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Il meccanismo di Antikythera

Il meccanismo di Antikythera, risalente al secondo secolo a.C., è stato oggetto di un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della University College London e pubblicato su Scientific Reports. Il calcolatore rappresenta uno dei primi passi verso la meccanizzazione della scienza. Era dotato di un sofisticato sistema di ingranaggi e ruote dentate e veniva azionato a mano. Grazie agli studi effettuati nel corso degli anni, si è capito che il meccanismo veniva usato per predire le eclissi, il moto della Luna, la posizione del Sole e dei cinque pianeti conosciuti all’epoca, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno.

Immagine: il meccanismo di Antikythera, di Marsyas.

Il 21 marzo scorso l'immagine astronomica del giorno proveniva dalla collezione del Museo Archeologico Nazionale di Atene: si trattava di uno dei frammenti del meccanismo di Antikythera, un antico calcolatore astronomico. Il meccanismo in bronzo, risalente al secondo secolo a.C., è stato infatti oggetto di un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della University College London e pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

«Robot»: cento anni allo specchio, da Kapec a McEwan

Compie cento anni la parola «robot», formulata per la prima volta dal drammaturgo ceco Karl Capek. Nel dramma di Kapec il dottor Rossum per fabbricare il robot dovette eliminare l’uomo, oggi i robot ci invitano invece a ripensarlo: l’ingegneria è la continuazione dell’antropologia con altri mezzi.

Immagine: Pixabay License.

«Rossum inventò l'operaio con il minor numero di bisogni. Dovette semplificarlo. Eliminò tutto quello che non serviva direttamente al lavoro. Insomma, eliminò l'uomo e fabbricò il Robot». Nell’intenzione del suo creatore il robot non è altro che il lavoratore perfetto, un operaio senz’anima.

Chimica in flusso: una possibile risposta del farmaceutico alla pandemia

Sono passati 18 anni da quando si è parlato per la prima volta di "chimica in flusso" e di microreattore. È giunto il momento di celebrarne il successo.

La pandemia ha dato una straordinaria accelerazione alla ricerca di nuovi farmaci e vaccini. Ma, una volta scoperti, si porrà il gigantesco problema di produrli rapidamente, ancora meglio se in stabilimenti localizzati un po' ovunque in modo da evitare accaparramenti di farmaci salva vita a beneficio solo di alcuni paesi. C'è un modo per imprimere questa accelerazione alla produzione di farmaci in impianti di piccola-media grandezza, che siano al contempo sicuri e sostenibili dal punto di vista ambientale? La risposta c'è e si chiama “chimica in flusso”.