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iLAB Sostenibilità: un nuovo laboratorio per imparare a pensare per sistemi

Ripresa dall'esterno attraverso la vetrina dell'iLAB del Museo Scienza e Tecnica di Milano

Al Museo Scienza e Tecnologia di Milano è stato appena inaugurato iLAB Sostenibilità, nuovo spazio educativo per riflettere sull’interconnessione tra le nostre scelte e il mondo che ci circonda. Il nuovo progetto propone un’esperienza immersiva per esplorare la complessità, comprendere le interazioni e imparare a guardare il mondo contemporaneo in termini di sistemi.

Tempo di lettura: 5 mins

Accostarsi alla complessità della realtà in modo creativo, animando con i propri gesti e le proprie interazioni un mondo di ombre. E scoprendo concetti importanti, come quello di feedback o di soglia di cambiamento, attraverso esperimenti pratici, come un vaso pieno di acqua che solo dopo una certa quantità di aggiunte d’un tratto si colora. «Un effetto che può applicarsi anche al riscaldamento globale: la temperatura aumenta senza conseguenze apparenti, fino a che non si oltrepassa una certa soglia», spiega Enrico Miotto, fisico e curatore di iLAB Sostenibilità.

È stato aperto il 20 settembre ed è il nuovo laboratorio educativo permanente del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Realizzato dal Centro di Ricerca per l’Educazione Informale (CREI) del Museo con il supporto della Bolton for Education Foundation, che sostiene iniziative educative rivolte alle nuove generazioni.

Il laboratorio, proposto a partire dai 9 anni, offre modi e strumenti nuovi per esplorare il tema della sostenibilità: i partecipanti sono invitati a esplorare attivamente e scoprire le caratteristiche dei sistemi che ci circondano e a riflettere sul proprio ruolo al loro interno, attraverso esperimenti pratici che mostrano le conseguenze delle loro azioni.

L’esperienza è pensata per offrire strumenti concreti per affrontare la complessità del presente – come ha sottolineato Paola Dubini, vicepresidente del Museo durante la presentazione “i problemi complessi, come la sostenibilità, devono essere affrontati in modo adeguatamente complesso” –, stimolando così comportamenti responsabili e facendo emergere il ruolo di ciascuno nella costruzione di un futuro più equo e sostenibile.

Come ha ricordato Maria Xanthoudaki, direttrice del settore Education&CREI del Museo, il nuovo laboratorio è frutto dell’importante lavoro di ricerca svolto da oltre 30 anni dal Museo, come strumento per un’innovazione educativa continua, a confronto con le migliori realtà a livello internazionale.

Tre aree per sperimentare e confrontarsi

Lo spazio di 150 metri quadrati che ospita il laboratorio è articolato in tre aree: una zona di accoglienza, caratterizzata da illuminazione colorata; un’area immersiva che ospita l’installazione “Il Paese delle ombre”, realizzata dal collettivo torinese AuroraMeccanica, e una zona sperimentale attrezzata con sei postazioni per il lavoro di gruppo, un tavolo interattivo e una stazione con smart garden per le coltivazioni idroponiche.

Accedendo all’area immersiva, i partecipanti entrano nel “Paese dello ombre”. L’installazione crea uno spazio animato da proiezioni, luci e suoni, popolato da creature volanti e dirigibili in stile steampunk (il passato travestito da futuro), di cui però si vedono solo le ombre. Un mondo misterioso che prende forma grazie all’interazione dei partecipanti, che possono usare lanterne, manovelle, pompe e tamburi.

Ogni azione modifica l’equilibrio dell’intero ambiente, generando effetti, sia visibili sia invisibili. L’installazione invita così a osservare le connessioni tra azioni e reazioni, a cogliere i legami che regolano ogni sistema, diventando il punto di partenza di un percorso che prosegue nel resto del laboratorio.

A partire dall’ispirazione creata con l’installazione, attraverso attività sperimentali e cooperative, svolte con strumenti sia digitali sia analogici, i partecipanti approfondiscono concetti chiave come le interconnessioni tra elementi, i feedback, le soglie di cambiamento, le relazioni tra sistemi naturali, sociali, tecnologici.

Capire in quale rete si situa ciò che osservo

Enrico Miotti ci spiega l’idea di fondo: «Ci sono tanti modi di parlare di sostenibilità: noi qui abbiamo voluto incoraggiare, quando si guarda qualcosa, a cercare di capire in quale rete, in quale sistema è collocato quell'oggetto o quell'azione. Perché è conoscendo gli elementi che fanno parte del sistema in cui è incluso quell'oggetto, che si riesce davvero a capire che azioni bisogna perseguire. C’è il rischio di agire credendo che le conseguenze siano lineari: io faccio una cosa e ne accade un’altra; ma in un sistema ci sono retroazioni, soglie, ritardi. Ecco, se io non ho presente questo, rischio di fare danni. La nostra idea è proporre attività su alcune caratteristiche dei sistemi, come appunto la retroazione, le soglie di cambiamento, la cooperazione, perché i ragazzi e le ragazze si portino a casa l'idea che è bene allargare lo sguardo, quando si osserva qualcosa, cercare di capire meglio il sistema in cui è inserito».

Dagli esempi pratici di azioni e reazioni, sperimentati in laboratorio, all’analisi dei sistemi in cui viviamo il passo è breve.

Spiega ancora Miotti: «Facciamo un esempio. I ragazzi e le ragazze possono sperimentare la retroazione con le pompe d'acqua: mostriamo loro come si comporta e come possa essere gestita oppure non gestita; e poi diciamo “ma guardate quando fa caldo, uno accende i condizionatori, in città, però i condizionatori scaldano l'aria esterna: in una città tanti condizionatori scaldano, quindi fa più caldo e io alzo il condizionatore e fa ancora più caldo e io alzo ancora: questa è una retroazione di quelle che non riequilibrano, ma anzi aumentano i rischi”.

Un altro esempio riguarda il concetto di soglia di cambiamento: «Per esempio con un esperimento si mette una sostanza in un'altra, la sostanza per un po’ rimane dello stesso colore, poi a un certo punto il colore cambia. Però finché il colore non cambiava io pensavo che non stessi facendo niente, perché non succedeva nulla… e allora continuo, continuo, continuo... finché succede qualcosa. Sapere che in un sistema esiste una soglia di cambiamento è importante e sarebbe bene averlo sempre in mente: anche per capire meglio le possibili conseguenze del riscaldamento globale».

Una vetrina permette la visibilità del laboratorio anche dall’esterno. Ma non solo. Ospita al suo interno quattro eliche olografiche che proiettano in 3D uno stormo di uccelli: esempio perfetto di un sistema naturale solo apparentemente caotico, ma in realtà governato da regole condivise.

Il nuovo iLAB sarà aperto al pubblico con attività speciali nei week end dei prossimi mesi. Le informazioni sono disponibili sul sito del museo: https://www.museoscienza.org/it/offerta/ilab/sostenibilita


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