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Aumenta il numero di ricoverati in terapia intensiva

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Dalle affermazioni di alcuni esperti in ambito medico e dalle notizie diffuse dai principali mezzi di comunicazione si sta consolidando un blocco di pensiero secondo il quale il coronavirus in questa fase si diffonde di più rispetto ai primi mesi dell’anno, ma si trova in maggioranza in soggetti asintomatici e fa pochi danni ai malati di Covid-19. Allo scopo di studiare la veridicità dell’ultima parte di questa affermazione, abbiamo analizzato i dati sul numero di posti in terapia intensiva occupati da malati di Covid-19 nel periodo di sei settimane dal 13 Luglio al 23 Agosto 2020. I dati analizzati sono quelli diffusi ogni giorno dalla Protezione Civile.

In Figura 1 è mostrato l’andamento temporale del numero di posti occupati da pazienti di Covid-19 in ciascun giorno del periodo considerato. È evidente il trend in discesa nel primo periodo di tre settimane circa, cui segue un’inversione con una tendenza all’aumento nelle ultime tre settimane. Nella Figura 2 mostriamo l’andamento temporale della variazione giornaliera del numero di posti occupati.

Si nota che nel primo periodo di tre settimane la maggioranza dei valori sono negativi mentre nel secondo periodo al contrario i valori sono in maggioranza positivi. La media dei valori nel primo periodo è -1.24, mentre quella nel secondo periodo è 1.29. La differenza è statisticamente significativa. Risultati simili si ottengono per il numero di ricoverati con sintomi e per la sua variazione giornaliera, come si può vedere nelle Figure 3 e 4. La media dei valori della variazione giornaliera nel primo periodo è -3.2 e 12 nel secondo e anche in questo caso la differenza è statisticamente significativa.

Questi risultati costituiscono chiara evidenza che l’aumento esponenziale del numero dei casi risultati positivi al test per la presenza del coronavirus osservato nei mesi di luglio ed agosto nel nostro paese (vedi articolo) è seguito da un aumento, al momento contenuto, dei casi di malati di Covid-19 che necessitano di ricovero in terapia intensiva a causa della gravità della sintomatologia. Quello che preoccupa è la tendenza all’aumento.

Figura 1 Andamento temporale del numero di posti in terapia intensiva occupati da pazienti affetti da Covid-19 in ciascun giorno del periodo dal 13 Luglio al 23 Agosto 2020.

Figura 2 Andamento temporale della variazione giornaliera del numero di posti in terapia intensiva occupati da pazienti affetti da Covid-19 nel periodo dal 13 Luglio al 23 Agosto 2020.

Figura 3 Andamento temporale del numero di ricoverati con sintomi affetti da Covid-19 in ciascun giorno del periodo dal 13 Luglio al 23 Agosto 2020.

Figura 4 Andamento temporale della variazione giornaliera del numero di ricoverati con sintomi affetti da Covid-19 nel periodo dal 13 Luglio al 23 Agosto 2020.

Questo dovrebbe allarmare sia i singoli cittadini che le autorità sanitarie. Il pericolo maggiore risiede nella possibilità che la barriera generazionale di trasmissione del coronavirus, finora intatta o quasi grazie alle precauzioni prese dalle persone anziane, si stia indebolendo. Dalle osservazioni dei virologi non ci sono evidenze di modificazioni significative del virus e delle sue caratteristiche. Questo rende molto verosimile che la trasmissione del coronavirus da parte di un soggetto con una carica virale simile a quella dei primi mesi dell’anno a un soggetto anziano affetto da una o più comorbidità induca gli stessi effetti sulla mortalità.

La carica virale in soggetti trovati positivi in Italia nei mesi di maggio e giugno era mediamente bassa. Questo può però non essere vero negli infetti che vivono nei paesi dove la circolazione del virus al momento è alta (vedi articolo). Un giovane italiano che si è recato in vacanza in uno di questi stati ed è stato contagiato lì può avere acquisito una carica virale alta e trasmetterla ad un’altra persona dopo essere rientrato in Italia. Inoltre, la carica virale può dipendere dal numero di soggetti che al momento possono trasmettere il virus e questo numero è in aumento esponenziale. In questa fase dell’epidemia il coronavirus si diffonde soprattutto nella fascia giovanile come dimostrato dall’abbassamento significativo dell’età media dei contagiati da 60 anni circa a 40 anni o meno. La maggioranza dei soggetti giovani in Italia contagiati vive in famiglia. È utile ricordare un risultato dello studio di sieroprevalenza condotto dall’ISTAT e dal Ministero della Salute: la probabilità di essere contagiati da un familiare convivente affetto dal virus è pari al 42%.

Vale quindi sempre l'invito rivolto a tutti, ma soprattutto ai giovani, di mettere in atto tutte le misure per limitare la diffusione del coronavirus. Lo strumento più efficace è l’uso della mascherina. Ricordiamo che per un soggetto che usa una mascherina del tipo che filtra nello stesso modo in entrata ed in uscita, la probabilità di essere infettato, a parità di tutte le altre condizioni, si riduce almeno di un fattore cinque. Se anche il soggetto affetto dal virus indossa lo stesso tipo di mascherina, l’abbattimento è il quadrato e quindi pari a venticinque. Osserviamo che un elemento fondamentale per ridurre la diffusione del coronavirus è mettere in atto il “contact tracing”. Uno dei motivi principali per cui siamo passati da una fase di diffusione del coronavirus di tipo “a focolai” (vedi articolo) ad una fase di diffusione di tipo esponenziale (vedi articolo), è proprio la non completa circoscrizione dei focolai. Invito quindi tutte le persone a scaricare sul proprio smartphone ed utilizzare l’app “Immuni”.

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Immagine: Pixabay License.

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