fbpx Piante OGM: l'Europa dovrebbe rivedere la sua posizione... | Page 3 | Scienza in rete

Piante OGM: l'Europa dovrebbe rivedere la sua posizione...

Read time: 2 mins

Le piante GM di seconda generazione sono ottenute attraverso nuove tecnologie che permettono di ottenere piante coltivate modificate prive però di geni di altre specie, tranquillizzando numerosi oppositori.

L'Europa, afferma Brian Heap su Nature di giugno, dovrebbe quindi ripensare alla sua posizione sulle piante GM.

Le nuove tecnologie infatti prevedono modificazioni epigenetiche che non causano cambiamenti nella sequenza di DNA o mutagenesi mirate in cui si altera solo un nucleotide all'interno del gene. Tra le GM di seconda generazione si possono considerare anche piante transgeniche ottenute mediante l'inserimento di geni di piante della stessa specie o specie affini ossia che si possono incrociare spontaneamente in natura. 

Recentemente è stato pubblicato dall'European Academies Science Advisory Council (EASAC) di Halle, Germania, di cui Brian Heap è presidente, il parere di un gruppo di esperti che affermano che  le nuove tecnologie di miglioramento genetico non possono essere considerate “modificazioni genetiche” nei termini usati in passato e così le piante che producono non dovrebbero essere sottoposte alla regolamentazione degli organismi GM.

Anche l'European Food Safety Authority a Parma, ha già espresso un parere giudicando simili i rischi tra le piante migliorate con metodi convenzionali e quelle prodotte mediante l'introduzione di geni della stessa specie (o specie affini) o mutagenesi mirata. 

Ora tocca all'Europa che, non avendo ancora deciso come classificare - e così regolare - le piante GM di seconda generazione, rischia di allontanare scienziati e aziende del settore riducendo la competitività europea. “Come in altri settori d'innovazione, l'obiettivo deve essere regolare il prodotto e non la tecnologia che lo produce”, afferma Brian Heap. A.G.

 

 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 

prossimo articolo

Capire se sappiamo prevedere i terremoti è difficile

grafico onde

Prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile. Tuttavia, si possono formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio. Da una decina di anni alcuni paesi del mondo hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Tra questi paesi c’è l’Italia, che ha cominciato a lavorarci sul serio dopo il terremoto avvenuto a L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? La domanda è tutt’altro che semplice. Provano a rispondere due sismologi e due statistici in uno studio pubblicato su Seismological Research Letters.

Immagine rielaborata da https://doi.org/10.1029/2023RG000823. (CC BY 4.0)

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad aver sviluppato un sistema per la previsione probabilistica dei terremoti. Si chiama Operational Earthquake Forecasting-Italy (OEF-Italy) e viene gestito dal Centro di Pericolosità Sismica dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (INGV).