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Marco Casula: il più "distanziato" di tutti, studia l'ambiente alle Svalbard

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Sono partito dall'Italia il primo gennaio 2020 per la stazione di ricerca Dirigibile Italia, che il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) gestisce nelle Isole Svalbard, a Ny-Alesund. 

A raccontarcelo è Marco Casula, tecnico dell’Istituto di scienze polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isp), che ancora si trova in uno dei luoghi più remoti della Terra. Situata sulla sponda meridionale del fiordo Baia del Re, che si affaccia sul mare Glaciale Artico a soli mille chilometri dal Polo Nord, Ny-Ålesund è una cittadina popolata da poche anime, per lo più ricercatori scientifici. Si tratta della stessa base della famosa spedizione guidata da Umberto Nobile nella primavera del 1928, durante la quale il Dirigibile Italia (di cui porta il nome la stazione di ricerca) precipitò sul pack. E tuttavia, mentre allora l'attenzione del mondo era indirizzata a quel gruppo di uomini in spedizione, oggi è un ricercatore che da quella stazione osserva l'intero mondo stravolto dagli effetti di una pandemia ormai globale.

 Mi trovo in uno dei due luoghi sulla Terra – con l’Antartide, dove ci sono altri colleghi del CNR – che non sono stati toccati dal Covid-19.

Chi parte per le missioni in Artico, sa che possono presentarsi imprevisti di ogni genere, che comportano cambi di programma e prorogano talvolta i rientri. In questo caso, l'imprevisto era più imprevisto del solito: 

Sarà il Coronavirus a decidere quando potrò rientrare in Italia. Dal momento che in questa fase nessun collega può venire qui, rimango io, che ho la responsabilità di portare avanti il mio lavoro e non interrompere la serie climatica di dati che l’Italia sta raccogliendo in Artico da oltre 10 anni.

Alla stazione di ricerca italiana del CNR si svolgono ricerche di diverso tipo, ma tutte legate allo studio dell’ambiente e ai cambiamenti climatici. 

Alcune riguardano progetti che hanno durata limitata, con obiettivi specifici e campagne di misura dedicate con una durata definita. Altre invece fanno riferimento a studi di tipo climatico che richiedono l'acquisizione di lunghe serie temporali.

Dalla ricerca in Artico si cerca di capire le cause per cui l'Artico si stia scaldando a un ritmo molto più veloce del resto del pianeta, si osserva la stratificazione dell'acqua per comprendere eventuali cambiamenti nella composizione chimica e nella dinamica (per esempio, le correnti oceaniche), si studia l'effetto degli inquinanti sull'ecosistema e sull'ambiente artico e sviluppare approcci che permettano di ridurne i danni.

Una delle mie attuali attività riguarda il campionamento di particolato atmosferico, gestisco cioè gli strumenti che raccolgono il particolato su filtri che poi verranno analizzati in laboratorio in Italia. Altri strumenti, invece, analizzano le caratteristiche delle particelle in tempo reale, ma vanno comunque controllati periodicamente. L'altra attività riguarda il campionamento della neve superficiale: ogni giorno raccolgo dei campioni dal primo strato del manto nevoso, li peso, li catalogo e poi, dopo un primo processamento, li metto in congelatore in attesa che vengano spediti in Italia per essere analizzati. 

L'osservazione delle composizioni chimiche e delle caratteristiche fisiche del particolato atmosferico consente di conoscerne le sorgenti, ma anche di stimare quale siano gli effetti del particolato stesso, una volta depositato sul suolo tramite precipitazioni nevose. Tutte informazioni utili allo studio dei cambiamenti climatici, che continuano a rappresentare un grosso problema.

A questo proposito, uno dei risultati più importanti registrato dai ricercatori del Cnr, è stato un aumento della temperatura media annua in Artico di circa 3 gradi centigradi in soli 10 anni. Casula ci racconta che un fenomeno simile sta interessando anche l’acqua del fiordo, le cui proprietà vengono monitorate grazie a strumenti posizionati in mare che misurano temperatura, salinità dell'acqua, direzione e intensità della corrente. 

Tuttavia, quello appena terminato è stato uno degli inverni più freddi che abbiamo registrato, con temperature al di sotto di -20°C per circa 3 mesi, e grazie anche a questo fatto è ricomparso nella baia il ghiaccio marino, che non si vedeva da più di 10 anni.

In Artico, le giornate di un ricercatore hanno orari molto serrati e devono essere sempre pianificate in base alle ore di luce o alle variazioni meteorologiche. Prima di uscire sul campo, è poi fondamentale valutare tutti i rischi e gli eventuali imprevisti. 

Per prima cosa devo affrontare la preparazione del materiale necessario allo svolgimento dei campionamenti ed è fondamentale svolgerla in modo accurato, al fine di evitare errori di catalogazione o problemi di cross-contamination. Dopodiché pianifico l'itinerario per ottimizzare i tempi di spostamento. Per lavorare in sicurezza, ogni volta che usciamo dalla cittadina dobbiamo avere con noi un telefono satellitare, una radio, una pistola di segnalazione (con bang per spaventare gli orsi e fumogeni per segnalare problemi) e un fucile per le emergenze (per poter uscire oltre ad essere in due persone o in contatto radio bisogna avere il porto d'armi). Durante l'attività di lavoro all'aperto è poi fondamentale sondare bene il terreno. Oltre a queste, può capitare di dover svolgere attività extra di campionamento, o risolvere problemi che possono verificarsi alla strumentazione, dagli strumenti meteorologici, ai contatori di raggi cosmici. Tutti strumenti installati qui da diversi istituti di ricerca italiani o di istituti esteri con cui collaboriamo. Effettuato il campionamento, o le dovute manutenzioni, posso tornare in base per archiviare i dati al computer e sistemare i campioni prelevati in modo da poterli conservare.

Una vita che non conosce tregua, fatta di continui rischi e di lavori extra, come la manutenzione di motoslitte e fucili, la pulizia della base, o la rimozione della neve davanti alla porta d'ingresso. D'altro canto, la condizione di isolamento di Marco Casula non è esattamente la stessa che vivono attualmente gli italiani e i cittadini di tanti altri Paesi. 

Io posso uscire, godermi questi ambienti unici e magnifici, avere contatti umani con i colleghi delle altre stazioni di ricerca internazionali, ho tutto lo spazio che voglio a disposizione e credo che abbiano molte più difficoltà le persone che si trovano costrette a rimanere chiuse in casa. 

La piccola comunità internazionale di ricercatori, attualmente presenti a Ny-Alesund, è ora più che mai unita. 

La dimensione internazionale che vivo qui, mi induce a guardare la situazione italiana nel contesto di quella dei Paesi delle persone che frequento e dalle quali ho informazioni dirette su come vivono il Coronavirus le altre nazioni.

Un pugno di scienziati provenienti da diverse parti del globo si ritrova oggi a percepire il mondo come un unico paese, dove non esistono confini. E in effetti lo stesso Coronavirus non conosce confini: la pandemia che stiamo vivendo non è l'unica che il mondo abbia conosciuto di recente, ma è la prima ad aver scatenato una crisi globale, avendo questa volta colpito duramente anche i paesi più sviluppati. Eppure, nel bel mezzo di una fase di transizione sociale, economica e politica, la Terra continua a girare, il clima a mutare e i ghiacciai a sciogliersi. Chissà cosa direbbe di noi questo minuscolo puntino blu nell'universo, se solo potesse parlare.

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