fbpx La mia voce: comunicare con un tap | Scienza in rete

La mia voce: comunicare con un tap

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Perdere la capacità di comunicare può essere, per chi è malato, la forma peggiore di isolamento, anche nel caso in cui si sia circondati da persone pronte a fornire aiuto di qualche tipo.
Non essere in grado di utilizzare la propria voce è un limite che può diventare invalicabile soprattutto in casi di malattia come il tumore alla testa o al collo, quando comunicare col paziente è difficile anche per i professionisti dell'assistenza sanitaria (medici, infermieri).

E' per casi come questi che può essere utile La mia voce, la prima app in italiano per dispositivi mobili pensata per chi non può, da solo, farsi capire nella propria richiesta d'aiuto e sviluppata in modo semplice e intuitivo. La app, infatti, è in grado letteralmente di restituire la voce al paziente, attraverso un database di frasi preimpostate registrate e raccolte in gruppi tematici. In questo modo sono coperte tutte le situazioni più comuni di disagio e richiesta di soccorso tipiche del quotidiano di un paziente affetto da questo tipo di malattie.
L'interfaccia, sia su tablet che smartphone, mostra all'apertura il set di 130 icone, a ciascuna delle quali è associata una frase pronta all'uso, con un semplice gesto della mano.

[video:http://www.youtube.com/watch?v=0x8Icnx9ATw]

Può anche capitare però che tra tutti dati presenti in archivio,  il paziente che fa uso della app possa non trovare la frase giusta al momento giusto. A questo scopo, sono previste anche delle funzioni più interattive, per personalizzare il dispositivo, a partire da un profilo in cui inserire i dati dell'utente.
Ci sono frasi utili al soccorso che ancora "La mia Voce" non offre? Ci pensano le funzioni "Scrivi e ascolta" che riesce a riprodurre vocalmente per via elettronica un testo scritto e "disegna", per sintetizzare graficamente quello che si vuole comunicare; "amplificatore", "preferiti" e "nuova icona" sono inoltre le funzioni pensate per gestire l'audio delle registrazioni e le modalità di raccolta, a seconda delle esigenze e situazioni. Queste ultime sono funzioni non completamente inedite per dispositivi analoghi, aiutano l'utente a inventare e inserire nuove frasi, ma l'obiettivo de La mia voce punta a rendere più veloce la comunicazione, cercando di favorire l'uso esclusivo delle icone touch.

Questo nuovo supporto di assistenza ha il duplice vantaggio, quindi, dell'immediatezza e della sintesi, con una notevole implementazione delle funzionalità rispetto agli speak up utilizzati finora, con i quali, per esempio, è necessario inserire per intero il testo scritto prima di generare una voce artificiale.

La mia voce è stata progettata e sviluppata da Zadig S.r.l, con la sponsorizzazione di Merck Serono Spa, che l'ha presentata ufficialmente al pubblico lo scorso 23 settembre in occasione della prima giornata della European Head & Neck Cancer Awareness Week. Il progetto è inoltre patrocinato gratuitamente da Ailar, Aiooc, Aoi, Fialpo, Fondazione Irccs,

E' disponibile gratuitamente sugli store di Apple e Android.

Anteprime dell'app



Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Nepal, quando una montagna diventa un’alluvione

Dal collasso di roccia e ghiaccio sul Langtang Lirung alla piena catastrofica: che cosa sappiamo, che cosa resta incerto e che ruolo può avere avuto il riscaldamento dell’alta montagna. E sopratutto cosa fare per capire meglio e anticipare immani catastrofi come questa. Ne scrive Giorgio Vacchiano.
Immagine satellitare dell'area interessata dall'alluvione, da USGS EarthExplorer, https://earthexplorer.usgs.gov/

Il disastro che il 26 agosto 2026 ha colpito il Nepal e il Tibet non è stato una normale alluvione provocata semplicemente da precipitazioni estreme, e nemmeno, propriamente, il solo “crollo di un ghiacciaio”. Le evidenze disponibili indicano una catena di processi iniziata oltre cinquemila metri di quota con il cedimento congiunto di roccia e ghiaccio sul versante settentrionale del Langtang Lirung.