fbpx Firmato accordo per la creazione di un Consiglio scientifico per Clima e Ambiente | Scienza in rete

I partiti firmano un accordo per avere un Consiglio scientifico per Clima e Ambiente

Primary tabs

Tempo di lettura: 4 mins

Venerdì 23 settembre - in simbolica concomitanza con lo sciopero globale indetto dal movimento ambientalista Fridays for future - tutte le maggiori forze politiche italiane hanno firmato un accordo pre-elettorale per l’istituzione di un Consiglio scientifico Clima e Ambiente.

L’accordo, presentato in conferenza stampa presso la sede del CNEL a Roma, impegna le forze politiche firmatarie ad istituire, all’inizio della prossima legislatura, un organo di consulenza scientifica che supporti l’attività del parlamento e del governo nell’elaborazione di provvedimenti per la gestione dell’attuale crisi climatica e ambientale.  In particolare, come specificato nell’accordo, tale organo verrà creato con una legge che ne definirà̀ le interazioni con il Governo, il Parlamento e l’opinione pubblica, e sarà costituito da scienziati rappresentanti le università, gli enti di ricerca e le società scientifiche, selezionati per la loro competenza e indipendenza. Tale organo, provvisoriamente denominato Consiglio scientifico per il Clima e per l’Ambiente (CSCA) avrà una funzione preparatoria, nella discussione di provvedimenti riguardo clima e ambiente, e al contempo una funzione valutativa, e di eventuale stimolo al miglioramento, dei provvedimenti in atto.  L’iniziativa è stata promossa dal Comitato scientifico “La Scienza al Voto”, che raccoglie 18 tra i maggiori scienziati italiani di clima e ambiente, e rientra nella campagna “Scegliamo Il Futuro”, lanciata dal Comitato e rivolta ai cittadini e alle forze politiche. 

Il consenso, espresso da tutti i maggiori partiti, evidenzia il carattere urgente e trasversale della proposta, che prescinde l’ideologia politica e richiama la necessità di un impegno condiviso per affrontare l’imminente emergenza climatica. «Abbiamo idee diverse sul futuro, ma per realizzarle dobbiamo essere uniti sul clima» spiega Alessandra Bonoli, ingegnere ambientale e della transizione, Università di Bologna, e relatrice alla conferenza stampa, «Non si tratta solo di scegliere democraticamente il futuro che auspichiamo, ma di scegliere il futuro tout court, perché se non lottiamo insieme contro la crisi climatica e ambientale, al suo aggravarsi saremo sempre più costretti a rincorrere le emergenze climatiche che già oggi sono purtroppo evidenti». 

La promessa formalizzata nell’accordo risponde alla necessità crescente di strutturare la  comunicazione tra scienza e politica, per un’azione continuata, collettiva e responsabile.  «Alle forze politiche abbiamo chiesto di istituzionalizzare un dialogo con la scienza su clima e ambiente, per poterle aiutare a realizzare le proprie visioni, ottimizzando le risorse impiegate ed evitando di doverne spendere sempre più in futuro» spiega Antonello Pasini, fisico del clima CNR e Coordinatore del comitato scientifico. Il primo passo sarà quello di creare un gruppo di contatto tra il Comitato e il nuovo parlamento, che nei primi mesi della legislatura si coordinerà per presentare una proposta di legge che istituisca il Consiglio Scientifico Clima e Ambiente e per fare in modo che diventi legge il prima possibile.

L’accordo è stato firmato dai seguenti partiti: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Italia Viva, +Europa, Impegno Civico, Partito Democratico, Europa Verde, Sinistra Italiana, MoVimento 5 Stelle, Unione Popolare.

In linea con la proposta di Scienza al voto, sono numerose le iniziative che promuovono l’istituzione di un dialogo strutturato tra scienza e politica. All’evento era presente una rappresentante di Scienza in Parlamento, il progetto lanciato con l’appello di ricercatori e giornalisti scientifici, che propone l’istituzione di un organo di consulenza scientifica parlamentare, a supporto dell’attività legislativa, in merito ai temi di scienza e tecnologia. Un organo che, come il futuro CSCA, si affianchi alla politica, garantendo un servizio efficiente di documentazione e consulenza, affinché i decisori siano in grado di fare delle scelte più efficaci e informate.   Durante la campagna elettorale, diverse associazioni ed iniziative si sono rivolte ai partiti per richiamare l’attenzione sul rapporto tra scienza e politica. Sia il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, che il Patto Trasversale per la Scienza hanno inviato una lettera aperta alle forze politiche con l’invito a riconsiderare la centralità della ricerca scientifica, richiedendo programmi all’altezza delle sfide che ci aspettano.

La sottoscrizione dell’accordo, ottenuta da Scienza al voto, segna un primo traguardo per la creazione di un sistema di supporto reciproco, tra scienza e politica, che sia una risorsa, e non una criticità, per lo sviluppo del nostro paese.
 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.