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Se abiti nel verde fai più sport

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I bambini che vivono in contesti abitativi con parchi, aree verdi e piste ciclabili fanno più attività fisica rispetto ai coetanei che vivono in contesti non altrettanto favorevoli. A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista American Journal of Preventive Medicine. I benefici dell'attività fisica sono noti da tempo. Ma, fino a oggi, mancavano evidenze oggettive circa l'influenza del vivere in contesti abitativi "amici del verde" sull'abitudine a praticare attività fisica. "Siamo rimasti colpiti dal divario fra i due gruppi esaminati" commenta Michael Jerret, prefessore presso la School of Public Health della Università della California e principale autore dello studio. L'attenzione degli studiosi si è concentrata sugli effetti del vivere in contesti particolari che gli americani definiscono quartieri "smart growth" ovvero contesti abitativi nei quali si cercano di preservare gli spazi aperti, le aree verdi, le piste ciclabili. Quartieri attenti alla raccolta dei rifiuti, alla conservazione delle bellezze naturali, alla possibilità di accedere a servizi vicini alle abitazioni, alla possibilità di scegliere quale mezzo di trasporto utilizzare per gli spostamenti senza necessariamente ricorrere all'automobile. Il Professor Jerret e colleghi hanno arruolato fra il 2009 e il 2010 un campione di 147 bambini di età compresa fra gli 8 e i 14 anni e provenienti, in parte da una piccola comunità costituita secondo i principi "smart growth" e situata a Chino, in California e chiamata "The Preserve" e in parte da 8 quartieri convenzionali distanti circa 30 minuti di automobile. Ogni bimbo coinvolto nello studio ha portato con sè, per sette giorni, due strumenti volti a rilevare l'intensità dell'attività fisica svolta e la posizione: un accelerometro, in grado di misurare l'accelerazione e un GPS. I dati raccolti sono stati rilevati durante l'attività scolastica, fuori da scuola e a casa. Risultato: i bimbi che vivono in comunità "smart growth" fanno il 46% di attività fisica, di intensità da moderata a intensa, in più rispetto ai loro coetanei che vivono in quartieri convenzionali. Tale percentuale si traduce in circa 10 minuti al giorno in più di attività fisica. "Comunità ideate secondo i principi "smart growth" sono state progettate e realizzate. Le comunità esistenti andrebbero ripensate secondo questi criteri in maniera tale da incentivare l'abitudine all'esercizio fisico" commenta Kaid Benfield direttore delle comunità sostenibili al Natural Resources Defense Council in Washington, D.C.

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Mettere in discussione il valore educativo delle visite ad Auschwitz significa ignorare la loro forza morale e civile. Ma la memoria non può fermarsi ai Lager: senza uno studio rigoroso del ruolo svolto dal fascismo italiano nella persecuzione degli ebrei e nella repressione antipartigiana, il rischio è quello di perpetuare un racconto autoassolutorio. Per il Giorno della Memoria, Simonetta Pagliani ricostruisce responsabilità, strutture e complicità italiane, ricordandoci perché conoscere quei fatti sia indispensabile per una memoria storica onesta e consapevole.

In copertina: celle della Risiera di San Sabba. Crediti: Andreas Manessinger/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Recentemente un'esponente governativa ha messo in dubbio il valore delle visite scolastiche ad Auschwitz, ritenute strumentali ad addebitare l'antisemitismo al fascismo. Al contrario, chi scrive ritiene che per le scolaresche liceali la visione diretta dei campi di concentramento nazisti abbia una portata morale indiscutibile. Questo perché riesce a rendere reali le dimensioni dell'orrore, ma allo stesso tempo dovrebbe essere integrata dall'analisi storica del ruolo avuto in quelle vicende dall'Italia fascista.