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iSave the Plant

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iSaveThePlant è un'app utile agli appassionati di giardinaggio. Studiata sia per chi il pollice verde non lo possiede e con buona volontà ha intenzione di rimediare a questa mancanza sia per chi il pollice verde lo possiede e condivide volentieri il suo know how.
iSavethePlant, come specificato sul sito, si basa quindi sull'aiuto reciproco tra pollici verdi o aspiranti tali.

Con iSaveThePlant è possibile chiedere aiuto alla community per salvare, curare, riconoscere e riprodurre le proprie piante. E' sufficiente scattare una foto, inserire una domanda e chiedere aiuto alla community. Tutti gli utenti possono rispondere alle richieste d'aiuto ma solo i pollici verdi più disponibili e più competenti possono ambire a vedere i propri nomi nella Top100 di iSaveThePlant.

Così riporta il sito a proposito degli ideatori di iSaveThePlant: "Progetto ideato, curato e annaffiato costantemente da Alessandra Balzani e Stefano Benetti di Programmatica. Stefano ha seminato il codice, Alessandra ha annaffiato e potato ogni singolo pixel germogliato".

Per farsi un'idea dell'app è utile dare un'occhiata alla pagina Facebook e all'account Twitter di iSaveThePlant.

Grow the planetPer gli appassionati di "giardinaggio condiviso" esiste anche un altro progetto interessante: Grow the planet.
Grow the planet è una community dedicata alla coltivazione dell'orto e alla sostenibilità ambientale. Un' idea tutta italiana lanciata al TechCrunch Disrupt 2011 che ricorda molto Farmville, la celebre applicazione Facebook.

Grow the planet mette a disposizione guide passo passo dalla semina alla raccolta degli ortaggi e un sistema semplice per scambiarli con gli altri utenti. Un modo nuovo per coltivare ortaggi che coinvolge sia il dilettante sia il giardiniere più esperto.

[video:http://www.youtube.com/watch?v=CavyMZmlgt0]

Anteprime dell'app iSaveThePlant:

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Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.