per celebrarlo, benché i mezzi fossero più scarsi di quelli attuali.

Tra gli scienziati, anche i chimici fecero la loro parte e il fatto che la Società Chimica Italiana invitasse Ladislao Reti (1901-1973), chimico industriale e apprezzato studioso del Vinciano (Leonardo da Vinci Medal, USA 1972) a tenere due conferenze dedicate a “Le arti chimiche di Leonardo”, ne è la prova. Fu una novità perché, prima di allora, l’argomento era stato un po’ trascurato, non solo in Italia. Lo riconobbero anche oltreoceano, quando Reti inviò al Journal of Chemical Education, rivista di didattica dell’American Chemical Society, un articolo che riprendeva parte di una della due conferenze. Era dedicato agli esperimenti di Leonardo sulla combustione.

Com’è noto si tratta di uno dei problemi fondamentali della chimica alla cui soluzione cooperarono, tra gli altri, John Mayow, Stephen Hales, Carl Scheele e Joseph Priestley ma che trovò una soluzione compiuta grazie, soprattutto, ad Antoine-Laurent Lavoisier (Parigi 1743 - 1794). Con lui la dottrina del flogisto risalente al XVII secolo ed elaborata da Johann Joachim Becher (1635-1682) e Georg Ernst Stahl (1660-1734), per noi fantasiosa ma che svolse un ruolo primario nel sistematizzare le conoscenze dell’epoca, giunse al tramonto. Si dimostrò infatti che il fenomeno dell’ossidazione dei metalli e dei non metalli, ma più in generale della combustione, era da attribuirsi a una reazione chimica con un elemento presente nell’aria, l’ossigeno. Questo fu un passo significativo verso la chimica moderna.

Anche Leonardo, un paio di secoli prima, con i suoi ingegnosi esperimenti, aveva trovato analogia tra il fenomeno della combustione, la respirazione animale e la vita delle piante. Aveva capito che l’aria conteneva un fluido indispensabile per la vita e per sostenere una fiamma. Questo fluido, una volta consumato cambiava le qualità dell’aria che diveniva “non proporzionata a ricevere la fiamma”.

Confrontando gli apparati e le tecniche usate da Leonardo nelle sue ricerche e riprodotti negli schizzi del “Codice Atlantico” (400 v. a) e del “Codice Leicester” (3 v.), Reti faceva notare che esse rimasero sostanzialmente le stesse fino a Lavoisier anche se “le idee e le espressioni, in cambio, sono spesso confuse e inutilmente complicate”.

Tutto ciò non significa che Leonardo si possa annoverare tra i precursori di Lavoisier e tantomeno si possa considerare un anticipatore della Rivoluzione scientifica. Egli è testimone e artefice, come acutamente osservato da altri (Borzacchini 2019), di un “non-cosmo caotico, né medievale né moderno”. A lui non si deve alcun teorema o alcuna legge, per vari motivi ma anche per la sua scarsa competenza matematica.

Trascuriamo qui, per ragioni di spazio, i pregevoli studi sulla distillazione e gli apparecchi per distillare, le varie “ricette” di tipo chimico e molto altro. Per quanto riguarda la distillazione, Leonardo tentò di migliorare una tecnica che, all’epoca, era molto lenta e di difficile gestione specialmente se applicata a sostanze basso bollenti. Tali tentativi sono testimoniati nel famoso fol. 400 verso del “Codice Atlantico”, dove è riportato un apparecchio per distillare con refrigerazione continua in controcorrente, forse il primo in assoluto.

Il distillatore a doppia parete disegnato da Leonardo al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci"

 

Per saperne di più:
1. Taddia M, 2019. Il chimico Reti, esperto vinciano di fama internazionale, La Chimica e l’Industria online, 3(5), p. 64.
2. Borzacchini L, 2019. La solitudine di Leonardo, Bari, Dedalo, p. 182
3. Capra F, 2008. The Science of Leonardo, New York, Anchor Books

 

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Crediti immagine: Pexels/Pixabay. Lienza: Pixabay License

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