fbpx La Groenlandia si scioglie, ma non preoccupa | Scienza in rete

La Groenlandia si scioglie, ma non preoccupa

Read time: 2 mins

Lo scioglimento dei ghiacciai è uno dei possibili effetti del riscaldamento del pianeta. Un effetto devastante visto che comporterebbe un innalzamento del livello dei mari di circa 7 metri. Ora però, una nuova ricerca mostra che i ghiacci della Groenlandia non si sciolgono così facilmente come si temeva.

La ricerca è opera del NEEM (North Greenland Eemian Ice Drilling), un team costituito da scienziati provenienti da 14 nazioni diverse. L’obiettivo della spedizione compiuta nel 2009 era l’estrazione di campioni a profondità elevatissime, fino a 2.540 metri, perché intrappolate in quei ghiacci avrebbero potuto esserci molte risposte ai nostri interrogativi sui cambiamenti climatici. Nell’ultimo numero di Nature dello scorso gennaio i ricercatori spiegano i risultati delle analisi compiute in laboratorio sulla carota ricavata dalla perforazione.

Il campione è stato datato a circa 130.000 anni fa e corrisponde al periodo Eemiano, una fase interglaciale relativamente calda. Gli scienziati hanno analizzato il campione, misurando la quantità di isotopi di idrogeno e ossigeno, e hanno confermato che durante l’Eemiano la temperatura era circa 8°C più alta rispetto a quella attuale. Ma i risultati delle analisi aprono anche nuovi scenari: lo spessore del ghiaccio della Groenlandia durante i 6.000 anni più caldi si era ridotto solo di un decimo. Le nevi perenni artiche, insomma, resisterebbero alle alte temperature molto di più di quello che si credeva.

Una buona notizia, visto che ci avviamo verso anni sempre più caldi? Solo parzialmente perché, come ha specificato Dahl-Jensen, paleoclimatologa dell’Università di Copenaghen, è noto che durante l’Eemiano il livello del mare si innalzò di 6-8 metri, dunque “Se i ghiacci della Groenlandia non si sono sciolti durante l’Eemiano, allora l’Antartide deve essere considerato il maggiore responsabile dell’innalzamento del livello del mare”.

La questione, come spiegano i ricercatori, è ancora aperta: “C’è la possibilità che intorno al modello elaborato sorga un dibattito in quanto lo studio si basa su dati provenienti da un solo sito”.

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.