fbpx Crescono i contagi. E non è solo l’effetto del Green Pass

Crescono i contagi. E non è solo l’effetto del Green Pass

Tempo di lettura: 6 mins

Il quesito per cui vorremmo cercare di trovare una soluzione convincente è quanto l'aumento di casi trovati positivi al SARS-CoV-2 sia un effettivo aumento della contagiosità e quanto a un aumento della diagnosi di infezioni asintomatiche dovute all’accresciuto numero di test antigenici che stiamo effettuando nelle ultime settimane per l’entrata in vigore del Green Pass sui luoghi di lavoro.

La coincidenza della data del 15 ottobre in cui è scattato l'obbligo di avere il Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro e l'inversione del trend dell'incidenza dei casi positivi legittima sicuramente il quesito. Infatti si stima che ci siano milioni di lavoratori, forse tre, non ancora vaccinati che necessitano quindi di un tampone negativo effettuato nelle precedenti 48 ore per recarsi in azienda o comunque per entrare in diversi altri ambienti come sale cinematografiche, palestre, ristoranti con sale non all'aperto, eccetera. Questi i dati di ottobre:

Figura 1. Nuovi contagi notificati nel mese di ottobre 2021 

Figura 2. Tamponi molecolari nel mese di ottobre 2021

Figura 3. Tamponi antigenici nel mese di ottobre 2021

Si può osservare chiaramente come i tamponi molecolari non abbiano avuto variazioni di frequenze importanti mentre i tamponi antigenici, che a inizio mese erano attorno ai 180 000 sono esattamente raddoppiati da metà mese in poi. I contagi, infine, sono aumentati proprio a partire da metà mese. Si osservi anche che, mentre per contagi e tamponi molecolari si ha un ciclo settimanale costante con il minimo di lunedì, per i tamponi molecolari la variabilità è differente e non uniforme da una settimana all'altra. Si consideri infine che i dati calanti di fine mese dipendono anche dalla riduzione di attività diagnostica dovuta al ponte del 1° novembre.

La percentuale di tamponi positivi

Una prima indicazione può essere colta esaminando la percentuale di tamponi risultati positivi che è aumentata per i molecolari proprio il 15 ottobre mentre nella stessa data è diminuita quella dei test antigenici.

Figura 4. Percentuale di tamponi molecolari risultati positivi

Figura 5. Percentuale di tamponi antigenici risultati positivi

I  test effettuati allo scopo di ottenere il Green Pass sono solitamente i test antigenici usati anche per il controllo di soggetti senza sintomi e che non fanno sospettare la presenza di contagio. Infatti, si sospetta che una persona sia stata contagiata, si tende a richiedere direttamente un test molecolare, che viene comunque sempre richiesto per confermare un test antigenico risultato positivo.  I positivi al test molecolare diminuiscono sino a metà mese e poi arrivano a raddoppiare a fine mese mentre i positivi al test antigenico sono costanti nella prima metà del mese per poi lentamente aumentare anch'essi. 

Una stima basata sugli ingressi in terapia intensiva

La frequenza degli ingressi in terapia intensiva risulta quasi stabile nel mese di ottobre e prima del 17 ottobre pari allo 0,75% dei nuovi casi positivi. Si può allora provare a calcolare quanti potrebbero essere i casi positivi attesi partendo da coloro che sono entrati in terapia intensiva. Sino al 17 ottobre i casi osservati e i casi attesi praticamente coincidono mentre successivamente si osserva una crescita degli attesi inferiore alla crescita degli osservati.

Figura 6. Andamento degli ingressi in terapia intensiva

Figura 7. Trend dei contagi osservati e di quelli attesi  (0,75% dei ricoveri in terapia intensiva)

Figura 8. Ipotesi dei fattori di crescita dei positivi

Si può allora fare l'ipotesi che la crescita successiva al 17 ottobre degli attesi sia una crescita effettiva di contagi mentre l'ulteriore crescita degli osservati sia dovuta solo a diagnosi di casi preesistenti emersi grazie all'aumento dei tamponi effettuati per potersi dotare di Green Pass.

Una ipotesi sui fattori determinanti dei nuovi casi positivi

L'ipotesi sui determinanti della crescita dei contagi dopo il 15 ottobre prevede una quota di contagi preesistenti ma evidenziati dall'aumento dei tamponi e una quota invece di nuovi contagi determinata dalla riduzione delle misure di contenimento.

