Declino scientifico dell’Italia? Probably yes!

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Nella calura estiva d’agosto abbiamo seguito una discussione sul possibile declino della scienza italiana. La discussione è nata dalla risonanza mediatica di un articolo apparso online su una rivista scientifica internazionale (firmato da Cinzia Daraio). Il titolo, alcuni dati e la discussione dell’articolo davano supporto alla percezione che il ridotto finanziamento alla ricerca in Italia sta cominciando a tradursi in declino scientifico. Questa conclusione è stata contrastata da De Nicolao in un commento online, poi ripreso da alcuni giornali come l’Unità. E’ quindi sorta un’avvincente discussione, a cui vorrei contribuire partendo da considerazioni fattuali.

L’articolo di Daraio e Moed ha usato il database WoS, mentre i dati Scimago, citati da De Nicolao, sono elaborati sul database SCOPUS. I due database sono in genere ben correlati fra loro, ma non coprono le stesse pubblicazioni e comunque meno del 20% del totale. Recentemente lo sviluppo del database free di Google Scholar ha permesso di allargare ricerche bibliometriche in modo verificabile da tutti. Oramai Google Scholar copre circa il 60% delle pubblicazioni conosciute, particolarmente nelle scienze sociali, economiche ed umanistiche. Son proprio accademici di queste aree, cronicamente sotto-rappresentate nei database di WoS e SCOPUS, ad aver generato la discussione che ha avuto eco sui media, e fra scienziati italiani. 

Il mio contributo a questa discussione segue un approccio estrememente semplificato, che quantifica l’impatto globale di una nazione e complementa le precendenti analisi basate sul numero delle pubblicazioni. Ho innanzitutto focalizzato la ricerca sulle citazioni che riguardano l’Italia ed altre nazioni, poichè circa metà di tutte le pubblicazioni non viene mai citata – e quindi ha impatto praticamente nullo. Poi ho considerato le citazioni sulle discipline meglio coperte dal database di Google Scholar, escludendo Chimica, Fisica ed aree loro associate. Infine ho usato non solo il nome in inglese (Italy) ma anche quello in madrelingua (Italia) nella ricerca per nazione, cumulando insieme le citazioni ritrovate dopo aver eliminato quelle di autori con cognomi nazionalistici, come "Germany" [Essendo questi cognomi molto comuni per "England" e "France", ho escluso Inghilterra e Francia dall’analisi].

La ricerca per nazione non è stata limitata all’affiliazione degli scienziati e comprende gli studi che riguardano quella nazione. I risultati riportati nella Figura 1 rappresentano quindi l’impatto aggregato delle citazioni di pubblicazioni provenienti da una nazione o riguardanti quella nazione. Pur nella loro limitatezza, questi dati indicano una caduta d’impatto per l’Italia nel periodo più recente (dal 2010 ad oggi) rispetto a dieci anni fa (dal 2000 ad oggi). Per contro, nazioni europee a noi simili come la Spagna hanno avuto un leggero aumento di impatto, similmente a nazioni scientificamente forti come la Germania. Tuttavia, nessuna nazione europea ha avuto la triplicazione di impatto prodotta dalla Cina, o dalla nostra cugina Argentina (Figura 1), che viene classificata oltre la 30esima posizione nei ranking Scimago.

Figura 1 | Citazioni in Google ScholarCitazioni in Google Scholar
Impatto scientifico di varie nazioni basato sulle citazioni cumulative nel periodo 2000-2011 (normalizzato ad un decimo per tener conto della decade) rispetto al periodo 2010-2011 (non normalizzato, istogrammi scuri). Da notare che i risultati si riferiscono solo alla prima schermata di 100 entries ottenute con il programma di GB Ianni come usato per valutare i Top Italian Scientists. Questi dati risultano proprozionali al numero totale delle citazioni per ciascuna nazione.

Questa semplice analisi sembra supportare le caute apprensioni di Daraio e Meud – l’impatto della scienza italiana sta effettivamente declinando. Non solo rispetto ad altre nazioni europee, ma soprattutto rispetto a nazioni emergenti come la Cina e l’Argentina. La correlazione più ovvia che si potrebbe fare è questa: le differenze d’ impatto scientifico nel tempo (Figura 1) riflettono l’andamento economico delle nazioni – ridotto in Italia ed altri paesi europei, ma in forte espansione in Cina ed Argentina.

Research and its impact follow the wealth and progress of a nation.

1. Is Italian Science declining? C. Daraio and HF. Moed (2011) Research Policy, in the press [link]
2. l'articolo di Repubblica (C Zunno 22 Agosto) [link]
3. Verifica De Nicolao su Scimago (SCOPUS) [link
4. Unita’ del 29 Agosto, Pietro Greco [link]
5. Risposta di Daraio a Greco (Unita’), dal sito di Dario Braga (UniBO) [pdf]

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Le notizie di scienza della settimana #107

Il nuovo Report dell’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità “Healthy, prosperous lives for all: the European Health Equity Status Report” fa il punto sulle disuguaglianze di salute in Europa. In sintesi, il gap di salute fra ricchi e poveri si riduce meno dell’atteso. In termini di speranza di vita alla nascita, la differenza media è di 3,9 anni nelle donne (speranza di vita media 82 anni; intervallo: 78,1-86) e di 7,6 anni negli uomini (speranza di vita media 76,2 anni; intervallo: 3,4-15,5). L’Italia (e altri paesi come Grecia e Portogallo) ha i valori più alti di speranza di vita, segno che i fattori protettivi come dieta e coesione sociale riescono a contrastare i fattori di rischio e la presente stagnazione economica. Buona anche la performance dell’Italia nella sopravvivenza libera da malattie. Riconoscendo l’importanza di agire direttamente sui determinanti sociali della salute, l’OMS misura l’effetto di 8 politiche sulla riduzione delle differenze di salute fra classi sociali: (1) aumento di 1.000 dollari del PIL pro capite; (2) riduzione delle disuguaglianze di reddito; (3) riduzione del tasso di disoccupazione; (4) riduzione delle spese private per la salute; (5) aumento delle spese di protezione sociale; (6) aumento del finanziamento del sistema sanitario pubblico; (7) aumento della spesa pubblica in politiche del lavoro; (8) aumento della spesa pubblica nelle abitazioni e condizioni di vita. L’aumento del reddito pro capite è l’unico parametro a non avere effetto sulla disuguaglianze, mentre le politiche del lavoro e le condizioni di vita e abitative hanno l’effetto massimo.

Cronache della ricerca

Gli italiani si classificano terzi fra i vincitori degli starting grant dell’European Research Council, il bando più competitivo dell’Europa dedicato ai giovani ricercatori. Bene quindi per gli italiani (benché in discesa rispetto al bando 2018, dove si erano classificati secondi dietro la solita Germania). Male invece per l’Italia, che vede la maggior parte dei suoi ricercatori primeggiare in università e centri di ricerca all’estero.