fbpx Piante OGM: l'Europa dovrebbe rivedere la sua posizione... | Scienza in rete

Piante OGM: l'Europa dovrebbe rivedere la sua posizione...

Read time: 2 mins

Le piante GM di seconda generazione sono ottenute attraverso nuove tecnologie che permettono di ottenere piante coltivate modificate prive però di geni di altre specie, tranquillizzando numerosi oppositori.

L'Europa, afferma Brian Heap su Nature di giugno, dovrebbe quindi ripensare alla sua posizione sulle piante GM.

Le nuove tecnologie infatti prevedono modificazioni epigenetiche che non causano cambiamenti nella sequenza di DNA o mutagenesi mirate in cui si altera solo un nucleotide all'interno del gene. Tra le GM di seconda generazione si possono considerare anche piante transgeniche ottenute mediante l'inserimento di geni di piante della stessa specie o specie affini ossia che si possono incrociare spontaneamente in natura. 

Recentemente è stato pubblicato dall'European Academies Science Advisory Council (EASAC) di Halle, Germania, di cui Brian Heap è presidente, il parere di un gruppo di esperti che affermano che  le nuove tecnologie di miglioramento genetico non possono essere considerate “modificazioni genetiche” nei termini usati in passato e così le piante che producono non dovrebbero essere sottoposte alla regolamentazione degli organismi GM.

Anche l'European Food Safety Authority a Parma, ha già espresso un parere giudicando simili i rischi tra le piante migliorate con metodi convenzionali e quelle prodotte mediante l'introduzione di geni della stessa specie (o specie affini) o mutagenesi mirata. 

Ora tocca all'Europa che, non avendo ancora deciso come classificare - e così regolare - le piante GM di seconda generazione, rischia di allontanare scienziati e aziende del settore riducendo la competitività europea. “Come in altri settori d'innovazione, l'obiettivo deve essere regolare il prodotto e non la tecnologia che lo produce”, afferma Brian Heap. A.G.

 

 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 

prossimo articolo

Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

i resti di ominini ritrovati in Marocco

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.

Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.