Covid-19/

Legge 40: dieci anni di procreazione assistita

Tempo di lettura: 4 mins

Con la recente notizia delle prime tre gravidanze ottenute in Italia grazie alla fecondazione eterologa, si riapre il dibattito intorno alla legge 40, che impedisce il ricorso all'eterologa, divieto però recentemente bloccato da una sentenza della Consulta.
Proprio negli stessi giorni il Ministero della Salute pubblicava un dossier relativo allo stato in Italia della legge 40, che lo scorso febbraio ha celebrato il suo primo decennio di attività, documento che racconta i numeri della procreazione assistita in Italia e le rotte del cosiddetto “turismo sanitario”.
355 strutture operanti in 19 delle 20 regioni italiane hanno accolto nel 2012 oltre 72mila coppie e visto più di 15mila gravidanze, che si sono tradotte in quasi 12mila nuovi nati. E di queste 355 strutture, 137 cioè il 38,6%, sono pubbliche o private convenzionate e offrono servizi a carico del servizio sanitario nazionale, mentre i restanti 218 centri, che costituiscono oltre il 60% del totale, sono privati.
Questi i dati generali, ma andando più a fondo si scopre che il grosso dei trattamenti sono quelli più invasivi, detti di “secondo livello” eseguiti solo dal 56% delle strutture, e che ancora oggi chi necessita di un trattamento specifico spesso è costretto a emigrare in un'altra regione.

Due cicli...

Non possiamo dire che in generale il fenomeno sia in netta crescita, dato che i trattamenti più semplici cioè la fecondazione intrauterina che sono leggermente in calo, tuttavia nel 2012 abbiamo assistito comunque a un lento e progressivo aumento del numero di coppie che ricorrono alla procreazione assistita.
Ad alzare la media generale sono infatti gli interventi di II livello, quelli più invasivi, in continua crescita dal 2005.
Come è noto “procreazione medicalmente assistita” (PMA) è un termine vago, che include numerose tecniche che si possono riassumere in tecniche di primo livello, meno invasive e per questo chiamate anche “semplici”, e tecniche di II e III livello, decisamente più invasive per la donna.
Le tecniche di primo livello consistono in un'inseminazione intrauterina tramite siringa, cioè in una fecondazione direttamente all'interno dell'utero della donna. Le tecniche di II e III livello invece – FIVET (Fertilization In Vitro Embryo Transfer), GIFT (Gamete Intra-Fallopian Transfer) e ICSI (IntraCytoplasmatic Sperm Injection) - prevedono la manipolazione dei gameti fuori dal corpo della donna, tanto che si utilizza spesso e genericamente l'espressione “fecondazione in vitro”.

...e due scenari

A seconda che una coppia si trovi nella necessità di accedere a cicli di primo o di secondo livello, la situazione che si trova di fronte in Italia è differente. Il 43% dei centri accreditati è in grado di fornire solo interventi di primo livello, che nel 2012 hanno coinvolto oltre 18 mila coppie, quasi un terzo rispetto alle coppie che hanno richiesto interventi di II o III livello e una cifra addirittura leggermente inferiore rispetto all'anno precedente.
Negli ultimi anni, a partire dal 2005 infatti le richieste di interventi di primo livello, dopo una lieve crescita iniziale hanno cominciato a diminuire, e con essi il numero di gravidanze ottenute, circa l'8% dei cicli effettuati.
Diversa è invece la panoramica nel caso dell'accesso alle cure di II livello, dove dal 2005 il numero delle coppie sottoposte a trattamento è quasi raddoppiato. Tuttavia, solo il 56% dei centri accreditati, che sono in totale 355, di cui 311 aderenti all'indagine, il 56% propone cicli di II e III livello, che si sono tradotti nel 2012 in gravidanze nel 17% dei casi.


Ma dove vanno gli italiani? Un po' in tutta Italia, ma soprattutto in Lombardia. Il sud e le isole tuttavia non se la cavano male, specie per gli interventi di secondo livello. Tranne il Molise, in cui non vi sono centri che eseguono interventi di procreazione assistita, nel resto delle regioni infatti la distribuzione pare, nonostante le differenze, piuttosto capillare.
Il punto però è un altro. Non è significativo valutare il numero di centri in sé, ma il numero di cicli iniziati in relazione al numero di strutture presenti, e soprattutto la regione di provenienza delle coppie che si sottopongono alle cure, cioè il cosiddetto “turismo sanitario”.


Mappe numero cicli I e II livello



Secondo il dossier del Ministero della Salute, la media italiana di coppie che scelgono strutture al di fuori della propria regione è del 10%, ma anche in questo caso la situazione è disomogenea. In particolare sono due le regioni particolarmente interessanti, in cui cioè la percentuale di cicli effettuati coinvolge coppie residenti fuori regione: la Basilicata e la Toscana.
Un terzo delle coppie che scelgono i centri della Basilicata e della Toscana non sono rispettivamente lucani e toscani, a fronte del 10% registrato in Lazio e Lombardia e del 5% in Campania. Se incrociamo però i dati relativi al numero di centri scopriamo immediatamente che tra le due a essere davvero statisticamente significativo è il caso della Toscana, in cui vi sono 24 centri che si occupano di procreazione assistita, rispetto alla Basilicata dove sono presente solamente due strutture.



Dal 2005 al 2012 dunque la fecondazione medicalmente assistita in Italia si è rivelato un fenomeno in crescita, che ha coinvolto quasi 500 mila coppie per quasi 80 mila nuovi nati. A dieci anni dalla legge 40 però a crescere sono solo gli interventi di fecondazione in vitro, richiesti da 55 mila coppie nel 2012, il doppio rispetto al 2005, e che hanno aumentato la popolazione italiana di 9 mila nuovi nati solo nell'ultimo anno.

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

Antartide sopra i 2°C: punto di non ritorno?

antartide

All’inizio del 2020 le temperature nell’Antartico hanno superato per la prima volta i 20°C e questa non è in alcun modo una buona notizia. Uno studio pubblicato su Nature stima che, restando sotto i 2°C di aumento della temperatura globale media per fine secolo, avremmo almeno circa 1.3 metri di mare in più. Se dovessimo superare i 2°C, si arriverebbe anche a 2.4 metri (per ogni grado in più).

Immagine: Pixabay License.

Un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d’acqua, se si scioglie, non contribuisce a far innalzare il livello del liquido. Questo è facilmente verificabile applicando le note leggi di Archimede. Allo stesso modo, non è il ghiaccio galleggiante, come gli iceberg, che determina l’aumento del livello del mare, ma, come sappiamo, i ghiacci continentali. L’Antartide ha un’estensione di circa 14 milioni di km2, un volume di quasi 27 milioni di km3 e detiene più della metà delle risorse di acqua dolce della Terra.