Nasce IlBoLive, voce dell'Università di Padova

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Teatro anatomico di Palazzo Bo, Padova. Credit: Kalibos / Wikimedia Commons. Licenza: Pubblico Dominio.

Qual è la voce dell'Università? È la voce dei ricercatori, degli studenti, degli ex studenti, dei professori... non una ma tante, quindi, e con tante cose da dire. Voci che hanno l'autorevolezza della scienza, la possibilità di comunicare in modo evidence-based. Per raccoglierle, l'Università di Padova ha dato vita a un nuovo giornale online, IlBoLive, presentato domenica durante l'incontro "Piattaforme comunicative, come aziende e istituzioni parlano al pubblico" al Wired Next Fest, il festival all'insegna della tecnologia e dell'innovazione che si è tenuto a Milano tra il 25 e il 27 maggio. Il giornale dell'ateneo padovano rappresenta un'unione di voci importante in un paese come il nostro, dove l'università stenta a farsi sentire.

La rivista padovana, disponibile online da domenica, rappresenta una sperimentazione nel mondo della comunicazione istituzionale. Per conciliare i tempi lunghi caratteristici del mondo della scienza e della ricerca con quelli sempre più rapidi della comunicazione, l'Università ha scelto un formato che unisce una varietà di linguaggi, da quello del classico articolo di parole scritte all'intervista video e al podcast radio, così da dare spazio tanto alla breaking news, raccontata ad esempio con un breve video, quanto all'approfondimento e all'argomentazione. "L'idea è che ogni contenuto lanciato sia fatto con un intreccio di linguaggi diversi", spiega il professor Telmo Pievani, delegato del Rettore per la comunicazione e direttore responsabile della nuova testata. "Speriamo che mescolare i linguaggi permetta di moltiplicare le connessioni, un elemento che è più importante che mai nell'era digitale".

Non è un caso che sia proprio l'Università di Padova a dare vita a questa nuova rivista. L'ateneo ha già una centenaria esperienza nella comunicazione e nella divulgazione, nata con Il Bo ("bo" è il termine del dialetto veneto che indica il bue: l'attuale edificio che ospita l'Università era infatti un antico macello), giornale inizialmente cartaceo e che compirà cent'anni nel 2019. Al giornale si erano aggiunti, nel corso del tempo, il magazine online Il ViviPadova e la webradio RadioBue. E ora che si avvia al suo ottocentesimo compleanno, che si celebrerà nel 2022, l'Università ha scelto di unire le sue tradizioni forti in un unico portale. Neanche il nome del giornale è scelto a caso: "Vorremmo che un lettore, tornando nel sito in momenti diversi della giornata, possa trovarvi ogni volta degli aggiornamenti", spiega Pievani. IlBoLive vuole essere davvero vivo, seguendo i ritmi di costante creazione di contenuti dell'ambiente universitario per raccontare la scienza, la cultura e la società con equilibro e autorevolezza. "Vuole anche porsi come fonte attendibile di informazione utile al cittadino, ai media e a chi vuole una visione basata sulle evidenze scientifiche", continua il professore. Uno strumento, quindi, che si inserisce anche nel dibattito pubblico per fornire, ogniqualvolta manchino, i dati oggettivi e scientifici al riguardo, attingendoli direttamente dal mondo accademico.

Ma IlBoLive non è solo un mezzo per far parlare l'università padovana. "Oltre che dell'attività culturale dell'ateneo, della città di Padova e dei suoi dintorni, ci interesseremo dei grandi temi della ricerca europea e mondiale", spiega Pietro Greco, giornalista e scrittore, nonché neo-caporedattore de IlBoLive. "Noi lo definiamo glocal". Perché, come scrive il Rettore dell'Università di Padova Rosario Rizzuto, "Lo scenario sul quale ci muoviamo è globale. Così come lo sono i nostri accordi di collaborazione, che ormai arrivano in ogni angolo del continente. Scambio di saperi, di conoscenze, di persone" che rendono l'università un vero valore per il nostro paese.

 

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Richiami d'allarme, se gli uccelli evitano di diffondere fake news

Uno studio recentemente pubblicato su Nature mostra come il Sitta canadensis, o picchio muratore pettofulvo, sia in grado di discriminare la fonte da cui proviene l'informazione riguardo la possibile presenza di un predatore. Se è diretta, ossia gli uccelli avvertono proprio il richiamo del predatore, mettono in atto decise risposte di mobbing. Ma se invece è un "sentito dire", ossia se l'allarme proviene da un'altra specie di uccelli, la risposta è solo una via di mezzo: insomma, fanno attenzione, ma evitano di diffondere un allarme che potrebbe essere ingiustificato.
Crediti immagine: pbonenfant/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

E se gli uccelli evitassero le fake news meglio di noi? Mentre i social network inventati dalla nostra specie fanno da cassa di risonanza per le notizie più improbabili, il "Twitter naturale" - in altre parole, il cinguettio di alcuni uccelli - dimostra di essere perfettamente in grado di discriminare i segnali di allarme a seconda della fonte da cui provengono. E reagire di conseguenza, senza sovra- o sottostimare una potenziale minaccia, come dimostra uno studio recentemente pubblicato su Nature.