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Crisi e salute: quello che sappiamo non basta

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Il rapporto fra condizioni economiche e occupazionali e salute è ben documentato in letteratura. Sono numerosi i casi di studio presi in esami dai ricercatori, in particolare in riferimento alla recente crisi economica, ma a quanto pare fare una sintesi che tracci delle linee comuni a partire dai singoli casi di studio non è così semplice. Lo mette in luce una recentissima review pubblicata sul British Medical Journal - che annovera fra gli autori anche John Ioannidis, direttore dello Stanford Prevention Research Center - che evidenzia che i 41 studi pubblicati dal 2008 al 2015 che hanno esaminato l’impatto della crisi economica sulla salute della popolazione europea, mostrano in realtà risultati antitetici fra di loro.

Dei 41 studi analizzati infatti, ben 30 (cioè il 73%) sono considerati ad alto rischio di bias, 9 (il 22%) a rischio moderato, e solo due (il 5% del totale) sono a basso rischio di bias. Insomma, ancora non abbiamo gli strumenti – chiosano i ricercatori – per delineare con precisione gli effetti della crisi sulla salute fisica e mentale degli europei in generale. Non possiamo dire per esempio con certezza se la mortalità è aumentata oppure no in Europa in relazione alla crisi economica: sono necessari ulteriori studi empirici più approfonditi.

I bias individuati sono stati di sette tipi: anzitutto il selection bias, la distorsione nel processo di selezione del campione. Poi la cosiddetta ecological fallacy - cioè l'errore nell'interpretazione dei dati statistici dove si deducono inferenze che riguardano i singoli a partire dalle informazioni sul gruppo a cui appartengono – e ancora counfonding bias, reporting bias, time bias, ed errori di misurazione circa gli indicatori di esposizione al rischio e nel risultato finale sulla determinazione del grado di salute.

Solo su due punti a quanto pare la letteratura finora ci permette di dire qualcosa: l'aumentato tasso di suicidi e il deterioramento della salute mentale della popolazione europea. I ricercatori sono infatti concordi nell'affermare che durante i sette anni della crisi sono aumentati i suicidi, specialmente fra gli uomini disoccupati, mentre al contrario quelli fra le donne non hanno subito variazione. A riportarlo sono infatti ben 16 studi su 41.

L'aumentato tasso di suicidi va a braccetto con il deterioramento della salute mentale fra la popolazione, fra ansia, depresisone e disturbi comportamentali. Sono 14 gli studi che hanno documentato un nesso fra il peggioramento delle condizioni lavorative e quindi economiche e il deterioramento della salute mentale dei cittadini, e ancora una volta sono gli uomini a cavarsela peggio. Si tratta di tendenze ben documentate anche in Italia, e di cui Scienza in Rete si era occupata in occasione della pubblicazione del Libro Bianco sulle disuguaglianze di salute.

Ma come si sentono davvero i cittadini? Come hanno percepito la mano pesante della crisi sulla propria salute? Quello della salute percepita è un indicatore importantissimo per valutare la salute effettiva della popolazione, ma al momento i risultati sono contrastanti. Sono 12 gli studi esaminati dal team di Ioannidis che si sono focalizzati su questo aspetto, ma a seconda del paese in questione si sono rilevate profonde differenze. Al momento dunque, sono più le cose che non possiamo dire che quelle che abbiamo la licenza di asserire. Per questo gli autori invitano a mettere a punto nuovi studi per approfondire l’impatto della crisi sulla salute e sui servizi sanitari a partire dall'esame dei comportamenti a rischio correlati con gli stili di vita: fumo, alcol obesità, scarsa attività fisica.


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