fbpx Identificate le varianti genetiche associate a pancreatite | Scienza in rete

Identificate le varianti genetiche associate a pancreatite

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

I farmaci tiopurinici mercaptopurina e azatioprina sono gli agenti immunosoppressori più comunemente prescritti per mantenere la remissione senza corticosteroidi e prevenire la recidiva in pazienti con malattie infiammatorie intestinali (IBD). Sono ampiamente utilizzati anche come agenti antirigetto dopo trapianto di organi solidi e in sostituzione degli steroidi nell’artrite reumatoide, ma nonostante l’ampio uso circa il 17% dei pazienti sviluppa effetti collaterali tali da dover interrompere la terapia. Tra gli effetti avversi più gravi vi è la pancreatite acuta che si manifesta come reazione idiosincratica dose-dipendente con incidenza del 4-7% nei pazienti con IBD.

Recenti studi hanno confermato che alcune risposte avverse rare a terapia farmacologica sono associate a varianti genetiche identificate mediante studi di associazione con metodologia genome-wide (GWAS).
I ricercatori dell’IBD Pharmacogenetics Study Group (Exeter, UK) hanno condotto uno studio, pubblicato su Nature Genetics, allo scopo di identificare le caratteristiche cliniche dei pazienti affetti da pancreatite indotta da tiopurina e i marcatori genetici che potrebbero predire lo sviluppo di questa grave reazione avversa.

Gli autori hanno reclutato 433 pazienti suddivisi in due gruppi: un gruppo di analisi GWAS e una coorte di replicazione caso-controllo. Ogni caso è stato visitato da un esperto gastroenterologo ed è stato identificato un legame causale tra l’utilizzo di azatioprina o mercaptopurina e sviluppo di pancreatite.
Di questi, 172 pazienti affetti da pancreatite indotta da tiopurina sono stati sottoposti a genotipizzazione tramite GWAS e confrontati con 2035 casi controllo affetti da morbo di Crohn o colite ulcerativa.
L’analisi ha portato all’identificazione di una stretta associazione tra la pancreatite indotta da tiopurina e lo SNP rs2647087 all’interno della regione HLA di classe II. Gli alleli HLA-DQA1*02:01 e HLA-DRB1*07:01, parzialmente associati a rs2647087, sono risultati anch’essi significativamente correlati allo sviluppo di pancreatite mentre non sembra esserci associazione tra il genotipo rs2647087 e il fumo, un noto fattore di rischio per lo sviluppo di pancreatite. In studi precedenti l’allele HLA- DRB1*07:01 è stato inoltre associato con il morbo di Crohn ileale: un’associazione genetica condivisa tra tale patologia e la pancreatite indotta da tiopurina potrebbe indirizzare i clinici verso altre terapie, incluso l’intervento chirurgico, per i pazienti con questo tipo di malattia.

La prevalenza di pancreatite nei pazienti trattati con tiopurina si aggira intorno al 4-7%. I risultati di questo studio suggeriscono che gli individui eterozigoti od omozigoti per l’allele di rischio rs2647087 hanno una probabilità rispettivamente 2.5 e 5 volte maggiore di sviluppare pancreatite rispetto agli individui omozigoti per gli alleli comuni. Dal punto di vista clinico ciò significa che su 1000 pazienti testati per rs2647087, 77 saranno omozigoti e di questi il 17% sarà a rischio di sviluppare pancreatite mentre i pazienti eterozigoti avranno un rischio del 9%.

Recenti studi farmacogenetici GWAS hanno dimostrato l’associazione tra reazioni avverse ai farmaci e regioni HLA di classe II. Il meccanismo di associazione non è stato ancora completamente chiarito; tuttavia le caratteristiche cliniche descritte dai ricercatori di Exeter per lo sviluppo della pancreatite sono coerenti con una reazione immunologica ritardata o mediata da cellule T.
Inoltre gli aplotipi HLA DRB1*07-DQA1*02 identificati in questo studio sono stati descritti come associati a danni epatici indotti da farmaco dovuti all’inibitore tirosin-chinasico lapatinib e all’anticoagulante ximelagatran con meccanismo d’azione ancora ignoto benché è stato dimostrato che ximelagatran lega competitivamente e preferenzialmente l’aplotipo HLA DRB1*07:01. Gli scienziati dell’IBD Pharmacogenetics Study Group hanno inoltre costruito un modello computazionale di legame secondo il quale la mercaptopurina sarebbe in grado di agganciare la molecola HLA DRB1*07:01, gli effetti di questo legame sull’attivazione delle cellule T sono peraltro tuttora ignoti.

I risultati di questo studio sull’utilizzo di tiopurina in pazienti affetti da IBD possono certamente essere generalizzati ad altre patologie trattate con azatioprina e mercaptopurina. Le informazioni sul rischio di sviluppare pancreatite potranno costituire parte di un futuro pannello di test genetici che possano indirizzare i clinici verso l’opzione terapeutica più opportuna.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.