Figura 9. Ipotesi di casi positivi in più dopo il 15/10

Figura 10. Ipotesi di casi positivi in più dopo il 15/10

I casi positivi emersi grazie ai tamponi potrebbero essere lo 0,2% dei tamponi che superano la media precedente di circa 300 000: dal 15 al 31 ottobre questi potrebbero essere stati circa 6 000 casi. I nuovi contagi, invece, potrebbero aver iniziato il 20 ottobre ed essere aumentati di 100 casi al giorno e a fine mese sarebbero stati in totale circa 12 000. Se l'ipotesi è corretta, allora si capirebbe perché nella prima settimana di crescita era più evidente il ruolo delle diagnosi conseguenti ai tamponi rispetto alla aumentata contagiosità, perché all’inizio della seconda settimana i due fattori hanno avuto lo stesso peso e perché, successivamente, si è resa sempre più evidente la crescita della contagiosità.

Questo potrebbe essere il confronto tra l'andamento reale dei contagi e quello ipotetico costruito:

Figura 11. Andamento delle frequenze osservate e teoriche

Figura 12. Media settimanali dati osservati e teorici

E conseguentemente questo sarebbe il confronto dell'andamento dell'indice di replicazione diagnostica calcolato sui dati reali e sui dati teorici:

Figura 13. RDt dati osservati e dati teorici

L’andamento dell’indice di replicazione diagnostico costruito sui dati reali ha un massimo dopo una settimana dall'obbligo del Green Pass del 15 ottobre, data in cui le nuove diagnosi fatte emergere dai tamponi non sono cresciute e anzi, probabilmente, nel modello teorico costruito si sarebbe dovuta prevedere una percentuale di diagnosi sui tamponi progressivamente inferiore allo 0,2%. In tal caso, anche l'andamento dell'indice di replicazione diagnostica calcolato sui valori teorici avrebbe seguito la diminuzione come nei casi reali.

Perché questo "esercizio" di calcolo?

Lo scopo di questo esercizio è il tentativo di arrivare a stimare quanto potrebbero crescere i contagi anche se l'aumento dei tamponi non facesse emergere casi positivi normalmente non  diagnosticabili.
La crescita ipotizzata è una crescita lineare che aumenta di 150 casi ogni giorno e che farebbe superare la frequenza giornaliera di 10 000 casi positivi a inizio dicembre. Si osservi che in caso di crescita lineare, l'indice di replicazione diagnostica dopo un punto di massimo avrebbe una lenta decrescita che non deve portare a pensare che corrisponda alla diminuzione dei casi giornalieri ma solo a una diminuzione della percentuale dell'incremento.

Figura 14. Ipotesi di incremento lineare

Figura 15. RDt in una ipotesi di incremento lineare

Che aspettarsi?

Le persone attualmente suscettibili al contagio possono considerarsi i 7,5 milioni di non vaccinati e il 20% dei 45 milioni di vaccinati, quindi circa 16,5 milioni di suscettibili, il 45% i primi ed il 55% i secondi. Se si arrivasse a 10 000 contagi questi riguarderebbero 5 500 vaccinati e 4 500 non vaccinati. Se la percentuale di contagiati che necessitano di ricovero in terapia intensiva rimanesse costante e uguale all'attuale, gli ingressi giornalieri nei reparti di rianimazione sarebbero a inizio dicembre circa 70 al giorno, corrispondenti all'1,5% dei 4 500 contagiati non vaccinati e i decessi sarebbero all'incirca altrettanti.

Queste cifre non sono ovviamente una certezza e anzi si spera siano più pessimistiche che ottimistiche ma possono servire per rendersi conto che l'epidemia non è finita soprattutto se la quota di coloro che rifiutano di proteggere se stessi e gli altri dovesse continuare a rimanere pari all'attuale e se realmente l'efficacia del vaccino dopo i sei mesi si riducesse così tanto come alcuni studi affermano e la popolazione non ricevesse per tempo la terza dose di richiamo.

Giocare con i numeri come si è qui fatto potrebbe anche essere una gioco divertente se non facesse invece emergere quante persone sono nei prossimi giorni a rischio di contagiarsi, di ammalarsi seriamente o ahimè anche di morire.

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

Cosa sappiamo su Omicron, e cosa possiamo aspettarci

Lo scorso venerdì l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha designato la variante B.1.1.529 del SARS-CoV-2 come variant of concern, variante preoccupante e gli ha assegnato la lettera greca Omicron. È stata rilevata per la prima volta in una manciata di campioni prelevati l’8 novembre nella provincia del Gauteng in Sudafrica, dove è in corso un rapido aumento dei casi. Oltre all’accelerazione del contagio, la variante preoccupa per il gran numero di mutazioni presenti nel  suo genoma, più di 50.