
Dal 19 al 21 febbraio prossimi si terrà l'OrvietoScienza2026, festival che ormai da anni anima la cittadina umbra grazie all’impegno dell’Istituto di Istruzione Superiore Majorana-Maitani. Il tema di quest’anno è la transizione ecologica e le conferenze proposte toccano i temi che ormai tutti abbiamo imparato ad associare alla riduzione delle emissioni di gas serra. Energie rinnovabili, auto elettrica, batterie e accumulo, reti elettriche, ma anche giustizia climatica e altro.
Immagine di cebbi via Pixabay
Sui minerali necessari alla transizione si parla ormai da anni, anche perché sono sostanze che ci servono già per le tecnologie oggi in uso (come i cellulari). Nonostante sia previsto un aumento di estrazioni vista la domanda crescente, allo stesso tempo è richiesta una fortissima diminuzione dell’estrazione di combustibili fossili: il netto produrrebbe una minore presenza di punti estrattivi nel mondo rispetto a ora.
Di seguito un grafico dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) che riporta l’importanza di ciascun minerale relativamente a ciascuna tecnologia.

Il costo delle batterie a ioni di litio è diminuito molto negli ultimi dieci anni raggiungendo i 137 dollari al chilowattora nel 2020, secondo quanto ci dice l’IEA, anche se è necessario decrescere ancora.
Il grafico seguente rappresenta la domanda di minerali per fare la transizione, a seconda dello scenario di riferimento e in relazione alla tecnologia "pulita" richiesta (sempre su dati IEA).
L’altra precisazione che serve fare di tanto in tanto è che tutti questi minerali non sono affatto “terre rare”, che rappresentano solo 17 specifici elementi della tavola periodica (scandio, ittrio e i 15 lantanoidi). Per altro, certe sostanze non sono nemmeno rare, anzi, sono piuttosto abbondanti in natura, come l’agognato litio o il rame. Il problema è più che altro la loro distribuzione geografica, che molto spesso è piuttosto disomogenea. Segnaliamo questo approfondimento di Our World in Data che elenca uno per uno i minerali per la transizione e ne rappresenta la distribuzione geografica. Il grafico di seguito può essere interrogato, selezionando il minerale che interessa e altri parametri.
Tra gli obiettivi europei in materia, che hanno retto nonostante lo spostamento a destra dell’asse politico di Commissione e Parlamento, c’è ancora la diversificazione geografica delle estrazioni e l’aumento del riciclo delle sostanze usate. Il potenziale è molto alto.
È sempre utile, da questo punto di vista, fare una riflessione. Banalmente, se pensiamo alla benzina che iniettiamo nell’automobile oggi, dopo che viene bruciata per produrre l’energia che ci serve, emette gas serra, inquinanti e poi sparisce; la batteria di un’auto elettrica dura molto di più, non emette nulla e può essere riciclata a fine vita. Non si può riciclare la benzina. E le emissioni sul ciclo di vita che hanno oggi le auto elettriche, tra l’altro già inferiori a quelle termiche, dipendono inevitabilmente dal mix energetico, quindi, come ovvio che sia, si ridurranno via via che in rete aumenterà l'energia rinnovabile (ne parlavamo già qui). La transizione all’auto elettrica va fatta assieme a quella verso le energie rinnovabili.
C’è molta ricerca su questi temi, anche sul riciclo, che ancora oggi non è sfruttato al massimo possibile. Questo è molto importante, perché serve ridurre al minimo gli impatti ambientali e sociali causati dall’estrazione dei minerali, come si sta già cercando di fare. Impatti ambientali e sociali, ricordiamolo sempre, che i combustibili fossili già creano, abbondantemente e su larga scala, e che sono quantificati da decenni dalla migliore ricerca scientifica reperibile nei rapporti IPCC. Non c’è bisogno di fare il solito elenco, tra aumento del livello marino, siccità, precipitazioni distruttive, ondate di calore mortali e via dicendo.
Per esempio, Elza Bontempi dell’Università degli Studi di Brescia ha da poco pubblicato un articolo (un viewpoint, per la precisione) che fa il punto su un possibile “centro di riciclo europeo modulare”, per raccogliere le batterie esauste agli ioni di litio, «il cui riciclo a oggi è dominato interamente dalla Cina». La ricercatrice ricorda che al momento l’Europa importa molta materia prima strategica e ne riesce a riciclare poca (0,5 milioni di tonnellate di batterie esauste, la Cina ne ricicla quasi 100 volte di più). In particolare, l’Europa è costretta a esportare in Asia più del 50% di black mass, cioè la polvere che si ottiene frantumando le batterie e che contiene molto litio e cobalto, solo perché non siamo in grado di gestirla. Per di più, in Europa gli impianti di pretrattamento sono distribuiti in modo molto poco uniforme a livello geografico, ci sono molti progetti pilota sparsi in una catena di approvvigionamento ancora molto segmentata.
Insomma, c’è molto fermento e molto da fare. Se volete, vi aspetto quindi a OrvietoScienza2026 dal 19 al 21 febbraio, dove si parlerà anche di questo con numerosi relatori e relatrici di spicco, e interventi dei ragazzi e delle ragazze delle scuole.
