fbpx Homo immortalis. Una vita quasi infinita | Scienza in rete

Homo immortalis. Una vita quasi infinita

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Ernst Mayr, il grande biologo, genetista e storico della scienza, ha scritto che l’evoluzione  pone ormai il nostro destino nelle nostre mani, a loro volta prodotte dall’evoluzione. Forse da una tale riflessione è nato il progetto di questo bel libro, scritto a quattro mani da Giuseppe O. Longo, assai noto come autore di numerosi saggi e opere letterarie in cui gli sviluppi  della tecnologia hanno un ruolo centrale, e Nunzia Bonifati, giornalista e docente universitaria, che già presso lo stesso editore ha pubblicato il saggio filosofico Et voilà i robot: Etica ed estetica nell’era delle macchine

Questo volume, ricchissimo di citazioni filosofiche e letterarie, si sviluppa lungo due linee diverse ma collegate tra loro – è questo il tema di fondo dell’intera opera – dall’essere ambedue sviluppi dell’aspirazione all’immortalità germogliata nel cuore e nella mente degli uomini fin dai tempi antichi. Sviluppi che, nel nostro tempo e nel tempo a venire, sono e saranno sempre più legati alla scienza e alla tecnologia, o meglio alla tecnoscienza, che è una delle caratteristiche distintive di questo terzo millennio.

La tecnoscienza contemporanea, pur variegata e complessa, presenta due filoni principali: quello della biologia molecolare e della genetica  e quello dell’intelligenza artificiale e delle neuroscienze. E’ proprio a partire da questa constatazione che il volume presenta, nei  densi capitoli centrali, le due diverse linee lungo le quali l’aspirazione all’immortalità assume, per così dire, uno spessore tecnologico.

Nel capitolo E l’uomo creò l’uomo Nunzia Bonifati si occupa – come il titolo stesso suggerisce -   della ricerca incessante della perfezione fisica ideale, e quindi anche dell’evoluzione del concetto stesso di bellezza, fino a giungere, attraverso l’impiego sempre più esasperato delle tecnologie per plasmare il corpo, alle inquietanti prospettive del post-umano.

Nel capitolo La creatura planetaria, Giuseppe O. Longo riprende e sviluppa con grande ampiezza un tema proposto in alcuni suoi saggi precedenti: quello che immagina appunto la nascita e lo sviluppo di una dimensione cognitiva universale, incorporea e virtuale, caratterizzata da una nuova tipologia di evoluzione, con caratteristiche più lamarckiane che darwiniane.

Il volume è arricchito dall’inserimento di una dimensione letteraria accanto a quella saggistica: al testo si intrecciano infatti alcuni racconti di G.O.Longo. E questo, oltre a rendere più avvincente ed emozionante la lettura, ha anche un effetto inatteso e inquietante: risulta difficile, infatti, stabilire una precisa linea di demarcazione tra la scienza di cui parlano i saggi  e la fantascienza di cui parlano i racconti, unificate come sono dal desiderio che spinge a superare ogni limite fino a realizzare l’antica aspirazione all’immortalità.

Ma la tecnoscienza non può evidentemente realizzare questa aspirazione, così come le ali di Icaro non potevano condurlo verso il Sole. La stessa teoria dell’evoluzione, a cui la nuova evoluzione umana pretende di ispirarsi, ci fa capire quanto la morte sia inestricabilmente parte della vita. E dunque questo libro ci parla di fantasie, di deliri, di follie germogliate dalla rimozione della morte: ce ne parla facendoci volare per un tratto insieme a Icaro, condividendo le sue emozioni e le sue costruzioni immaginarie, prima che si sciolga la cera delle sue ali.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Di che cosa parliamo quando parliamo di TEA

Campo coltivato di cereali al tramonto

Negli ultimi anni, le tecniche di ingegneria genetica e la cosiddetta “evoluzione assistita” (TEA) hanno riacceso il dibattito, in campo non solo scientifico, ma anche economico e culturale. La questione centrale può essere riassunta in una domanda: è davvero possibile, con le tecnologie attuali, intervenire sul DNA di una pianta coltivata per renderla più resistente senza dover fare i conti con implicazioni più ampie, di tipo biologico, evolutivo, agroecologico e persino filosofico? Crediti immagine: Yosi Azwan su Unsplash

L’annuncio del prossimo arrivo di nuove varietà di piante coltivate definite TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita, interpretazione italiana di New Genetic Techniques) riaccende il dibattito su quanto la genetica possa realisticamente ottenere in termini di aumento delle produzioni alimentari e su come, modificando uno o pochi geni del corredo genetico, si possano aumentare stabilmente le resistenze a stress e parassiti, migliorare la sicurezza alimentare nei suoi diversi risvolti di sostenibilità, di equità e di etica.