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Science Standards, la lunga strada delle riforme scolastiche

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Negli scorsi giorni, anche lo stato del Kansas ha deciso di adottare i Next Generation Science Standards (NGSS), le linee guida per l'educazione delle scienze negli Stati Uniti proposte da un consorzio di 26 stati, leader politici, educatori e organizzazioni come la National Science Teacher Association e il National Research Council e dall'American Association for Advancement in Science.  Partendo proprio dai primi documenti del NRC e dell'AAAS, pubblicati nel 1998, che costituirono la base degli standard per le scienze in molti stati del Nord America, l'organizzazione no-profit di NGSS ne propone una versione aggiornata, tenendo conto dell'evoluzione eccezionale che scienza e tecnologia hanno visto negli ultimi 15 anni - con un forte impatto sulla percezione che i ragazzi hanno delle scienze e le modalità di apprendimento.

L'obiettivo dei NGSS è quello di far fronte a questi cambiamenti con un'analoga rivoluzione nell'educazione scolastica di base, preparare le future generazioni fornendo agli studenti gli strumenti culturali adeguati e aggiornati per avere successo al college e nel mondo del lavoro: avere una forte cultura scientifica di base, porre e porsi le domande corrette, definire i problemi, analizzare i dati, proporre soluzioni efficaci.

Tuttavia, insieme agli stati che accettano questi nuovi standard per l'organizzazione del proprio sistema educativo (Rhode Island e Kentucky oltre al Kansas, finora), sta crescendo anche un dibattito nato subito dopo la pubblicazione dei NGSS e che potrebbe continuare a influenzare le scelte in politica dell'istruzione per molto tempo. La principale obiezione è che garantire dei buoni curriculum scientifici fin dalle prime classi può voler dire esclusivamente permettere all'America di mantenere un primato industriale e tecnologico, non necessariamente culturale.
L'ultimo scontro di idee è arrivato proprio due giorni dopo il voto in Kansas, quando una think tank di Washington, capeggiata dal Fordham Institute, ha declassato il lavoro del consorzio bollandolo con una "C" e ritenendolo in realtà più debole degli standard che continuano ad essere utilizzati oggi in almeno 20 stati.

In sostanza, quello che il Fordham Institute denuncia con il suo report è che con questi nuovi standard si possa impoverire il tempo dedicato all'apprendimento a favore di uno spazio eccessivo alle applicazioni e non si garantisca, in realtà, un rigore sufficiente per educare i milioni di studenti al college e al mondo del lavoro - con un rischio particolare individuato nell'educazione alla matematica, materia di cui c'è estremo bisogno nei corsi di chimica e fisica del liceo (Jeffrey Mervis ha analizzato il caso su Science).

Secondo Stephen Pruitt, alla guida dell'NGSS, le analisi di Fordham sono in realtà datate: "Hanno utilizzato gli standard della vecchia generazione per giudicare quelli per giudicare i nuovi che abbiamo sviluppato. E' necessario ridefinire il concetto di "rigore". Così com’è utilizzato ora, il rigore conduce solo a una cultura di rigor mortis". Anche secondo Margharet Honey, presidente della New York Hall of Science, è necessario "combinare il rigore con la curiosità e l'impegno".

'Troppa pratica e poco contenuto' è in realtà una critica che, secondo Pruitt, nasce da un equivoco di base, che non tiene conto del fatto che per fare pratica non si può eludere l'acquisizione di conoscenza, cioè il contenuto, appunto.

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