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Il compasso umano-tecnologico

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“Questo libro parla del diritto riguardo alle applicazioni scientifiche e tecnologiche, oggi”. Inizia così l’ultimo lavoro di Amedeo Santosuosso, studioso di fama internazionale, Consigliere presso la Corte d’appello di Milano, docente presso l’Università di Pavia e presidente dell’ECLT, Centro europeo di ricerca interdipartimentale all'avanguardia negli studi sul diritto, le scienze, nelle nuove tecnologie.

Il tema è affrontato lungo due articolate direttrici, rispetto alle quali emergono, in particolare, due significativi costrutti teorici. La prima direttrice riguarda la specifica disciplina giuridica di alcuni macrosettori nei quali le scienze e le tecnologie contemporanee hanno inciso in profondità sull’individuo, sui suoi costitutivi essenziali, sulle relazioni col proprio corpo e con gli altri: la salute e l’autodeterminazione del paziente, anche in situazioni “critiche”, quali la sopravvivenza, in stato di vigilanza o di irreversibile incoscienza, grazie a “biomacchinari”; la genetica e la riproduzione umana, coi correlati problemi posti dalla libertà di ricerca scientifica sulle cellule staminali e sull’embrione, e dalla brevettabilità del vivente; e infine le frontiere rappresentate dalle ultime acquisizioni neuro-scientifiche, dalla robotica, dalla biologia sintetica, dalla progettazione di ambienti intelligenti artificiali.

Centrale è, in questo panorama, il concetto di “compasso umano-tecnologico”, proposto e sviluppato dall’autore lungo l’intera opera. Lo scenario tecnologico verso il quale ci si sta dirigendo, infatti, è caratterizzato da uno straordinario incremento ed ampliamento delle facoltà umane ben al di là dei limiti posti dalla natura.

Uno sviluppo, questo, che spinge il diritto non soltanto a rielaborare e adattare al nuovo contesto i valori costituzionali e le libertà fondamentali della persona (dignità umana e identità personale; libertà del corpo e autodeterminazione; “privacy”; libertà di domicilio; libertà di comunicazione e di manifestazione del pensiero; libertà di associazione; diritto alla salute; protezione del soggetto debole …), ma altresì a porsi l’interrogativo di chi detenga il potere di delineare i confini biologici e relazionali dell’individuo, in una prospettiva radicalmente diversa rispetto a quella che aveva connotato il pensiero giuridico del passato, ampiamente centrata sul rapporto fra libertà individuale e autorità statuale, da una parte, e fra le persone fisiche (e giuridiche) e i beni economici, dall’altra. Una prospettiva, questa, rispetto alla quale la posizione dell’autore è che la linea che comprende l’individualità, che si estende man mano che la tecnica permette, nella metafora usata, la divaricazione delle asticelle del compasso, è tracciata dall’individuo stesso, che – si sottolinea –  “ne ha la comprensione e l’autorità”.

La seconda direttrice analizza il modo di essere del diritto nella nuova realtà tecnologizzata. In proposito, Santosuosso individua alcune dinamiche emergenti: l’apertura di ciascun sistema giuridico alla contaminazione da parte di regole e soluzioni casistiche elaborate in altri ordinamenti statali (perlomeno all’interno del mondo occidentale), spinta anche dall’omogenea diffusione delle acquisizioni scientifiche e tecnologiche da un Paese all’altro, e il ruolo sempre più incisivo assunto dalla giurisprudenza, anche grazie alla sua vicinanza al “caso concreto” e ai tratti di novità che quest’ultimo può presentare a séguito del continuo sviluppo scientifico e tecnologico.

L’autore propone così una nuova struttura teorica per il diritto nell’era “new tech”, rimarcando come una legge, una sentenza presentano, oggi, una sorta di duplice “stato”: l’uno, ordinario, tipico della loro collocazione nel sistema giuridico nazionale di riferimento, e l’altro, speciale, frutto del significato e del contenuto che derivano dalla loro circolazione a livello transnazionale, e dalle interrelazioni, concettuali e applicative, che si sviluppano fra realtà giuridiche diverse.

Emerge, in tal modo, la visione del fenomeno giuridico come un “network” o “landscape”, all’interno del quale i rapporti fra diritto, scienza e tecnologia sono vagliati attraverso il concetto, introdotto ed elaborato dall’autore, del “campo di connessioni controllate” (e “non locali”) tra ciascuna “particella giuridica elementare” e altre particelle giuridiche, e fra nuclei concettuali propri del diritto e quelli di altre discipline (scientifiche, umanistiche), in un ordine complessivo assai variegato, non gerarchicamente strutturato, non uniforme nello spazio e nel tempo, composto da attori diversi con diverse legittimazioni, ampiamente influenzato dalla scienza e dalla tecnologia, a cavallo fra le frontiere.

Il libro di Amedeo Santosuosso che, nelle intenzioni si rivolge in particolare agli studenti (secondo la migliore tradizione manualistica dell’Università), è in realtà uno strumento fondamentale e prezioso di conoscenza e riflessione per tutti: per il giurista che, oltre all’aggiornata e completa panoramica di settore, è sollecitato a interrogarsi in modo nuovo sulle più avanzate trasformazioni della sua stessa disciplina; per lo scienziato, che, grazie all’attenzione interdisciplinare dell’Autore, vi troverà concetti giuridici esposti in un modo per lui accessibile; per la società civile, alla quale è offerta la prospettiva del diritto su questioni oggetto di attualissimi e accesi dibattiti all’interno dei quali, spesso, predominano solo le ottiche filosofiche, etiche o religiose.

Merita attenzione, infine, l’immagine di copertina prescelta dall’Autore – un particolare de “L’astronomo” di Jan Vermeer – dal momento che essa sembra per certi aspetti costituire una chiave di lettura, di tipo simbolico, dell’intero volume.

Se si vuole, infatti, la finestra illuminata che vi compare dà l’idea dell’orizzonte, sempre “al di là” della presente realtà, della conoscenza scientifica e delle potenzialità della tecnologia; la luce che si spande uniformemente sulla scena e l’armonia complessiva della composizione pittorica ispirano, come tutto il volume, una serena fiducia nel progresso e invitano a “sdrammatizzare” i problemi che quest’ultimo genera, per meglio cercare e trovare la loro equilibrata soluzione; il compasso appoggiato sul tavolo richiama il “compasso umano-tecnologico”; il globo al centro rappresenta la dimensione “transnazionale-globale” che caratterizza il diritto nelle sue relazioni con la scienza e la tecnologia; e infine i libri aperti restituiscono l’immagine di uno studioso che fa la propria parte fino in fondo nell’affrontare le sfide poste dai tempi, col senso di rispetto e di attenzione che si deve alla natura e all’uomo (allegoricamente rappresentato dalle mani delicatamente appoggiate).

È quel che in quest’opera fa con approfondito rigore, raffinata originalità, lucido equilibrio e passione genuina Amedeo Santosuosso.

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