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Covid-19: plausibile picco dei casi a metà aprile

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Applicando all’epidemia attuale il modello utilizzato per la pandemia influenzale 2009, è ipotizzabile un aumento di casi fino a metà aprile nelle aree di prima introduzione come la Lombardia.  L'incremento potrebbe essere più tardivo in altre zone del Paese. Pur con i limiti di una simulazione affetta da molte incertezze sulle caratteristiche dell'infezione il modello matematico disponibile offre uno scenario plausibile circa i tempi a breve di evoluzione dell'epidemia. [Nell'immagine: elaborazione di Scienza in rete dei dati pubblicati dalla Protezione civile su GitHub. Il grafico mostra il numero cumulato dei casi per quattro categorie: ospedalizzati (rosso), in isolamento (giallo), guariti (verde), deceduti (nero). Periodo: 24 febbraio -7 marzo. Fonte: Protezione Civile.]

L’attuale epidemia di Covid-19 viene quotidianamente descritta dal numero cumulativo di persone trovate infette al SARS-Covid-19 (la maggior parte delle quali identificate fino ad ora perché contatti di casi confermati o perché sintomatiche) e da quello delle persone ricoverate in ospedale e di quelle decedute e trovate infette dal virus. I numeri da soli non bastano a fornirci uno scenario di evoluzione su cui prepararci, ma è possibile recuperare qualche indicazione dall’esperienza precedente alla pandemia da virus influenzale A/H1N1pdm09 del 2009.

Il modello più articolato, sviluppato per fronteggiare una potenziale pandemia da virus influenzale nel nostro Paese, fu messo a punto nel 2007 [1]. Era basato sulla stima della diffusione dell'influenza pandemica in Italia e valutava l'impatto di varie misure di controllo, abbinando un modello SEIR (ossia calcolando le probabilità per le persone della popolazione di transitare tra i vari compartimenti quali Suscettibile Esposto Infetto Rimosso) globale con un modello con rischi stimati a livello individuale. Il modello aveva fornito tre scenari diversi in base alle ipotesi di R0 stimato (R0 è il tasso di riproduzione di casi di malattia da un singolo caso contagioso) (R0=1,4; R0=1,7 e R0=2). Per il valore più alto considerato, pari a 2, lo scenario prevedeva un’introduzione dell’infezione in Italia dopo 37 giorni dal primo caso mondiale, attraverso i principali aeroporti internazionali.

Per R0=2 il modello stimava che il picco di diffusione, in assenza di misure di contenimento sarebbe arrivato dopo 90 giorni .

Per Covid-19, i primi casi registrati in Lombardia sono del 21 febbraio per cui si risale facilmente a metà gennaio come data di prima introduzione del virus. Se R0 è maggiore di 2 (come sembra essere per Covid-19) nel modello i tempi si accorciano in modo proporzionale, collocando una verosimile data di introduzione verso la fine del mese di gennaio. Dall’introduzione, in assenza di efficaci misure di contenimento, il modello pandemico prevedeva la crescita continua del numero dei casi con un massimo di diffusione stimato tra 54 e 125 giorni. Anche per questa stima, se R0 è maggiore del valore 2 considerato, il picco viene raggiunto prima. Se il virus è stato introdotto alla fine di gennaio, e se il modello è verosimile alla situazione attuale, l’apice della curva epidemica può essere atteso verso la metà di aprile.

Certamente lo scenario è approssimativo. Sappiamo che Covid-19 non si comporta come l’influenza, soprattutto non ci sono dati chiari sulla sua diffusione nei bambini che, invece, hanno un ruolo chiave nel sostenere la trasmissione dell’influenza anche stagionale. Inoltre l’R0 della pandemia del 2009 è stato stimato pari ad 1,4 e anche durante l’influenza stagionale è più basso di 2.

In merito al ruolo dei bambini, uno studio recentissimo cinese [2] indica che anche i bambini sono a rischio di infezione da SARS-COV-2 in modo simile agli adulti con una sintomatologia molto lieve, ma non sappiamo abbastanza della loro capacità di trasmettere l’infezione.

Il modello descriveva un probabile scenario, sia in assenza, che in presenza di misure di contenimento (come restrizioni dei viaggi internazionali, uso di antivirali, quarantena dei contatti stretti, chiusura delle scuole, e vaccinazione). Tuttavia, il modello teneva conto di uno specifico rischio di contagio in famiglia, sui luoghi di lavoro e random non ben definito legato alla socialità delle persone basato su parametri specifici per influenza che ora sono difficili da considerare per l’assenza di dati adeguati.

Durante l’epidemia in corso in Italia sono state prese misure di contenimento, a partire dai primi focolai registrati in Lombardia, che dovrebbero rallentare e ritardare la diffusione nelle altre aree del Paese.

I dati che abbiamo desunto dell’esperienza del 2009 potrebbero essere adatti a descrivere uno scenario per la Lombardia, con il raggiungimento di un picco epidemico prima delle altre aree del Paese.

La chiusura delle scuole in tutto il Paese è un provvedimento drastico di distanziamento sociale che era stato preso in considerazione anche per la pandemia di influenza del 2009. In quel caso la trasmissione dell’infezione era fortemente sostenuta dai più giovani nella popolazione, che, fino ai 15 anni di età mostravano un tasso di attacco delle forme cliniche di circa il 25%. Il primo caso identificato di influenza pandemica era stato importato in Italia il 24 aprile e la chiusura delle scuole a maggio non fu considerata necessaria all’epoca per le imminenti vacanze estive. Alla ripresa dell’anno scolastico a Settembre il provvedimento fu riconsiderato alla luce della disponibilità del vaccino pandemico e del calo di intensità dei contagi. Gli scenari disponibili stimarono che la chiusura delle scuole avrebbe ritardato il picco epidemico di due settimane e anche in quella occasione il provvedimento non fu ritenuto necessario. In questo momento non abbiamo molte alternative all’unica misura di contenimento del distanziamento sociale, considerando che non ci sono specifici antivirali, né vaccini disponibili a breve termine.

Se il contenimento attuale avrà effetto, come ci auguriamo anche per allentare la pressione sul servizio sanitario, la curva epidemica a livello nazionale sarà più bassa, ma su un maggiore arco di tempo di durata, ottenendo il risultato desiderato di diluire nel tempo l’intensità di richiesta di cure. L’aspetto critico sarebbe il mantenimento delle misure di contenimento per un tempo lungo, per il rischio di re-introduzione dei casi in zone con andamenti sfalsati. La consapevolezza di un probabile scenario e dei tempi da affrontare è importante per il contributo di tutti.

Ringrazio Caterina Rizzo per avere condiviso le mie riflessioni e l’utilizzo dei dati pubblicati nel 2008.
Note
- [1] Ciofi degli Atti ML, Merler S, Rizzo C, Ajelli M, Massari M, Manfredi P, et al. (2008) Mitigation Measures for Pandemic Influenza in Italy: An Individual Based Model Considering Different Scenarios. PLoS ONE 3(3): e1790.
- [2] Qifang Bi, Yongsheng Wu, Shujiang Mei, et al. Epidemiology and Transmission of COVID-19 in Shenzhen China: Analysis of 391 cases and 1,286 of their close contacts. medrxiv.org, 4 marzo 2020.

 

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